
Rimane al centro del dibattito il tema della sicurezza, dopo la notizia dell’istituzione, a partire da ottobre, della “zona rossa” nel quartiere Rondò-Torretta di Sesto San Giovanni.
Sul provvedimento (leggi l’articolo) interviene ora l’opposizione, con il gruppo consiliare PD che lo definisce una risposta a un’emergenza che l’Amministrazione Di Stefano avrebbe dovuto affrontare molto prima.
“Sesto Rondò diventa zona rossa – si legge nella nota diffusa dai Dem -, il che significa maggiori controlli e maggiore presenza delle forze dell’ordine: una richiesta che cittadini e forze di opposizione fanno da anni e che è rimasta inascoltata. Dopo nove anni di governo della destra, il fatto che in uno dei quartieri centrali di Sesto sia necessario ricorrere a una misura straordinaria certifica una cosa molto semplice: sulla sicurezza hanno fallito. Il Sindaco abbia almeno il pudore di non trasformare la “zona rossa” del Rondò nell’ennesimo trofeo propagandistico. Per anni Di Stefano e la sua maggioranza hanno fatto della sicurezza uno slogan identitario mentre i problemi crescevano. Quando abbiamo chiesto di discuterne in Commissione siamo stati ignorati per oltre sei mesi. Quando abbiamo denunciato il peggioramento della situazione, il Sindaco ha impiegato anni prima di rivolgersi seriamente alla Prefettura. Quando a dicembre 2025 e ancora a luglio 2026 abbiamo proposto più Polizia Locale, fino a 80 agenti, il ritorno dell’agente di quartiere e un maggiore presidio del territorio, la maggioranza ha votato contro. E oggi – si legge ancora nella nota – prova a intestarsi come un successo una misura divenuta necessaria perché la situazione è diventata emergenziale? La zona rossa non è una politica per la sicurezza, ma una risposta a un’emergenza che si sarebbe dovuta affrontare molto prima. Senza uno studio serio dei fenomeni criminosi presenti nella zona, il rischio è che si tratti soltanto di cure palliative: si interviene sul sintomo, ma il problema rischia semplicemente di spostarsi in un’altra parte della città. Il dispiegamento straordinario di forze e servizi annunciato dalla stessa Amministrazione dimostra, inoltre, che il solo contrasto repressivo non è sufficiente a produrre effetti significativi e duraturi. Se il problema viene semplicemente spostato da una zona all’altra, il rischio è quello di trovarci presto a discutere di nuove “zone rosse” in altri quartieri, fino ad arrivare al paradosso di una città interamente trattata come un’emergenza.
Servono certamente controlli e presidio del territorio, ma anche prevenzione, cura degli spazi pubblici, politiche sociali e giovanili, luoghi di aggregazione e una città viva anche nelle ore serali. Servono inoltre interventi di riqualificazione ambientale e di messa in sicurezza della zona, come previsto dalle stesse misure legate alle zone rosse: interventi che non possono essere ridotti al semplice rifacimento della piazza.
La sicurezza urbana – conclude la nota dei Dem – non si costruisce soltanto aumentando la presenza delle forze dell’ordine, ma rendendo i luoghi più curati, frequentati, illuminati, accessibili e vissuti. È l’insieme di queste politiche che può prevenire il degrado e ridurre le condizioni che favoriscono l’illegalità. Il risultato delle politiche attuate – solo securitarie o quasi – è sotto gli occhi di chiunque voglia vederlo: hanno sbagliato tutto e sono arrivati troppo tardi”.
Lo Specchio di Sesto San Giovanni Le notizie dalla tua città e dall'hinterland