Commemorazioni per il Giorno della Memoria. Tante storie per una sola Storia: la nostra storia.

Sabato 13 gennaio. Con la deposizione di altre 15 Pietre d’Inciampo, che si aggiungono alle 11 già collocate per le vie della città lo scorso anno, si aprono a Sesto San Giovanni le commemorazioni per il Giorno della Memoria, che si protrarranno fino al 15 febbraio con diversi appuntamenti.
Pietre che giacciono come lapidi tra il cemento del manto stradale, su cui sono incisi i nomi di coloro che dettero la vita nel conseguimento della libertà per e di tutti noi.
Pietrosi e lapidari frammenti di memoria, che non è un gioco, anche se talvolta può fare brutti scherzi, perché sembra che siamo più avvezzi alla dimenticanza mentre è imprescindibilmente necessario ricordare da dove arriviamo e ciò che siamo e dobbiamo essere.
E in questa virtuale via crucis rimembrativa ci ritroviamo in Piazza della Resistenza, nel freddo di un pomeriggio invernale riscaldato dall’appassionato racconto di Gianni Biondillo (noto scrittore, architetto e saggista) che ci illustra la genesi di due iconiche costruzioni sestesi: il Comune e il Monumento alla Resistenza.
Il progetto fu affidato a uno dei più grandi architetti del ‘900, Piero Bottoni, persona umile e gentile, che fece dell’etica più che dell’estetica il baluardo delle sue produzioni, nel sacrale diritto di tutti ad avere un’abitazione adeguata a una vita dignitosa.
Siamo nella Sesto degli anni ‘60, in piena ricostruzione post-bellica, in una città che aveva visto la rapida crescita industriale, cancellando ogni traccia dell’originario borgo agricolo e sviluppandosi in modo sconnesso e disordinato. Bottoni concepisce una sorta di “broletto” che doveva diventare il centro mancante, il cuore pulsante intorno al quale disegnare un ordinato piano regolatore, dove la progettazione di case popolari per i numerosi lavoratori delle fabbriche aveva un ruolo fondamentale. Ecco nascere quella pagodica struttura dai colori che richiamano il fuoco delle fornaci, nero, rosso e giallo, accostata dall’alta sovrastante vela che si lancia verso il cielo, con le lunghe finestre verticali che lo fanno penetrare all’interno. E questa cementifera costruzione, emblema del vivere comunitario, proiettata verso il futuro, viene completata con il ricordo storico, quel  monumento alla Resistenza sulla cui pietra è scolpito il racconto degli anni terribili del fascismo e della tanto agognata liberazione, quel volo di colombe che si lanciano verso il colorato presente e domani di democrazia.
Bottoni, che durante la prima guerra mondiale, ancora bambino, aiutava la madre, Caterina Levi, di origine ebrea, a curare i feriti dal fronte; la cui sorella Maria fu deportata e riuscì a salvarsi; che non si iscrisse mai al partito fascista, subendone tutte le conseguenze del caso; che mantenne sempre quella grande umanità, rappresentata dal suo costante interesse proprio per l’edificazione di case popolari.
Il percorso continua con l’ultima tappa di questa prima giornata di viaggio nella memoria: siamo in Villa Mylius per la presentazione dell’ultima fatica di Biondillo ‘Quello che noi non siamo’ (Guanda edizioni). Un libro che narra le sorprendenti vite di quei famosi architetti che subirono la fascinazione del fascismo, ritenuto una rivoluzione, un cambiamento di rotta rispondente alla loro visione razionalistica di modernizzazione, funzionalità, logica progettuale nello sviluppo architettonico e urbanistico.
Giovani esuberanti e vitali, che volevano con le loro opere e il loro lavoro, con le pietre delle loro costruzioni, dare un vero senso di unità a quella “patria” in cui credevano e che ancora mostrava segni di spaccatura. E ridestati brutalmente da quel sonno illusorio, soprattutto dopo l’introduzione delle leggi razziali, fino a diventare partecipanti attivi della Resistenza. Ma anche storie di donne, sorelle, madri, mogli, che seppero coraggiosamente e tenacemente ritagliarsi un ruolo fondamentale in ambito culturale, in una società totalmente maschilista, e nell’attivismo antifascista, perché la resistenza è fatta di uomini e di donne, ed è bene non dimenticarlo mai.
Un racconto corale di tante vite sconosciute ai più, fatto di emozioni, sangue, sofferenze, gioie, torture, temerarietà, tormento, forza d’animo, morte e rinascita nel ricordo che qui se ne fa, e che diventa nostro patrimonio di memoria collettiva. Piccole grandi eroiche persone.
Come Giuseppe Terragni, il più importante architetto del ‘900 italiano, il più studiato e considerato nel mondo, mentre noi lo abbiamo lasciato cadere nell’oblio della “trascuratezza”, che tornò annientato dal fronte orientale e morirà a soli 39 anni. Maria Albini, sorella del noto architetto Franco Albini, che si trasferisce in Francia, partecipando alla Resistenza francese, dove rimase insegnando lingua e letteratura italiana.
Giuseppe Pagano, irridentista fiumano, direttore di Casabella insieme a Edoardo Persico (che verrà ucciso dalle percosse della polizia fascista), convintamente aderente al fascismo, che rinnegò definitivamente morendo nel campo di Mauthausen. Maria Bottoni, scampata al campo di concentramento, che, tornata a Milano, fece l’insegnante di pianoforte e si occupò di opere sociali.
Lodovico Barbiano di Belgiojoso, che durante la sua detenzione a Gausen incontra Ettore Galimberti, arrestato durante gli scioperi del ‘44, e, su precisa richiesta di questi, tiene lezioni agli operai imprigionati con lui, perché nel buco nero dell’inferno le pietre del sapere e della cultura ridanno dignità a dispetto della progressiva disumanizzazione messa in atto e sono fondamentali per la continua crescita delle coscienze.
E ancora Pietro Maria Bardi, Carla Badiali, Germano Facetti, Maria Casartelli, Alessandro Nardini, Maria Montuoro, Gian Luigi Banfi, Aldo Carpi, Luigi Figini, Piero Portaluppi, Ernesto Rogers… e l’elenco è ancora lunghissimo.
Tante storie per una sola Storia: la nostra storia.
“Quello che noi non siamo”: “non siamo fascisti” affermavano con convinzione!… E forse oggi ci dobbiamo domandare “quello che noi siamo”… e la risposta dovrebbe essere una e unica: Antifascisti! 

Ombretta Di Pietro

Gli eventi di sabato 13 gennaio sono stati curati dal Settore Cultura-Biblioteche, in collaborazione con il Circolo Culturale Arci Nuova Torretta, la libreria Tarantola e con il patrocinio del Comune di Sesto.

 

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