Michael Stipe in conferenza stampa

L’arte di Michael Stipe in mostra alla Fondazione ICA

Michael Stipe, I have lost and I have been lost but for now I’m flying high, veduta della mostra. Courtesy Fondazione ICA, ph. Dario Lasagni

“Va serenamente in mezzo al rumore e alla fretta/ e ricorda quale pace ci può essere nel silenzio”: l’incipit della poesia ‘Desiderata’ che lo scrittore avvocato statunitense Max Ehrmann (classe 1872) compone nel 1927.
Il sotteso fil rouge che anima l’intera mostra di Michael Stipe (USA, 1960) ‘I have lost and I have been lost but for now I’m flying high’, ospitata negli spazi della Fondazione ICA, da sempre attenta alle particolari forme espressive dell’arte contemporanea.
Artista poliedrico, noto per essere l’ex leader della celeberrima band musicale R.E.M., ma anche fotografo, produttore, creatore di istallazioni, Stipe rilegge il componimento in chiave moderna, incarnandolo nel XXI secolo e soprattutto in quest’ ultimo caotico e disorientante periodo storico che stiamo vivendo, facendone un vero e proprio inno alla vulnerabilità.
E’ in questi momenti difficili che ci sentiamo particolarmente fragili, confusi e angosciati, ma questi sentimenti umani hanno una loro legittimità e solo accettandoli li possiamo trasformare in un ‘superpotere’ cercando, nel profondo del nostro essere, nuove strade e nuove opportunità di realizzazione, di ricostruzione di noi stessi, delle comunità in cui viviamo e dell’intero mondo: e la poesia e l’arte sono l’ottimo antidoto e la medicina degli animi.
“Molte persone lottano per alti ideali,/ e dovunque la vita è piena di eroismo”: e Stipe ci invita insieme a lui a trasformarci in sorta di supereroi che resistono cercando il bello in tutte le sue accezioni, gli ideali più utopici, per “raggiungere le stelle” che ancora brillano luminose: “Tu sei un figlio dell’universo,/ non meno degli alberi e delle stelle ;/ tu hai diritto di essere qui./ E che ti sia chiaro o no,/ senza dubbio l’universo va schiudendosi/ come dovrebbe.”, e noi dobbiamo aprirci a lui nella totale libertà di essere. 
Un percorso espositivo variegato e trasversale, dove evidente è l’omaggio agli artisti Costantin Brancusi, con il suo astrattismo spirituale, e Marisa Merz, esponente di spicco dell’arte povera; in cui la matericità più analogica, simboleggiata dalle teste di gesso e inchiostro di china totalmente fatte a mano, dialoga con elementi in plastica prodotti in serie industrialmente, in una dialettica degli opposti che trovano un connubio d’intento espressivo compenetrandosi uno nell’altro. In cui Stipe si mette completamente a nudo, e ogni pezzo presente forma il suo grande autoritratto: “Sii te stesso”, liberando la sua parte più istintiva dal ‘cervello pensante’ e dall’ostacolante ‘ego smisurato’, in un atto di amore verso le opere prodotte, verso le persone a lui care a cui dedica un vaso, la copertina di un quaderno, una fotografia, e verso i visitatori attraverso quella sorta di arte pop – popolare- che a tutti deve arrivare, travolgendoci con il messaggio intrinseco in ogni più piccolo dettaglio: “Specialmente non fingere negli affetti./ E non essere cinico riguardo all’amore,/ perché a dispetto di ogni aridità e disillusione/ esso è perenne come l’erba.”
E così, “con occhi forti e cuori fragili” (“Occhi Lucidi”, Ultimo) immergiamoci in questo viaggio alla riscoperta del nostro lato più intimo ed empatico, nel silenzio rotto solo dalla voce dell’artista che da un video pronuncia, con tono profondo, le parole di ‘Desiderata’: quelle stesse parole che sono musica silente ma che, con dirompente rumorosità, penetra in ogni nostra vena ritmicamente pulsante. E quelle anonime teste di gesso senza volto diventano l’uno dell’artista e di ciascuno di noi, il nessuno di noi tutti e i centomila che siamo, ognuno con la propria storia da scrivere e riscrivere, la propria eccezionalità nell’ordinarietà della quotidianità, che per Stipe è costante materia d’ispirazione.
Quei vasi e quelle copertine di quaderno, riportanti un nome famoso, sono contenitori di vite vissute il cui racconto è lasciato a noi di redigere, noi stessi contenitori della nostra vita che dobbiamo saperci raccontare proponendoci obbiettivi sempre nuovi e senza mai un finale.
E quella sfilata di fotografie di persone e oggetti, nella semplicità dell’immediatezza di scatti senza pose o costruzioni scenografiche, sono narrazioni lasciate alla nostra fantasia priva di sovrastrutture mentali.
Molto conta ciò che non si vede, perché ogni cosa e ogni uomo è fatto di esteriorità evidente e di un’interiorità misteriosa da svelare e disvelare. Guidati dalla suggestione che ci rimanda la splendida poesia ‘Desiderata’, i cui versi sono frammentati in una molteplicità di parole ricamate su cappellini di lana multicolori, tessere di un puzzle che dobbiamo ricomporre per ripristinare l’unicità del testo e coglierne la potenza evocativa.
Con uno sforzo comune, interagendo tutti insieme nella trasparenza di ciò che siamo e vogliamo essere: “Finché è possibile, senza cedimenti,/ conserva i buoni rapporti con tutti./ Di’ la tua verità, con calma e chiarezza,/ e ascolta gli altri/… anch’essi hanno una loro storia da raccontare”.
Un messaggio positivo e di speranza quello che ci trasmette Michael Stipe con la sua arte, che ci infonde serenità e pacificazione di cui abbiamo davvero bisogno: “… nella rumorosa confusione della vita/ conserva la pace con la tua anima”: e che sia la nostra forza oggi come domani. “Nonostante tutta la sua falsità,/ il lavoro ingrato e i sogni infranti,/ questo è ancora un mondo meraviglioso./ Sii allegro./ Fa di tutto per essere felice.”… “Ho perso e mi sono perso, ma per ora sto volando alto” a “riveder le stelle”. 

Ombretta Di Pietro

La mostra ‘I have lost I have been lost but for now I’m flying high’ di Michael Stipe a cura di Alberto Salvadori, dal 14 dicembre 2023 al 16 marzo 2024, Fondazione ICA, Via Orobia 26, Milano. Per info: icamilano.it.

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