Osservatorio/ Protesta dei trattori e Governo, qualche domanda …

Il massiccio schieramento del governo davanti alle associazioni agricole a seguito della ‘protesta dei trattori’ ci pone qualche domanda.
La prima è come mai i provvedimenti annunciati a seguito dell’incontro a Palazzo Chigi non siano stati presi prima, tanto più da un governo che ha creato un ministero denominato ‘per la sovranità alimentare’ e che considera quel mondo la sua naturale base elettorale.
La seconda è se le concessioni decise per proteggere quegli interessi non rischino di diventare un precedente che possa essere usato da altre categorie per ottenere qualcosa alzando la voce.
La terza, più politica, riguarda l’effetto che questo atteggiamento può avere in una coalizione di destra in piena competizione elettorale.
“Si può fare di più” ha immediatamente dichiarato, forse pensando al festival di Sanremo, il leader leghista Matteo Salvini dopo le aperture di Palazzo Chigi alle associazioni agricole. Una strategia una volta denominata ‘benaltrismo’ che il cedimento alle manifestazioni di protesta, giuste o sbagliate che siano, porta con sé.
Ma, al di là dell’episodio, emergono una maggioranza e un sistema politico condizionati, se non dominati, da micro-interessi che vogliono essere identificati con l’interesse generale. Le critiche di alcune sigle escluse dal vertice di palazzo Chigi confermano la difficoltà a mediare tra l’altro in un mondo, quello agricolo, un tempo legato alla Democrazia Cristiana, in cui la destra ha investito molto creando una specie di ‘collateralismo’ d’altri tempi.
Con le Europee alle porte, dunque, il governo non può permettersi di essere attaccato dai suoi agricoltori. “Parliamo di un settore strategico”, ha ribadito la premier. E ancora: “In 16 mesi non è possibile fare i miracoli, ma credo che l’inversione di tendenza sia evidente”.
È uno sforzo per rassicurare organizzazioni che si aspettavano di più da un governo ‘amico’. Ma è anche il segno di una situazione che rischia di sfuggire di mano, tra opposizioni e pezzi della maggioranza che soffiano sul fuoco.

Ciemme 

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