Giuseppe De Nittis Westminster, 1878 olio su tela, 110x192 cm
collezione privata, courtesy METS - Marco Bertoli, Modena © Archivio Enrico Gallerie d'Arte, Milano

Giuseppe De Nittis in mostra a Palazzo Reale a Milano

Giuseppe De Nittis
Figura di donna (Léontine De Nittis),1880 olio su tela, 79×38 cm
Pinacoteca Giuseppe De Nittis, Barletta

“La modernité”: quella spinta propulsiva verso il cambiamento, la trasformazione, il mutamento che si adegua alle necessità del presente, modificandone gli spazi, e con uno sguardo fiducioso al futuro.
Che Giuseppe De Nittis (Barletta 1846 – Parigi 1884), uno dei più importanti artisti italiani della seconda metà dell’ ‘800, seppe interpretare e rappresentare abilmente con il suo stile unico, sintesi originale tra l’impressionismo francese di Degas, Manet, Meissonier, il realismo e verismo partenopei e le istanze macchiaiole di Cecioni, il “giapponismo” che in quegli anni prendeva sempre più piede negli ambienti artistici.
Uomo che visse appieno il suo tempo, restituendocene le suggestioni attraverso un’ attenta osservazione, un acuto guardare e un accurato studio, amante della natura così come della frenesia delle città, appassionato della vita: “Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura… La natura, io le sono così vicino… Amo la vita, amo la natura. Amo tutto ciò che ho dipinto”.
Artista che ebbe molta fortuna soprattutto in Francia e in Inghilterra, grazie anche alle committenze del mercante francese Goulip e del banchiere inglese Knowles, alla sua partecipazione alla prima mostra impressionista parigina nello studio del fotografo Nadar, ai “Salon”, dove nel 1876 suscita grande scalpore con il suo dipinto “Place de Pyramides”, e alle Esposizioni Universali di Parigi, dove nel 1878 presenta il suo capolavoro londinese “Westminster” che gli consente la vittoria della medaglia d’oro e il conferimento della Légion d’Honneur.
Questa prima retrospettiva milanese ridà lustro e importanza al geniale talento di un artista a lungo dimenticato. Novanta opere divise in undici sessioni, oli, pastelli, acquarelli, che ne sottolineano la versatilità delle tecniche e l’attitudine sperimentativa, provenienti da collezioni pubbliche e private: le Musée d’Orsay e il Petit Palais di Parigi; i Musée des Beaux Arts di Reims e di Dunkerque, a specificarne l’internazionalità, gli Uffizi di Firenze, il GAM di Milano, la Pinacoteca De Nittis di Barletta, che contiene la più vasta e significativa raccolta di opere grazie al lascito testamentario dell’amata moglie Léontine, sua musa ispiratrice e suo soggetto privilegiato, con cui si apre e chiude la mostra.
Un pellegrino dell’arte, che fece del “viaggio” il fondamento della sua stessa arte e della sua vita, accompagnato dall’inseparabile taccuino che è preziosa testimonianza della profonda sensibilità umana e artistica. Viaggiatore nello spazio. Da Barletta si trasferisce nel ‘63 a Napoli, frequentando Portici e fondando la Scuola di Resìna con gli amici De Gregorio e Rossano, sviluppando la pittura en plein air: i cieli azzurri, le nuvole rosate, le distese terrose, la luce abbagliante, l’immensità degli orizzonti saranno elementi caratterizzanti l’intera sua produzione. Dopo Firenze, Palermo, Roma, Venezia, Torino, nel ‘67 è per la prima volta a Parigi, per tornare nel ‘72 a Napoli, a causa della guerra franco-prussiana. Qui assiste alla poderosa eruzione del Vesuvio, che ritrae in due celebri opere: “Pioggia di Cenere” e “L’eruzione del Vesuvio”, dove è possibile notare la sua abilità nell’utilizzo del nero e dei grigi, della variante tonale che definisce le forme, degli accordi cromatici, del dinamismo nel tratto pittorico.
Nel ‘74 si stabilisce definitivamente nella Parigi del Secondo Impero di Napoleone III, in quella città che gli diede la gloria, dove frequentò e raffigurò gli ambienti aristocratici e della nuova borghesia nascente, in un contesto di fermento e cambiamento urbanistico. “Più parigino di tutti i parigini” riuscì a catturare l’essenza della vita cittadina in tutte le sue sfaccettature: dai salotti festosi riccamente decorati, tra i chiari e scuri delle lampade a gas o delle candele, elegantemente dipinti; alle corse dei cavalli al Bois de Boulogne , dove le dame, moderne amazzoni, sfilano nei loro abiti migliori, sotto i colpi di pennello del “le peintre des Parisiennes”; alle vedute cittadine, dove i monumenti storici fanno solo da sfondo alla nuova modernità dei luoghi, con le strade pullulanti di persone affaccendate, i cantieri e i cartelli pubblicitari. Al ‘74 risale il suo soggiorno londinese, tra la nebbia avvolgente, la luce alonata, le trafficate piazze brulicanti di variegata umanità, le scure sagome sfocate delle architetture e dei ponti. Dai primi anni ‘80 passerà gran parte del tempo nella campagna di Saint-Germain, “soffocato” e stanco della Parigi che aveva tanto amato. Qui, prima della prematura morte nell’ agosto dell’ ‘84 a soli 38 anni, dipingerà il suo ultimo importantissimo lavoro “Colazione in giardino”, in cui l’intimità famigliare è disturbata dalla sua presenza-assenza, sottolineata dal tovagliolo spiegazzato e dalla sedia vuota, quasi un presagio. Viaggiatore nel suo tempo: nella mondanità e modernità delle città; nelle misteriose manifestazioni della natura; nelle giocose e sublimi variazioni della luce, che pare adattarsi ai vari luoghi di cui è elemento definente. Viaggiatore nella scoperta pittorica, in un divenire costante: con i suoi tagli fotografici e le inquadrature avanguardistiche; i soggetti definiti in primo piano su sfondi sfocati; un bilanciato alternarsi di luci e ombre; una tavolozza dalle tinte virtuosamente armoniche; l’asimmetria, la bidimensionalità, il rifiuto delle prospettive tradizionali, il valore del “vuoto” tipiche dell’arte giapponese, di cui fu grande estimatore, studioso e collezionista”. Viaggiatore nell’arte che dà senso alla vita: “Se mio figlio un giorno mi dovesse domandare dove trovare la felicità, gli risponderei: – Sii pittore, ma siilo come me”… Libero di essere e di innamorarsi del mondo. 

Ombretta Di Pietro

La mostra “De Nittis. Pittore della vita moderna” è promossa da Comune di Milano-Cultura, con il patrocinio del Ministero della Cultura Italiano e dell’Institut Francais di Milano, prodotta da Palazzo Reale e CMS.Cultura, in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna, per la curatela di Fernando Mazzocca e Paola Zatti, main sponsor BPER.
Dal 24 febbraio al 30 giugno 2024, Palazzo Reale di Milano. Per info: palazzorealemilano.it.   

 

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