Decreto tariffe, il disorientamento di una lettrice durante la prenotazione di una MOC 

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice, che racconta l’impatto concreto che le nuove regole in materia sanitaria possono avere sulla vita quotidiana dei cittadini.
Al centro della vicenda c’è il cosiddetto Decreto Tariffe, il provvedimento nazionale promosso dal Governo Meloni attraverso il Ministero della Salute, che introduce nuovi criteri di appropriatezza per l’accesso a numerose prestazioni specialistiche a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Il provvedimento ha avuto una gestazione particolarmente complessa: nato alla fine del 2024, è stato successivamente oggetto di confronto e modifiche anche alla luce delle contestazioni sollevate dalle strutture sanitarie, fino alla definizione del quadro applicativo entrato in vigore a livello nazionale il 21 settembre 2026.
Le nuove disposizioni prevedono controlli più stringenti sulle prescrizioni e richiedono ai sistemi informatici delle strutture sanitarie di verificare la corrispondenza tra la ricetta e i criteri clinici previsti per le singole prestazioni. In caso di mancata corrispondenza, possono quindi sorgere problemi al momento dell’erogazione della prestazione in regime di Servizio Sanitario Nazionale.
È proprio su questo aspetto che si concentra la testimonianza della nostra lettrice, alle prese con la prenotazione di una densiometria ossea MOC e con il timore di trovarsi, al momento dell’accettazione, davanti alla necessità di sostenere il costo dell’esame.

Gentile Direttore,

sono una vostra affezionata lettrice e vi scrivo per condividere una perplessità nata oggi, a seguito di un’esperienza che mi ha lasciata piuttosto disorientata. In questi giorni si fa un gran parlare di notizie positive per le tasche dei lombardi, come l’abolizione del bollo auto. Purtroppo, però, la realtà quotidiana della sanità sembra muoversi in una direzione opposta e più silenziosa.
Ho 80 anni e soffro di osteoporosi e, come ogni anno su indicazione del mio endocrinologo, devo sottopormi a una MOC di controllo.
Oggi ho chiamato il servizio di prenotazione di Regione Lombardia e mi sono scontrata con una realtà ormai ben nota: i tempi di attesa. La prima data disponibile nel Nord Milano era a gennaio 2027, presso una struttura di via Milanese.  
Un tempo avrei trovato posto più facilmente vicino a casa, all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo o a quello di Sesto San Giovanni. Oggi, invece, la prima alternativa in una struttura pubblica sarebbe stata l’ospedale Sacco, ben fuori dalla nostra zona.  
Ma tant’è: le lunghe attese sono ormai diventate una realtà cronica alla quale, volenti o nolenti, ci si abitua. La vera sorpresa, però, è arrivata alla fine della telefonata. Ci tengo innanzitutto a sottolineare la grande professionalità dell’operatrice del call center che, con molta gentilezza e quasi con un filo di imbarazzo, ha voluto fare il proprio dovere informandomi con precisione di una novità burocratica che evidentemente mi era sfuggita.  
In sostanza, l’operatrice ha confermato la prenotazione in regime di Servizio Sanitario Nazionale, ma mi ha informata preventivamente che, il giorno dell’esame, al CUP, la prestazione potrebbe dover essere effettuata a pagamento qualora la ricetta non dovesse rispettare i nuovi criteri di appropriatezza previsti dalla normativa.
Stupita ho chiesto se, quindi, la certezza riguardo all’eventuale pagamento si sarebbe avuta soltanto al momento dell’accettazione al CUP, tra diversi mesi.
L’operatrice, sempre con grande cortesia, mi ha spiegato che si tratta di una normativa nazionale e che il suo compito era anche quello di avvisarmi preventivamente.
Informandomi meglio, ho scoperto che si tratta del cosiddetto Decreto Tariffe, il provvedimento nazionale che ha introdotto nuove regole per l’accesso a numerose prestazioni specialistiche, tra cui anche la MOC.
A questo punto non posso che ringraziare l’operatrice per avermi avvisata. Almeno ora so che, quel giorno, sarà meglio essere preparata anche all’eventualità di dover sostenere personalmente il costo della prestazione. Resta però una considerazione. Mentre l’attenzione pubblica si concentra spesso su annunci e provvedimenti di più immediata visibilità, queste pieghe burocratiche della sanità rischiano di creare difficoltà e disorientamento proprio tra i pazienti, soprattutto tra le persone anziane, che possono trovarsi a dover comprendere nuove regole e requisiti soltanto al momento dell’accettazione.
Il rischio, inoltre, è che l’incertezza e la paura di trovarsi davanti a una spesa inattesa possano spingere qualcuno, anche involontariamente, verso il canale privato.
Spero che questa mia testimonianza, nata proprio grazie alla professionalità e alla correttezza dell’operatrice del call center, possa essere utile ad altri lettori e invitarli a verificare per tempo la propria impegnativa e le condizioni previste per la prestazione prenotata.
Vi ringrazio per lo spazio e per l’attenzione.

Lettera firmata

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