‘Piermarini a Milano. I disegni di Foligno’ a Palazzo Reale

Giuseppe Piermarini Milano, Palazzo Regio Ducale, prospetto del settore centrale, 1772

Segni, linee, moduli che si intersecano, si affiancano, si seguono e susseguono in una partitura geometricizzante dall’andante moderato, organigrammi architetturali bidimensionali preludio della concretizzazione strutturale di costruzioni architettoniche: i disegni del grande architetto folignate Giuseppe Piermarini (Foligno 18 luglio 1734 – 18 febbraio 1808), sicuramente di rilevante importanza per comprendere l’essenza del suo operato. Di cui ne sono l’anima intuitiva e l’ossatura congegnante, l’incontro tra idea, progettazione e costruzione da cui non si può prescindere nella realizzazione pratica di un edificio o di un piano urbanistico. Fogli ingialliti dal tempo, segnati dalla fatica per trovare la soluzione migliore, facendo e rifacendo, tracciando e modificando, con quell’incredibile precisione e meticolosità che sono un tratto identificativo del Piermarini.
Il corpus grafico presente nel percorso museale  di Palazzo Reale, direttamente dalla Biblioteca comunale di Foligno, è un omaggio che Milano vuole rendere all’architetto che più di ogni altro ha contribuito a dare alla città il suo aspetto moderno, ribadendo l’importanza della sinergia e della cooperazione con realtà culturali e istituzionali di altre città in Italia e all’estero, fortemente voluto dall’amministrazione comunale e dalla stessa sede museale.
L’esposizione rientra, inoltre, nell’ambito delle iniziative di valorizzazione di Palazzo Reale come membro del network ARRE – Association des Résidences Royales Européennes, che riunisce circa trenta residenze reali dell’Unione Europea.

Milano, Modellino dell’Arco Scenico della Scala con sipario al 1778 “Europa Riconosciuta” musica di A. Salieri – scenario F.lli Galliari, 1a Opera data il 3 agosto 1778 al Regio Ducal Teatro alla Scala, la riproduzione dal boccascena del Teatro secondo i progetti del Piermarini, esecuzione Gino Romei anche della Scena. Archivio Storico del Teatro alla Scala © Teatro alla Scala
Ph. Brescia e Amisano

Due le sessioni, coadiuvate anche da alcuni plastici architettonici provenienti da Palazzo Trinci a Foligno, realizzati da Orazio Greco sotto la guida del prof. Paolo Portoghesi, recentemente scomparso, e maquettes dell’arco scenico della Scala e del teatro di corte (di Palazzo Reale), in collaborazione con l’Archivio Storico Artistico del Teatro alla Scala: dagli anni della formazione alla sua trentennale presenza a Milano e in Lombardia, seguendo l’evoluzione del suo stile innovativo che lo decretò il rappresentante per eccellenza del neoclassicismo, creatore di un nuovo linguaggio che avrebbe influenzato il gusto di un’intera epoca, fondamento della moderna architettura. Da Roma, nel rinnovato clima culturale del pontificato di Clemente XII e nel periodo del “Gand Tour” di molti intellettuali e artisti, che giungevano da ogni parte d’Italia ed Europa interessati alla rivalutazione del passato e della classicità, dove svolse l’apprendistato presso i maestri Paolo Posi e Carlo Murena; a Napoli, sotto la guida del suo mentore Luigi Vanvitelli, impegnato all’epoca nella costruzione della Reggia di Caserta su commissione di re Carlo di Borbone, a cui lo stesso Piermarini partecipò per la parte grafica, rimanendone profondamente influenzato. All’arrivo a Milano, nel 1769, al seguito del Vanvitelli, convocato dall’arciduca Ferdinando d’Asburgo per la ristrutturazione di Palazzo Ducale (oggi Palazzo Reale) e prendendone il testimone dopo il riscontro negativo dei suoi progetti, ottenendo un successo tale da procuragli la nomina, nel 1770, di “Imperial Regio Architetto” e Ispettore delle Fabbriche per tutta la Lombardia. Nel corso della lunga e fortunata permanenza, che si interruppe solo con il sopraggiungere delle truppe francesi nel 1796, vedono la luce il Teatro alla Scala, Palazzo Belgioioso; la Villa Reale di Monza; l’Accademia di Mantova; il rimodernamento dell’Università di Pavia, solo per citarne alcuni. In un clima di riformismo illuminato, Piermarini riesce a sintetizzare quell’esigenza di modernità che si esplicita nel suo neoclassicismo sobrio e razionale, dove il gusto estetico si fonde con la necessità funzionale, senza enfasi ideologica o autoreferenziale: figure regolari, simmetrie, modularità ripetute, sviluppo in orizzontale. Con un metodo che privilegia il procedere per grandezze geometriche, la divisione in parti della tradizione manualistica, la geometria proiettiva, l’approccio scientifico e capillarmente rigoroso.
La sua personale cura per gli ornamenti (che vedrà il felice sodalizio con l’ornatista Giocondo Albertolli), sintesi di residui rinascimental-barocchi e modernismo neoclassico, sempre all’insegna del “buon gusto”, ne evidenzia la necessità di controllo totale su quanto progettato in ogni suo elemento, dal grande al piccolo, dal generale al particolare, perché tutto deve rientrare in una visione unitaria, che nulla demanda e nulla lascia al caso. La multiformità dell’ingegno piermarinesco, che con la sua ariosità genera respiri e orizzonti aperti che dialogano con l’intorno in un abbraccio accogliente. 

Ombretta Di Pietro

La mostra “Piermarini a Milano. I disegni di Foligno”  è promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Comune di Foligno, Palazzo Reale e Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, in collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano, per la curatela di: Alessia Alberti, Cristiano Antonietti, Emanuele De Donno, Marcello Fagiolo, Simone Percacciolo, Domenico Piraina, Roberto Silvestri, Marisa Tabarrini, Francesca Tasso, Italo Tomassoni e Paolo Verducci.
Dal 30 maggio al 28 luglio 2024, Palazzo Reale di Milano. Ingresso gratuito.
Info:
www.palazzorealemilano.it.                                   

 

Circa specchiosesto

Controlla Anche

Dal Cuore alle Mani Dolce&Gabbana, dieci stanze delle meraviglie nella mostra a Palazzo Reale

Il buio si spalanca e la luce di decine di specchi e mirabili lampadari illuminano …

Lascia un commento