La decisione di inserire da ottobre il Rondò e l’intero quartiere Rondò-Torretta tra le “zone rosse” ha acceso il dibattito sulla sicurezza in città. Il provvedimento, richiesto dall’Amministrazione comunale e accolto dal Prefetto di Milano, è stato presentato dal sindaco Roberto Di Stefano come un ulteriore risultato nel percorso avviato per rafforzare controlli e presenza delle forze dell’ordine nella zona.
A distanza di un giorno dall’annuncio, arriva la reazione di Paolo Vino, portavoce di Valore Sesto (Cittadin* Sestesi, Italia Viva, Azione), che invita a leggere la nuova misura non come un risultato da celebrare, ma come il segnale della necessità di interrogarsi sull’efficacia delle politiche adottate finora.
«Non è il momento delle celebrazioni – afferma Paolo Vino candidato Sindaco e portavoce di Valore Sesto – ma della responsabilità politica. Una zona rossa certifica che esiste un problema e che servono risposte più profonde e strutturali. I controlli devono esserci, ma la sicurezza non può ridursi alla sola repressione. Servono anche politiche urbane, sociali e culturali capaci di contrastare degrado e insicurezza. Non bastano uno “sceriffo”, l’esercito o nuove misure emergenziali: serve una strategia di lungo periodo. Una città che perde funzioni, servizi e luoghi di aggregazione rischia di perdere anche le condizioni che rendono un quartiere vivo e presidiato. Penso all’ex Teatro Elena e, più in generale, a una città dove cultura, commercio, associazionismo, giovani, sport, servizi e spazi pubblici tornino centrali. «Se vogliamo una Sesto più sicura – conclude Vino – dobbiamo costruire una Sesto più viva, illuminata, partecipata e presente. La sicurezza non si proclama con gli slogan: si costruisce ogni giorno, con una presenza concreta e una visione che guardi oltre l’emergenza».
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