10 giugno 1924-10 giugno 2024. Centenario dell’assassinio di Matteotti 

Il corpo di un uomo. Le parole di un politico. Un corpo consapevole e coraggioso. Un corpo condannato. Un corpo afferrato, strattonato, colpito, caduto, che si rialza, che si difende tenacemente, fino all’ultimo residuo di forza. Un corpo tramortito, caricato su una macchina, portato via, celato alla vista. Un corpo che sussulta, che reagisce, un corpo picchiato, un corpo sparato: un corpo morto. Un corpo smembrato, vilipeso, spezzettato, accartocciato, ficcato in una fossa troppo piccola e poco profonda, coperto da un esiguo strato di umida terra, che tristemente culla l’umile giaciglio sanguinante.
Un corpo scomparso, atteso, reclamato, preteso. Un corpo voluto, sperato, sospirato, disilluso: un corpo assente. Un corpo ritrovato, un corpo che scatena rabbia e indignazione, un corpo osannato, omaggiato, pianto e rimpianto. Un corpo che compie il suo ultimo viaggio su di un treno verso l’amata terra natale, madre accogliente con il suo abbraccio amorevole il corpo di un figlio brutalmente estirpatole. Un corpo che giace sotto una lastra di cemento, perché nessuno lo trafughi per dargli giusti onore e gloria. Un corpo cancellato, sottratto  agli affetti più cari, ricordato sempre ma che non tornerà più: un corpo mancante.
Il fantasma di un corpo che si materializza negli incubi vigliacchi del suo carnefice, eco di presenza corporea che agita e terrorizza il colpevole mandante della sua esecuzione.
Un corpo che ritorna. Un corpo che rivive nella sostanza del suo agire e delle sue parole. Quelle parole pronunciate con fermezza, con risolutezza e coraggio, con convinzione, determinazione e cognizione di causa, con intelligenza e conoscenza, frutto di impegno politico concreto e di studi approfonditi. Parole di libertà, di giustizia sociale ed equità.
Parole per una redistribuzione più consona delle ricchezze a favore dei lavoratori; per l’abbattimento della povertà assoluta degli stessi; per l’importanza di una buona gestione del sistema tributario; per un riformismo pragmatico, efficace e risolutivo; per un potenziamento della scolarizzazione che crei autodeterminazione e riscatto sociale e quella coscienza di lotta contro una colpevole accettazione passiva: “Tutto sta perché voi lottiate. I mutamenti avvenuti nel mondo costarono fiumi di lacrime” (dall’articolo “La lotta semplice” del 1901).
Parole di deciso antimilitarismo; di convinto e necessario europeismo; di contrasto alla fuorviante falsa propaganda e alla limitazione della libertà di stampa e opinione; di contrarietà assoluta alla concessione dei pieni poteri che minano l’essenza della democrazia: “La democrazia, anche quella migliore, mostra sempre tutte le sue infermità, anche le più piccole; la dittatura più nefanda nasconde al popolo anche le più gravi” (dalla relazione presentata da Matteotti alla Camera dei Deputati in risposta a un disegno di legge dell’allora Presidente del Consiglio Mussolini, 17 novembre 1922).
E parole di accesa e decisa accusa al “regime del Governo fascista” per le irregolarità, le vili violenze  e l’improprio uso della forza che condizionano le elezioni di primavera del 6 aprile 1924, le ultime prima della dittatura, in un clima di inaccettabile autoritarismo: “Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza… Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni”.
Parole che risuonano come potente denuncia quel 30 maggio 1924, ma i cui rintocchi si perdono nella solitudine, in un Parlamento per una parte irritato e furibondo per l’altra sordo e inerte. E che decretano la condanna a morte del corpo pronunciante il 10 giugno 1924… cento anni fa!
Un corpo e le sue parole, consegnate inspiegabilmente all’oblio del tempo e degli accadimenti. Un corpo, che è un esempio, e le sue parole, che sono di incredibile attualità e sarebbe bene rileggere e comprendere a fondo…
Un anniversario importante che deve ridare il giusto valore a quel corpo e a quelle parole: il corpo della Storia, le parole di ideali universali. 

Ombretta Di Pietro

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