Cézanne e Renoir, i capolavori del Musée D’Orsay a Milano

Auguste Renoir, Bouquet de tulipes (© 2024 RMN-Grand Palais / Franck Raux/ Dist. Foto SCALA, Firenze)

Dalla Francia del Secondo Impero e della guerra franco-prussiana. Dalla Parigi della Belle Époque  in piena evoluzione modernizzante, con i suoi boulevards, le grandi piazze a forma stellare, i caffè e i locali luogo privilegiato d’incontro di intellettuali e artisti.
Ecco giungere a Milano, nelle sale di Palazzo Reale, due dei più incisivi esponenti del fermento artistico francese che animò la seconda metà del XIX secolo e il primo decennio del XX: Paul Cézanne (Aix-en-Provence 1839-1906) e Pierre-Auguste Renoir (Limoges 1841, Cagnes-sur-Mer 1919). Con 52 opere, provenienti dal Musée de l’Orangerie e dal Musée d’Orsay di Parigi, collezionate dal mercante d’arte Paul Guillaume, che seppe riconoscere e apprezzare il loro indiscutibile talento, il percorso espositivo mette a confronto due emblemi del movimento impressionista e post-imopressionista che, con un’assidua e costante sperimentazione, giunsero a una sintesi individuale ciascuna in grado di influenzare le generazioni future nella ricerca di un nuovo linguaggio pittorico: in tale senso, a fine mostra, il raffronto tra due opere dei suddetti con due di Picasso, che, insieme a Matisse, definì il Cézanne “il padre di tutti noi”.
Così si ritrovano, fianco a fianco, tra le pareti delle sale, per dare voce e parola alle loro “ouvres”: la voce della sensazione, la parola del pensiero. E in effetti Renoir avrebbe potuto intraprendere la carriera di cantante operistico mentre Cézanne, che si dilettava nel componimento poetico con l’amico fraterno Emile Zola, quella di letterato, se non fossero stati folgorati dalla profonda passione per l’arte. Fino a farne il lavoro di una vita per Renoir, che si definiva “operaio della pittura”, fiducioso nella concreta esperienza del “fare pittorico” contro ogni visione intellettualistica, lasciandosi travolgere solo dall’impressione del momento e trasponendola subitamente sulla tela; e la missione per la vita per Cézanne, che con la sua “opera di muratore”, come lui stesso la chiamava, mirava a un’indagine profonda , ontologico-filosofica, che penetrasse con razionalità quanto visto per arrivarne alla reale essenza. Nuovamente insieme: come quel 15 aprile 1874, nei locali del fotografo Nadar, al n. 35 di boulevard de Capucines, nella mostra che sancì la nascita dell’impressionismo, quella rivoluzione artistica ampiamente derisa dal pubblico e massacrata dalla critica, che faticò ad accreditarsi ma che costituì, con il suo moderno classicismo, la pietra miliare per i movimenti d’avanguardia novecenteschi, e che a breve compirà i suoi 150 anni.
Dove tutto partì con una consonanza d’intenti, il primo su tutti l’antiaccademismo! e  da dove tutto proseguì nelle dissonanti differenze. Pur respirando la medesima aria, la sensibilità, la biografia, il modo di essere di ciascuno portò a intraprendere strade diverse confluenti in personali concezioni dell’operato artistico. “Vuole che le dica quali sono, per me, le due qualità dell’arte? Dev’essere indescrivibile ed inimitabile. L’opera d’arte deve afferrarti, avvolgerti, trasportarti” affermava Renoir, la cui “joie de vivre” emanava da ogni tocco. Entusiasta della vita, capace di stupirsi e di provare forti emozioni davanti a tutto ciò che esiste, nella sua poliedricità ed effervescenza creativa ci restituisce la bellezza insita in ogni cosa con dipinti leggeri e vaporosi, vibranti e pervadenti, intrisi di luce pulsante e di delicati e dinamici tratti di colore. Brillante levità che non viene meno neppure nel suo ultimo periodo “aigre”, che seguì il viaggio in Italia nel 1881, dove ebbe modo di misurarsi con la maestosa grazia di Raffaello e la grandiosa semplicità delle pitture pompeiane, maturando uno stile più definito e monumentale in grado di superare la fuggevolezza dell’attimo.

Paul Cézanne, Trois baigneuses (© 2024 RMN-Grand Palais / Hervè Lewandowski / RMN-GP / Dist. Photo SCALA, Firenze)

“Non dobbiamo dipingere ciò che pensiamo di vedere, ma ciò che vediamo… Io l’ho scoperto con tanta fatica e ho dipinto in superfici, perché non dipingo nulla che non abbia visto e quello che dipingo esiste” le parole di Cézanne. Spirito irrequieto, insicuro e volubile, facile a trepidanti entusiasmi come ad angosciose depressioni, trascorse la sua esistenza alternando momenti di grande motivazione a bui isolamenti laceranti, passando dall’intollerabile caotica Parigi alle rassicuranti campagne dell’amata Provenza. La sua ricerca artistica, sostanzialmente costruttivista, si basa su un approccio cognitivo, in cui osservazione e indagine devono assurgere alla decodifica dell’autentica veridicità, superando la mera sensazione. Forme eterne e pure, geometrizzazioni della realtà fenomenica, volumetrie solide rese dall’alternanza di colori caldi e freddi, prospettive regolate dall’intersecarsi di piani e superfici,  sistematizzazione del dato sensibile: il fulcro delle sue realizzazioni, forti, eleganti, di un’architetturalità solida e riposante, per una nuova immagine del mondo… Renoir morì logorato dall’artrite reumatoide che lo affliggeva da lungo tempo; nelle mani stringeva ancora i suoi amati pennelli mentre pronunciava “Credo di incominciare a capire qualcosa”. Cézanne morì a seguito di una polmonite insorta dopo essere stato sorpreso da un fortissimo temporale mentre dipingeva en plain air. Pochi mesi prima asseriva: “La mia età e la mia salute non mi permetteranno mai di realizzare il sogno d’arte che ho inseguito per tutta la vita”. Due uomini, legati da un profondo legame di un’amicizia che parrebbe “improbabile”, nel reciproco rispetto e ammirazione, bisognosi l’uno dell’altra in uno scambio compensatorio. Due artisti, alacremente alla ricerca del capolavoro perfetto, fascinoso esempio di vita per l’arte e arte per la vita. 

Ombretta Di Pietro

La mostra “Cézanne/Renoir. Capolavori dal Musée de l’Orangerie e dal Musée d’Orsay” è promossa dal Comune di Milano-Culturacon il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambassade de France in Italie, prodotta da Palazzo Reale, Skira Arte e Museum Studio, in collaborazione con Musée de l’Orangerie e Musée d’Orsay, nell’ambito dell’Olimpiade Culturale Di Milano Cortina 2026, per la curatela di Cécile Girardeau, Stefano Zuffi, con la collaborazione di Alice Marsal; main partner Enel; premium partner Fineco.
Dal 19 marzo al 30 giugno 2024, Palazzo Reale di Milano. Per info:
www.palazzorealemilano.it; www.mostracezannerenoir.it. 

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