Marinella Maioli, Fabrizio Peronaci e Fausto Silini

Il crimine del secolo, presentato a Sesto il libro di Fabrizio Peronaci

C’è una Storia che è quella ufficiale, che sta sotto gli occhi di tutti, fatta di accadimenti vissuti direttamente o studiati sui libri che ne riportano cronaca dettagliata e analisi approfondita. E poi c’è la Storia occulta, quella che sta nell’ombra delle vicissitudini note ma ne è la componente viscerale, lo scheletro portante, la regia che guida la telecamera e compone la sequenza degli eventi come da copione.
Una Storia altra ma non scissa, che ribolle sotterranea come un magma composito e incandescente, che ogni tanto sfugge alla profondità lanciando in superficie fiammate rivelatrici che scuotono e scottano mente e animi.
Dietro ai grandi episodi ci sono sempre trame nascoste che nel tempo e a distanza di tempo, con il giusto distacco contestuale e l’ausilio di nuove scoperte, vedono la luce e consentono un “revisionismo” che riesca a dare, quanto più possibile, la corretta dimensione circostanziale.
Ed è proprio questo il fulcro del lavoro che il giornalista Fabrizio Peronaci porta avanti da anni per fare chiarezza sull’enigmatico caso della sparizione, il 22 giugno 1983, della quindicenne Emanuela Orlandi, strettamente connesso all’attentato a Papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981 per mano di Mehmet Ali Ağca.

Fabrizio Peronaci

Un cold case che da quarant’anni è entrato a far parte dell’immaginario collettivo, che ha colpito un’intera generazione che ne ha vissuto in diretta lo svolgersi, che ancora colpisce riemergendo con nuove rivelazioni, e che non ha ancora trovato un punto di arrivo definitivo.
Nel suo ultimo libro “Il crimine del secolo” il caposervizio del Corriere della Sera, nella sede di Roma, ci espone il risultato di anni di indagine portata avanti con dedizione, fatica, perseveranza, obiettività e totale autonomia, lontano da spinte e pressioni di parte.
Un lavoro corposo e importante, compendio di due precedenti pubblicazioni (“Mia sorella Emanuela” con Pietro Orlandi del 2011, “Il ganglio” del 2014), in grado di mettere ordine nel composito caotico di una vicenda dalle molteplici implicazioni, connivenze e conpartecipazioni.
Di recuperare e ritramare quel filo rosso che vede coinvolti più e più protagonisti e una successione di avvicendamenti che non possono non avere un collegamento effettivo; in estrema sintesi: l’attentato a Wojtyla per mano di  Ali Ağca, la sua condanna all’ergastolo dopo soli due mesi per tentato omicidio; la pista del terrorismo internazionale; la pista bulgara e russa; quella interna al Vaticano; il coinvolgimento dei servizi segreti nazionali e internazionali, della P2 e della Massoneria, della famigerata Banda della Magliana; i finanziamenti illeciti allo IOR; il crack del Banco Ambrosiano e l’uccisione del suo presidente, il banchiere Roberto Calvi.
Un reticolo davvero tortuoso, che ha il suo tono più drammatico proprio nella sparizione di Emanuela Orlandi, che segue quella di poco precedente di Mirella Gregori il 7 maggio 1983, unitamente alle uccisioni di Paola Diener, Josè Garramon, Katy Skerl, Alessia Rosati: una scia di sangue e disperazione, in un pericoloso gioco senza regole e scrupoli, che, all’apice della Guerra Fredda, utilizza ignare e innocenti pedine per un ricatto al pontefice per la sua politica anticomunista e le sovvenzioni alla Polonia e al sindacato di Solidarność, e per  il controllo dello stesso IOR da parte di un gruppo clandestino interno alla diplomazia vaticana corroborato dall’aiuto di laici, malavita e servizi segreti.
“Anatomia di un intrigo”, che vede un evolversi continuo, con nuovi  indizi che emergono dal buio di insabbiamenti, depistaggi, occultamenti in nome della “ragione di stato”, senza di fatto un epilogo definitivo: nessun corpo nessuna fine e troppe domande ancora senza risposta, senza quei nomi e cognomi, senza quelle mani che hanno intrecciato le trame di un perverso ordito.
Il 16 maggio Peronaci è stato sentito dalla Commissione Parlamentare recentemente costituita per il caso Orlandi, a riprova del grande valore intrinseco delle indagini da lui svolte e dell’importanza del giornalismo investigativo che, basandosi sui fatti, riesce a fare una ricostruzione lucida e veritiera, supporto fondamentale per il prosieguo dell’inchiesta.
E ci vuole coraggio: quello di un giornalista che, scontrandosi con muri interposti a deviare il percorso in un labirintico procedere e mille difficoltà, persevera con paziente volontà  perché “chi sa parli” in nome di quel diritto di verità che, a distanza di anni, non si può più tacere; quello di tutti noi che quella verità scomoda la dobbiamo pretendere e guardare in faccia, che dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione, perché fare i conti con la nostra Storia è un atto dovuto: non si può cancellare il passato con una riga, è da lì che arriviamo ed è da lì ciò che siamo.

Ombretta Di Pietro

Il libro “Il crimine del secolo” di Fabrizio Peronaci, Edizioni Fandango, è stato presentato sabato 25 maggio presso la Sala del Camino di Villa Puricelli, nell’incontro organizzato dall’associazione “Il Coraggio” con il patrocinio del Comune di Sesto, alla presenza di Marinella Maioli, presidente dell’associazione “Il Coraggio” e del presidente onorario Fausto Silini; dell’assessore alle politiche sociali Roberta Pizzochera e del formatore comportamentale Gianluca Bertoncini.
Nel corso della manifestazione sono state consegnate le pergamene “Premio Uomini Coraggiosi” a Fabrizio Peronaci e a Fausto Silini. 

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