Osservatorio/ Dehors, i residenti ‘ringraziano’

Si diceva una volta che in Italia niente è più provvisorio del definitivo e più definitivo del provvisorio.
La concessione di spazi pubblici ai dehors di bar, tavole calde, ristoranti decisa durante il Covid perché all’interno dei locali non ci si poteva stare per motivi di contagio, doveva essere provvisoria e durare solo per l’emergenza covid.
Ebbene
il nostro ministro delle attività produttive ha annunciato di volerle rendere permanenti. Stravagante è la motivazione che ne ha data il ministro Urso: “Servono al decoro dei nostri centri urbani, ha detto.
Dal che si deduce che considera la selva di stufe a forma di fungo, di tavolini di metallo
, di ombrelloni variopinti, di gazebo fatiscenti, più decorosi della facciata barocca che nascondono, o della piazza medievale che li ospita. Senza contare il tappeto di rifiuti, cartoni di pizze usate e bottiglie vuote che la marea restituisce alla fine della giornata, quando tocca all’amministrazione pubblica (pagata dai cittadini) rimuovere i resti di ciò che il privato ha consumato.
Spesso si accusano i residenti di essere contro la movida perché sono antiquati e non capiscono la vita moderna. Ed è possibile che sia così. Ma di questo passo nei centri storici rimarranno solo loro, quelli che non possono permettersi una seconda casa in un luogo tranquillo, gli anziani che si fanno la spesa da soli, i genitori con i bambini nel passeggino o i disabili, i più fragili, tutti cittadini  che non hanno più lo spazio vitale per abitare in quartieri ormai trasformati in lunapark.
Del resto cosa si pretende da una classe politica che, in mancanza di progetti, cerca di fare parlare di sé con proposte più o meno stravaganti.
Tra pochi giorni ci saranno le elezioni per il parlamento europeo. Avete mai sentito uno dei molti candidati (big o non big) spiegare ai cittadini quali sono le funzioni del parlamento, della commissione o del consiglio europeo? Hanno mai spiegato in che modo le decisioni degli organismi europei possono influire sulle scelte della politica italiana e sulla nostra vita di tutti i giorni? Niente di tutto questo, e poi ci si lamenta se i cittadini non vanno più a votare.


Ciemme

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