La storia del vero Christopher Robin e del suo Winnie The Pooh nel libro di Marina Marazza 

Chi da piccolo non ha avuto un orsetto di peluche? un vero e proprio amico del cuore con cui condividere giochi, avventure in mondi fantasiosi, a cui sussurrare all’orecchio i segreti che i grandi non devono sapere, e da stringere forte nella notte, quando le paure più recondite si risvegliano, contornate da fantasmiche ombre che gettano luci chiaroscurali nei sogni lieti e innocenti di bambino.
Io il mio lo custodisco ancora gelosamente: in una tocco leggero, un lieve stropiccìo e un tenero sorriso il ricordo di ciò che ero e di quello che ora sono.
E ce l’ha anche Billy Monn, in arte Christopher Robin, o forse Christopher Robin in arte Billy Monn? lo scopriremo solo leggendo! Regalatogli dalla madre Daphne, una borghese “capricciosa e discontinua”, tutta regole di bon ton e apparenza, che avrebbe tanto voluto una bambina e per questo lo veste di pizzi e scarpe con cinturino e non gli taglia mai i boccolosi capelli biondi. Mentre il papà Alan Milne, giornalista, scrittore, sceneggiatore di fama, permaloso, fragile, introverso, gli regala il “Meccano”: e quale gioia mettere insieme i pezzi e costruire forme, Billy è bravissimo. Monta e smonta con una facilità incredibile, anche la stilografica del padre, che forse, più avanti, avrebbe voluto solo distruggere.
E galeotto fu l’orsetto e chi gliene fece dono. Billy lo porta sempre con sé, sono inseparabili, ci dorme insieme la notte e, ancora non lo sa, ma lui lo protegge dall’uomo in blu: il papà, proprio lui, con i suoi occhi blu, il vestito blu, la macchina blu, il cuore inghiottito dal profondo blu delle tenebre della guerra. Quella stramaledetta prima guerra mondiale, a cui aveva deciso di partecipare per dovere, per la volontà che la stessa sorte non sarebbe mai toccata ai discendenti, perché dopo quella nessuna più!
Gli orrori vissuti tormentano Alan con incubi terribili e l’unico conforto alle ferite ancora sanguinanti è osservare Billy giocare nella nursery con il suo orso e gli altri animali di peluche. Ma dall’osservazione attenta all’immaginazione fiabesca per uno scrittore è un istante e… Ecco che nasce il personaggio di Winnie the Pooh, un orsetto goffo e tonterello, ghiotto di miele; e accanto a lui quello dell’amico inseparabile Christopher Robin, un bambino che è l’esatta copia del figlio. Il successo è strabiliante, ma decreta inesorabilmente la brusca fine dell’infanzia di Billy.
Quel bambino di carne, ossa e sentimenti viene imprigionato nelle pagine di un libro e diventa quel bambino di carta che i fan “Milneomani” adorano. Così Billy per tutti è solo Christopher: lo riconoscono, i giornalisti lo intervistano, i ragazzini lo bullizzano perché lui è “quello dell’orso scemo”! Per la madre è un orgoglio da mostrare, per il padre la fonte di ispirazione e il rifugio sicuro perché nel “Bosco dei Cento Acri” il male non esiste.
Mentre lui vorrebbe solo urlare: “Io sono Billy, sono qua, guardate me non quel disegno sulla carta!”, ma nessuno sembra sentirlo, le parole si perdono nel silenzio della sua mente.
Poi  Billy cresce e: “ Christopher Robin se ne andava. Nessuno sapeva perché se ne andava; nessuno sapeva dove andava; a dire il vero, nessuno sapeva nemmeno perché sapeva che Christopher Robin se ne andava. Ma in un modo o nell’altro tutti nella foresta sentivano che sarebbe successo”. E anche Alan, che si rende conto del danno fatto e sa che adesso l’unico modo per riparare è lasciarlo libero di essere: nello sfiorare con la mano fredda quella del figlio la muta richiesta di perdono, quello stesso perdono che in parte aveva egli stesso concesso a suo padre, ormai anziano, che non aveva mai accetto la sua carriera di scrittore se non dopo la popolarità raggiunta.
Anche Billy andrà in guerra, proprio come Alan, perché le guerre, purtroppo, non finiscono mai, e ogni volta cambiano tutto. Così per lui, che, ferito, nel delirio inconscio della perdita di conoscenza sogna di uccidere Winnie the Pooh: per risvegliarsi finalmente solo e unicamente “Chris”. Storia di una distonia genetica che sembra trasmettersi da padre in figlio, in una sorta di eredità generazionale ma a cui qualcuno può mettere fine, quando ci si specchia nel proprio padre e, riconoscendosi, si fa di tutto per cambiare quell’immagine riflessa. Storia di genitori che, scrittori o meno, intrecciano la trama di quella che deve essere la vita dei figli, ma poi devono soccombere di fronte al fatto che la traccia non funziona e la narrazione prende la sua strada. Storia di un padre che vuole proteggere a tutti i costi un figlio: ma non c’è un reale mondo incantato e tutti, padri e figli, nella loro esistenza devono fare i conti con il dolore, con le paure, con la sofferenza e coraggiosamente affrontarli per crescere: il duro acre gioco della vita. Senza orsetti protettori però…
Ma il mio è ancora lì. E rivedo un padre e una figlia, tante liti, incomprensioni, scontri, lacerazioni nell’animo che faticano a chiudersi… una mano ormai magra e tremante si allunga, l’afferro teneramente… gli occhi velati e umidi di mio padre incontrano i miei: in quell’amorevole scambio di sguardi l’infinità di parole mai dette…

Ombretta Di Pietro

L’ultimo libro di Marina Marazza “Il Bambino di Carta. La storia del vero Christopher Robin e del suo Winnie the Pooh”, edizioni Solferino, sarà presentato venerdì 17 novembre alle 18,30 c/o Palazzo Bovara – Sala Castiglioni, Corso Venezia 51, Milano, nell’ambito di “Bookcity”, con la partecipazione della psicoterapeuta Adriana Bolzan e i readings teatrali di Gabriele Calindri.

 

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