Al via la nuova mostra Campari: l’arte dell’industria

Reparto imbottigliamento Cordial Campari, stabilimento Campari Sesto San Giovanni, 1905. Archivio Galleria Campari

Può esistere una stretta connessione tra arte e produzione industriale? E in quale modo si coniugano due entità che all’apparenza sembrano essere così lontane e disgiunte? Ebbene: ogni sistema produttivo può essere descritto come un corpus artistico omnicomprensivo, che si compone di suoni, colori, odori, cose e persone, di ritmi scanditi con minuziosa regolarità, dove nulla è lasciato al caso ma è frutto di un preciso studio progettuale mirato all’efficienza.
Un quadro vivente, che genera a sua volta il prodotto finito, un altro “pezzo” artistico che consta nell’unione di forma e sostanza, di contenuto e contenitore.
L’estetica industriale, che si avvalora dell’arte della

Depal Campari Soda: attività di depaletizzazione. Stabilimento Campari Novi Ligure. Jill Mathis, 2024

comunicazione come strumento imprescindibile di marketing, che mira alla vendita puntando sul messaggio visivo come connotazione di un’entità, di un’identità e una volontà, connubio di un modo di essere osservati dall’esterno e una determinazione a mostrarsi dall’interno, disvelando la propria intima natura nell’autenticità del valore di quanto realizzato. In questo si racchiude il senso più profondo della nuova mostra “Campari: l’arte dell’industria” ospitata dalla Galleria Campari di Sesto San Giovanni dal 2 giugno al 30 settembre 2024.
Entriamo nel cuore pulsante del colosso del “beverage”, fondato nel 1860 e divenuto nel tempo uno dei maggiori player a livello globale, il sesto Gruppo per importanza nel settore degli “spirit” di marca. Nello spirito propulsivo e vitale che è la fucina produttiva industriale, quel luogo misterioso dove tutto ha inizio e senza il quale nulla potrebbe essere: con i suoi segreti, le voci, i rumori, le tante vite di ordinaria e straordinaria umanità, ciascuna con la propria storia che si unisce alla storia di

Banchina carico liquori, stabilimento Campari Sesto San Giovanni, Anni ’60. Archivio Galleria Campari

tutto il comparto, di cui sono gli artigiani del fare e gli artisti di un componimento melodico e armonioso. Un viaggio nella memoria,  attraverso una serie di 29 scatti, prevalentemente in bianco e nero, dall’inizio del XX secolo agli anni ‘90, quest’ultimi realizzati dall’abilità artistica di Uliano Lucas, provenienti dall’archivio di Galleria Campari, depositario di un passato ricco di suggestioni, di sussurri che, dai silenzi di un mondo celato, riemergono per parlarci di nuovo attraverso un racconto per immagini. Un percorso cronologico nei cicli produttivi di varie fabbriche situate in più parti del territorio, con un focus particolare sullo stabilimento di Sesto San Giovanni, che vede la sua nascita nel 1904 per poi diventare uno dei tasselli fondamentali dello sviluppo industriale della città.
Laboratori, reparti di lavorazione, stoccaggio, imballaggio: in ambienti dalle dimensioni contenute e dall’atmosfera famigliare, tra le immense file di bottiglie, operose figure di uomini e donne attendono con rigore e attenzione alla loro mansione, in un insieme composito di ruoli dove ciascuno e ogni cosa è anello di una catena che segue l’andamento cadenzato della partitura produttiva. E un viaggio nella contemporaneità, con gli incantevoli scatti realizzati dalla fotografa statunitense Jill Mathis nell’attuale sede di produzione di Novi Ligure, operativa dal 2004 dopo la chiusura dello stabilimento di Sesto. Raccogliendo il testimone da grandi esponenti della fotografia mondiale nell’ambito del “corporate”, come Ugo Mulas, Gianni Berengo Gardin, Irving Penn, Cartier-Bresson e specialmente di Ralph Gibson, di cui è stata assistente e collaboratrice, ci restituisce la poeticità industriale che si occulta dietro l’ordinario procedere lavorativo.

Sciacquatrice Campari Soda, reparto imbottigliamento. Stabilimento Campari Novi Ligure. Jill Mathis, 2024

Sembra strano poter cogliere della bellezza estetica in un ambiente caratterizzato dalla mera realizzazione di prodotti: eppure Jill Mathis riesce a restituircela con forza ed enfasi! La sua attenzione per il linguaggio delle forme, per il particolare, per il dettaglio, unitamente all’utilizzo di un tempo di otturazione dilatato che penetra nelle profondità viscerali di ogni soggetto, danno vita a  scenari astratti, dal retrogusto favolesco e onirico, dalla morbidezza, eleganza e leggerezza palpabili. Organizzate in dittici e trittici tematici, quasi a sottolineare la sacralità delle immagini e di ciò che rappresentano, in un’alternanza tra un metafisico bianco e nero e un colore che da sobrio si accende nei rossi, gialli e arancioni tipici delle bevande a marchio Campari, ogni fotografia è la tappa di un percorso emozionale che ci circonda e ci pervade, che ci tocca con quelle mani ritratte che del produrre sono il simbolo per eccellenza. Tra ricordo e realtà, tra passato e presente, tra visione e concretezza, viaggio in quel mondo a noi oscuro, che a noi si sottrae dietro le inferriate di un cancello e le mura di mattoni, di cui possiamo solo percepirne il sospiro e che ora si mostra in tutta la sua stupefacente essenza scandendo a gran voce le sue note cromatiche…
“E quando tutto è in funzione, mentre una parte è un silenzioso e chiuso prodursi, e completarsi, e filtrarsi, e perfezionarsi di prodotti, dall’altra è un vertiginoso acconciarsi nella veste che viene loro data per la vendita” (Davide Campari, dal libretto di presentazione del primo stabilimento a Sesto San Giovanni, 1904). 

Ombretta Di Pietro

La mostra “Campari: l’arte dell’industria”, dal 2 giugno al 30 settembre 2024 alla Galleria Campari, Viale Gramsci 161, Sesto San Giovanni. Per info e prenotazioni: www.campari.com/it-it/galleria-campari

 

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