Osservatorio/ Commemorazioni e strane amnesie 

Giacomo Matteotti

Abbiamo notato che durante la giornata di commemorazione di Giacomo Matteotti (1885-1924) a Montecitorio nessuno ha citato il fatto che era un socialista. Strana dimenticanza!
Ha parlato il professor Emilio Gentile. Poi il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Quindi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nessuno ha pronunciato, in associazione al deputato assassinato dallo squadrismo fascista, le parole “Socialista”, “riformista”, “Psi”. O meglio: “Psu”, quel Partito socialista unitario di cui, su indicazione di Filippo Turati, Matteotti era segretario.
Per descriverlo senza usare la definizione corretta hanno fatto ricorso a tutte le acrobazie del vocabolario. Ne hanno ricordato l’essere stato antifascista. Uomo di sinistra. “Uomo libero”, lo ha chiamato Giorgia Meloni. Socialista no, non lo hanno detto. Da un po’ di tempo è come se i socialisti in Italia non ci fossero mai stati. D’altronde è il partito che alla fine della prima Repubblica è stato distrutto, annientato.
Per fortuna la storia rimette le parole al posto giusto.
Matteotti era un riformista intransigente. Aderì a una idea di socialismo gradualista, riformista. La parola socialista era tutto per lui. Era il leader del Psu che Turati aveva scelto (perché lui, per ragioni di età e di salute il segretario non lo poteva più fare) e quindi incarnava il filone storico del socialismo italiano.
E dirlo antifascista non basta. C’era molta contrapposizione in quegli anni che vedevano nel biennio rosso 1919-1920 i socialisti massimalisti e poi i comunisti contrastare lo Stato liberale, considerato strumento della borghesia da abbattere con la violenza. I soviet erano lo strumento con cui i comunisti organizzavano gli operai in vista della rivoluzione armata e Matteotti si opponeva a quella visione. Con intelligenza. Perché sapeva che a quegli eccessi sarebbe seguita una terribile reazione.
E così fu. Matteotti, oggi preso a simbolo della sinistra, era in quel momento avversato da Gramsci e da Togliatti.
Lui è stato il primo a lanciare l’idea che per bloccare il fascismo nascente si doveva formare un governo di coalizione di centrosinistra che doveva includere i socialisti riformisti, i popolari di Sturzo, i liberali di Amendola, i repubblicani e i sardisti. Un tentativo riformista purtroppo fallito e che ne segnò la condanna.
Anche perché Matteotti vedeva bene il pericolo dei due estremismi. Fu un antifascista rigoroso e un antibolscevico intransigente, fu antesignano del centrosinistra ma anche del federalismo europeo.
Diceva già più di un secolo fa che l’unica garanzia per avere una pace duratura sarebbe stata quella di unire l’Europa in uno Stato federale. Un precursore indigesto per gli estremisti di destra e di sinistra.
Omettere di chiamarlo socialista è una damnatio memoriae ridicola. A quanto pare anche da morti i socialisti in Italia continuano ad essere trattati come innominati.

Ciemme

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