Foto Antonio Di Canito

25 Novembre. Facciamo rumore!

25 novembre: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Ogni giorno è  dedicato a una qualche commemorazione. Ma in questo caso basta la celebrazione di una sola giornata?
No, palesemente NO! Quando le rimanenti 364 sembrano paradossalmente dedicate alla violenza sulle donne!
E proprio giornalmente c’è un nome o più di donna da aggiungere alla lista di un terribile elenco di vittime orrendamente uccise, un nero tomo della morte, un lugubre registro funebre in cui si sommano pagine e pagine senza poter sapere quando si scriverà la parola “FINE”…
“Mi hanno uccisa perché non indossavo bene il velo sul capo”; “Mi hanno uccisa perché mi sono opposta al regime in nome della mia libertà”; “Mi hanno uccisa perché non accettavo il matrimonio combinato dalla mia famiglia”; “Mi ha uccisa perché diceva di amarmi”…
Perché, perché, perché: non ci può essere perché che tenga, nessuna motivazione accettabile, nessuna attenuante per chi si macchia di questo criminoso crimine: l’omicidio!
Per quanto succede, ad esempio, in Iran, in Afghanistan, in Pakistan, per stare alle notizie più recenti, noi riusciamo a dire: “colpa di governi autoritari, dittatoriali, colpa di culture ultra tradizionaliste e patriarcali”, puntando il dito accusatore sulle responsabilità e riuscendo a circostanziare le cause, quasi mettendo ordine rassicurante nel caos con cui l’inaccettabile scompagina e confonde le nostre menti e le nostre coscienze, continuando comunque a rabbrividire. Ma in Italia, nella patria della democrazia e dell’emancipazione femminile, quali argomentazioni troviamo per cercare di spiegare l’inspiegabile? Dopo la partecipazione attiva e fondamentale delle donne nei conflitti mondiali, il ruolo di prim’ordine nella Resistenza, le tante lotte per la conquista dei diritti, dal voto all’aborto, dallo studio al lavoro; dopo?
Pari opportunità, parità di trattamento dicono, di genere, eh già! Poi noi donne fatichiamo a trovare un’occupazione, a fare carriera, a essere pagate come i colleghi uomini: ma caparbiamente andiamo avanti. Poi il lavoro, la casa, i figli, e tu che pensavi di non fare la stessa vita di tua madre! Ma tenacemente continui! E poi dobbiamo sempre essere impeccabili e molto “femminili”: ma se sei troppo femminile volano le battutine, i fischi, gli apprezzamenti volgari, gli sguardi che ti spogliano e magari anche qualche toccatina spregevole!
E se sei poco femminile sei una sciattona insignificante. Che mentalità “maschilista” ancora aleggia sulle nostre teste, appropriandosi dei nostri corpi e delle nostre personalità. Ma con tutta la forza possibile non molliamo. E la nostra perseveranza mina le fondamenta di quel mondo “maschio” che si sente defraudato della sua dominante posizione di privilegio e della sua “maschietà”.
E così un rifiuto è inconcepibile, una separazione inammissibile, il “tu sei mia e solo mia per sempre” un mantra avvelenato ripetuto da menti malate. Con quel senso del possesso che diventa violenza crudele che troppe volte genera morte: 105 femminicidi in Italia nel 2023, e l’anno non è terminato.
E ancora stupri, maltrattamenti, stalkeraggio… Dicono che non siamo più capaci di comunicare con le parole e con gesti affettuosi ma solo attraverso messaggi, foto e video sui cellulari; di introdurre “l’educazione sentimentale” nelle scuole come materia aggiuntiva, e va bene, anche se non tutti quelli che commettono questi atti ignobili vanno ancora a scuola, e magari sono compagni, mariti e padri di famiglia.
Dicono di inasprire le pene, e sia, ma non è un deterrente: quelle menti annebbiate da cieca rabbia non si curano del dopo, non gli interessa di quello a cui andranno incontro, il loro obiettivo è solo ed esclusivamente l’eliminazione, anche se con questo si autoeliminano, tossici di amore tossico. “Ti amo e ti picchio, poi scusami non volevo”, “ti voglio e ti prendo, poi dai che lo volevi anche tu”, pensieri aberranti e aberrati, frasi orribili, azioni esecrabili!
“Ti amo e ti uccido”, un ossimoro distonico, come puoi amare e procurare morte? Sappi uomo che ami solo il tuo ego narcisistico così fragile da spezzare la vita di una donna!… I segnali di una crescita di questo intollerabile fenomeno  certamente c’erano già tutti da un bel po’, ma non siamo stati capaci di vederli e arriviamo tardi: non ci resta che premere sull’acceleratore del cambiamento culturale, ma ci vuole tempo… e intanto le donne continuano a morire! Dicono, si dice, bisogna… non so, sono confusa, vorrei solo urlare: BASTA!
Spezzare quella cattiva educazione, che in parte si trasmette di padre in figlio, in un mondo di vittime di sé stesse (gli uomini) e per mano di altri (le donne), ma di ben identificabili carnefici: gli uomini!
Allora proprio voi, uomini, indossate le scarpe rosse della vergogna, sentite l’accorato appello che le donne gridano a gran voce e fatelo vostro: così dimostrerete la vostra “vera” forza! Unitevi uomini alle donne nel connubio amoroso del giusto e irrimandabile cambiamento, per cancellare e superare, una volta per tutte, la retrograda e ottusa mentalità che ancora imperversa, e scrivere, finalmente, la parola: “FINE”!…
“È stata la cattiva educazione/ Che non ha mai insegnato l’emozione… Sono stati i secoli di cattiva educazione e di prigione/ Del corpo offeso dall’amore… Non è stata la sfortuna, è stata la maledizione/ Che procede di generazione in generazione” (Vinicio Capossela “ La cattiva educazione”). 

Ombretta Di Pietro

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