Tecnologia e ‘ndrangheta, presentato a Sesto ‘Il grifone’ di Gratteri e Nicaso

Giovedì 18 aprile. L’inaugurazione dell’albero della legalità: un ulivo piantato nel giardino “Falcone e Borsellino” in memoria dei caduti delle stragi di mafia; la presentazione del libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso “Il grifone. Come la tecnologia sta cambiando il volto dell’ndrangheta.” a Spazio Arte.
Una giornata per Sesto dedicata al ricordo, alla riflessione, al dibattito, alla presa di consapevolezza di ciò che sono state e ciò che sono oggi le mafie. Con l’auspicio dei simboli, di cui abbiamo sempre un gran bisogno: di una speranza da tenere sempre accesa; di una lotta da continuare contro quel perverso sistema che inquina lo Stato e la vita dei cittadini a ogni livello; di codifica, perché niente più di un simbolo è in grado di esplicitare un elemento complesso risvegliando l’immaginario collettivo e rendendo immediatamente identificabile ciò di cui si sta parlando.
Dalla “piovra” di un tempo, che esprimeva la ramificazione tentacolare, insinuante e stritolante delle mafie, al “grifone” di adesso, animale mitologico mezzo leone e mezzo aquila, che estrinseca il dominio totalizzante, il radicamento nella tradizione e lo slancio verso il “nuovo” delle mafie odierne. Mitologia, leggenda: e forse un po’ “leggendaria” lo è anche la mafia con la sua temeraria persistenza, per nulla un mito ma una realtà purtroppo ancora ben viva e vitale. Anzi, forse come prima e più di prima. Ed è più che mai importante  riuscire a decriptarne il nuovo travestimento, il nuovo abito con cui si riveste, con quella strabiliante capacità di trasformismo che ne è una caratteristica intrinseca.
Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e massimo esperto di ‘ndrangheta, e Gratteri, uno dei magistrati più esposti nella lotta contro la criminalità mafiosa, da anni sotto scorta, tra teoria e pratica, tra pensiero e azione, ci offrono, menzionando cifre e documenti, un’illuminante, dettagliata e meticolosa analisi della recente metamorfosi della rinnovata criminalità organizzata. Che sempre si sa adattare alle novità dei tempi e cavalcare le nuove opportunità: e se una volta si parlava di “suburre” e “gomorre”, adesso si deve ragionare di “ciber-mafia”.
In un mondo ormai ipertecnologico certamente le mafie non potevano farsi sfuggire un’occasione così ghiotta per i loro traffici illeciti, in una sorta di darwinismo criminale che ne consente la sopravvivenza e la proliferazione. Assoldando abilissimi hackers e tecnici informatici, utilizzando sofisticatissimi sistemi hardware e software, nei reconditi meandri del deep web e dark weeb, dove tutto scorre velocemente tra i “quantum bit” e rapidissimo è lo svolgimento di transazioni, dove le distanze si accorciano al tempo di un click sulla tastiera, ecco che la criminalità è in grado di attivare in ogni parte del mondo, comodamente, senza neppure doversi spostare fisicamente, truffe finanziarie, riciclaggio di denaro, vendita di armi, traffico di droga, investimenti milionari e miliardari, e quanto di più illecito si possa pensare.
Protetti da uno spazio digitale che sa tutto di tutti ma che permette l’anonimato criminoso! Una nuova sfida per le forze dell’ordine e per tutti quei soggetti che quotidianamente sono impegnati nel contrasto alle mafie e alla criminalità, reso quantomai difficile da una mancanza di investimenti in nuove e più evolute tecnologie che siano in grado di “bucare” le piattaforme del crimine, di intercettarne le mosse e di bloccarne i movimenti, in una totale mancanza di visione e programmazione.
L’Italia, malauguratamente, ha perso il suo “know how”, la sua capacità di predisporre e proporre strategie anche in campo internazionale. Oltremodo necessario è mettere in atto nuove metodologie progettuali che consentano di ridurre il gap esistente, in un’ottica transnazionale che superi le differenze politiche, culturali, giuridiche e porti avanti il comune obbiettivo di risanamento e di riappropriazione di legalità in una società a fortissimo rischio. Avvolta com’è nella spirale dei “social”, che sono potente strumento di comunicazione utilizzato anche dalle mafie: che adoperano i nostri stessi mezzi, che si comportano come noi, ancora si travestono da “noi”, ma, ovviamente, con fini diversi,  puntando sullo psichismo mafioso del “noi” di appartenenza, che recluta le nuove leve nelle parti più disagiate delle nostre comunità con l’ostentazione di ricchezza attraverso immagini e video postati. Siamo rimasti indietro, a dispetto di una mafia grifonide, ibridata, che nel suo mimetismo trasmutante è sempre un passo avanti. Chiamati a volere e pretendere di più, a non farci indurre in tentazione ma a restare sempre “onesti” fuori da ogni retorica e con spiccato senso critico anche nei confronti di noi stessi, non credendo a chi promette troppo e troppo facilmente.  

Ombretta Di Pietro

Il libro “Il grifone. Come la tecnologia sta cambiando il volto dell’ndrangheta” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, edizioni Mondadori, è stato presentato giovedì 18 aprile a Spazio Arte con la partecipazione di Alessio De Biase, Presidente del Circolo sestese Legambiente organizzatore dell’evento; Luigi Piccirillo, Presidente associazione Su la Testa; moderatore Giuseppe Pipitone, giornalista e caposervizio de Ilfattoquotidiano.it; con i saluti istituzionali del Vicesindaco Alessandra Aiosa.

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