Francisco Goya - Il manicomio - Dalla serie “Cuadros de fiestas y costumbres” 1808-12 Olio su tavola Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid

Sorprendente e attuale la mostra ‘Goya- La ribellione della ragione’ a Palazzo Reale 

Francisco Goya Autoritratto (1815 Olio su tavola) Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid

Ragione: dal verbo latino reri ossia fissare, stabilire, calcolare, ritenere, considerare. Ribellione: da rebello, rebellareriprendere la guerra, nello specifico il bellum della ratio contro l’instinctus.
In questi due concetti è racchiusa l’essenza principe dell’arte dello spagnolo Francisco Goya (Fuendetodos 30 marzo 1746 – Bordeaux 16 aprile 1828): quella ‘razionalità ideologica’ che deriva da un’approfondita analisi della realtà e una presa di coscienza delle antitesi che la caratterizzano, e che origina l’atto creativo, non già mera rappresentazione ma bensì pura e vivida espressione sentita e partecipata.
L’artista più ‘storicizzato’, perché saranno proprio le sue vicende personali e gli innumerevoli avvenimenti storici che si susseguono vorticosamente tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’ ‘800 in terra di Spagna, a definire l’evoluzione della sua personalità umana e artistica.
La sua terribile malattia che lo renderà sordo; la decadenza della corte regnante e dell’aristocrazia dell’Ancien Régime; la Rivoluzione Francese con tutte le sue contraddizioni e il fallimento di quegli ideali illuministi di trionfo della ragione, a cui lo stesso aderiva con fermo credo; l’occupazione napoleonica della Spagna; la seguente terribile guerra di Indipendenza con le sue devastazioni ed efferatezze; la Restaurazione con il ritorno dell’Inquisizione e le liste di proscrizione, in cui sarà inserito anche Goya; l’amnistia e il suo conseguente esilio a Bordeaux.
Tutto contribuisce a portarlo dagli esordi ariosi e leggeri come il vento che soffia nelle sierras, con quei tocchi di luce che contornano le figure tipiche del ‘modaiolo’ majismo e definiscono la loro collocazione nello spazio, dai pittoreschi scorci di balli, feste, divertimenti, dai frammenti scenografici di vita popolare, dai sublimi ritratti dal risvolto psicologico ed emotivo (presenti in quantità in mostra), alle più cupe tinte e alle cruente scene dove il grottesco è l’elemento dominante. Dalla luminosità al buio, di cui “il Colosso”, posto non a caso al termine del percorso, ci restituisce il tono più esplicito, in una costante lotta tra razionalità e irrazionalità.  Ben rappresentata fin dalle prime opere esposte: nella serie dei Juegos de ninos, i bambini che giocano mostrano già una sorta di istintualità ambigua, come se anche nel gioco si celasse il seme di un male intrinseco nella natura umana; mentre nei dipinti dedicati al tema della tauromachia il pittore, nel contrasto tra toro e torero, prende le parti della vittima sacrificale, in una chiara denuncia contro la guerra, ogni atto sopraffattivo e il pericolo dell’abdicazione della ragione stessa. Ma è con le incisioni che Goya si discosta dal peso delle committenze e può esprimersi davvero liberamente, qui presentate in gran numero con le corrispondenti matrici di rame, recuperate dal laborioso e complesso lavoro svolto dalla Real Academia de Bellas Artes de San Fernando: il positivo e il negativo!

Francisco Goya La Primavera (bozzetto) 1786 Olio su tela Collezione privata, Madrid Courtesy Galería Caylus

Dai Capricci ai Disastri della Guerra ecco il Goya più visionario, spietato, incubico, profetico, dove la denuncia del lato oscuro, delle aberrazioni, dei vizi, della malvagità, di cui la guerra stessa ne è l’incarnazione per eccellenza, è così forte da divenire stordente.
La contrapposizione della ragione all’istinto più becero che cerca con ogni mezzo di schiacciarla, raggiunge il suo apice, come ne Il sonno della ragione genera mostri, dove la componente onirica e dell’inconscio sono l’altro lato della medaglia per un risveglio della consapevolezza e la salvaguardia della fantasia immaginifica.
“Yo lo vi”, “io l’ho visto”! ci grida Goya dalle sue opere: testimone oculare del suo tempo, si schiera apertamente contro ogni genere di atrocità, da chiunque sia commessa e da qualsiasi parte arrivi, senza distinzione alcuna; contro ogni ingiustizia sociale, sempre dalla parte dei soccombenti. Il percorso di un artista nella sua progressiva ricerca della libertà, che si traduce nell’uso del colore assolutamente arbitrario, che non deve rinchiudersi nei limiti del disegno per definire un’ immagine, ma fluire senza impedimenti per esprimere e generare sensazioni e quel sentire della mente e dell’animo. Con quei neri catramosi, gli ocra fangosi, i bianchi sporchi, i fregi di rossi e gialli su sfondi pastosi rosati, cerulei e grigiastri: cromie calde e fredde in una danza degli opposti.

Francisco Goya
Dalla serie “Caprichos”, 43 1797-99 Acquaforte e acquatinta Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid

E la totale libertà di esecuzione e di espressività sappiamo che Goya la raggiungerà con le famose Pinturas Negras, ma a un prezzo: la ragione, cedendo e quasi eclissandosi, si mette al servizio dell’istinto; il male trascende, perde il suo antropocentrismo e prevale nel suo essere una forza ancestralmente insita in ogni cosa, dalla natura, al cosmo, all’universo intero, fino a portare alla disumanizzazione dell’uomo… niente di più attuale poteva essere dipinto!

Ombretta Di Pietro

La mostra ‘Goya- La ribellione della ragione’ è promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con la Real Accademia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid e il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia, dell’ Ente del Turismo Spagnolo e dell’Istituto Cervantes di Milano.  Dal 31 ottobre 2023 al 3 marzo 2024 Palazzo Reale di Milano. Per info: www.palazzorealemilano.it.

 

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