Il funambolo Andrea Loreni manca il record per un soffio

“Ieri sera è andato in scena uno spettacolo diverso da quello immaginato. Non c’è un copione per quello che è un vero e proprio tentativo: la riuscita non è scontata, non è scontato nulla. Avevo fatto delle prove che erano andate molto bene, altre erano andate male, tuttavia ho tentato.”
Queste le parole del funambolo Andrea Loreni dopo aver mancato per un soffio il primato mondiale, ovvero i 40 metri percorsi in inclinazione media di 39°. Ma, a differenza delle prove fatte nei giorni precedenti, in quest’occasione i 40 non si sono fatti raggiungere.
Su un cavo stare in equilibrio significa muoversi, se non ti sposti non puoi raggiungere l’altra estremità. Questo è l’approccio con cui Andrea affronta ogni sua performance da funambolo, consapevole che la vita è nel presente e che dobbiamo avere la disponibilità ad accogliere quello che c’è e non quello che si vorrebbe che ci fosse.
Quello che c’è stato il pomeriggio di sabato 14 e il mattino di domenica 15 ottobre sulla piazza principale di Cinisello Balsamo è: un mare di persone con il naso all’insù, coi battiti del cuore in sincrono con i passi di Andrea su un cavo d’acciaio dall’inclinazione – mai vista prima – di 39°, in silenzio religioso per quasi un’ora sia per proteggerlo da distrazioni uditive che proprio perché le parole, davanti a uno spettacolo del genere, mancavano. E poi l’esplosione del calore di un abbraccio virtuale di tutto il pubblico, e i tanti abbracci reali che la gente gli ha poi voluto dare insieme al ringraziamento per le emozioni provate.
Quello che si voleva che ci fosse era il raggiungimento del primato mondiale, ovvero che i metri percorsi in inclinazione media di 39° fossero 40. Ma, a differenza delle prove fatte nei giorni precedenti, in quest’occasione i 40 non si sono fatti raggiungere.
La “vetta della montagna”, già raggiunta in questi giorni, questo weekend non ha voluto farsi conquistare. Ma come gli alpinisti sanno, un “fallimento” ci parla dei nostri limiti, caratteriali, fisici, tecnici, e diventa terreno di lavoro e punto di ri-partenza.
“Sono caduto in una specie di “baratro” inaspettato, spiazzante, che è quella zona da esplorare ora – commenta Andrea -. Ci possono essere mille scuse: le scarpe, l’umidità… La verità è che ero troppo nella testa, troppi pensieri, non ero invece nel corpo, nella postura giusta. Non ho saputo ascoltare bene questo cavo. Resta il fatto che è stata per me, a livello emotivo ed emozionale, “vita”, molta vita, molto molto intensa, di cui ringrazio Gianni Rovera di FAS, tutta l’organizzazione, i miei rigger, il Comune di Cinisello Balsamo e le persone che erano lì che mi hanno supportato con abbracci, sorrisi. Sono stati momenti di vita molto belli, molto intensi per quanto complessi e nuovi da esplorare.”

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