La mostra ‘El Greco’ incanta Milano

El Greco Laocoonte Olio su tela, 137 x 172 cm National Gallery of Art Washington ©Courtesy National Gallery of Art, Washington

“Strano, bizzarro, originale, eccentrico, stravagante”… in questo modo e per la prima volta fa il suo trionfale ingresso nella città di Milano Doménicos Theotokòpoulos, assurto agli onori della storia come “El Greco”. E lo fa con quell’alone di mistero che circonda il suo personaggio e quella sublime magia che è racchiusa nella sua produzione artistica, di fronte alla quale è impossibile non essere travolti da una bellezza così potente da sommuovere sentimenti di pura commozione e stupore.
Nato a Creta, presumibilmente a Candia e verosimilmente nel 1541, allora facente parte della Repubblica di Venezia e centro dell’importante movimento pittorico post-bizzantino noto come Scuola Cretese, segue l’apprendistato come pittore di icone e diventa maestro d’arte, mostrando fin da subito la sua grande abilità. Ma certo non può fermarsi qui, sospinto dal desiderio di aumentare le sue conoscenze (è anche un avido lettore e studioso pienamente consapevole della temperie culturale del periodo), inseguendo quella fortuna e gloria che gli possano consentire di esprimere liberamente il suo estro creativo. Passando per Venezia, in cui approda nel 1567 a soli 26 anni,  dove apprende, sotto l’influenza di Tiziano, Tintoretto, Bassano, Veronese, l’uso del colore della scuola rinascimentale veneta: la cromia tonale, che diventa  l’anima predominante delle sue opere rispetto alla forma, unitamente all’accurata disposizione spaziale delle figure. Trasferendosi, nel 1570, a Roma, dove incontra il manierismo raffaelliano e si scontra con quello michelangiolesco: “era un brav’uomo ma non sapeva dipingere” afferma, con convinzione, di Michelangelo!

El Greco, San Martino e il mendicante, 1597 – 1599 circa, olio su tela, 197×103 cm, National Gallery of Art, Washington

Ci sarebbe da chiedersi se quest’ultimo non avrebbe detto, a sua volta, di lui: “ è un bravo pittore ma non sa disegnare”! Giunge infine, nel 1577, a Toledo dove riesce, pur mantenendo la propria specifica peculiarità artistica, a tradurre la spirito controriformista della chiesa cattolica spagnola: da qui la sua consacrazione definitiva. Un pellegrino dell’arte, il cui cammino e la cui evoluzione artistica possiamo seguire in questo percorso espositivo : 42 opere, alcune a confronto con quelle dei maestri “ispiratori”, divise in cinque sezioni, e che si conclude, non a caso, con il “Laocoonte”, l’unico soggetto mitologico realizzato: un mito per “il Mito” .
Un  dedalo labirintico, un filo d’Arianna raggomitolato che dobbiamo districare per poter giungere al ritrovamento del tesoro che si cela in queste composite tele. Ma anche un ponte lanciato verso il futuro, perché in questo forziere prezioso sono contenute tutte le splendenti gemme della modernità che spiccano, con  chiara evidenza, in Cézanne, Picasso, Chagall, Kandinskij, Bacon, Giacometti, Pollock, e via dicendo. Con le sue figure allungate; con una verticalità che sembra aspirare a toccare il cielo; con quelle pennellate vorticose che compongono dinamici sfondi indefiniti, in cui spuntano elementi appena percettibili e identificabili; con quelle nuvole squarciate da una filtrante luce dalla sacralità dirompente; con quell’insieme di personaggi che si muovono a una sol voce, aderendo all’intorno in un tutt’uno scenografico; con quei volti che mostrano l’ umana spiritualità di un umanesimo divino, nella grazia che supera il dolore e la paura della morte, vissuta come parte della vita e cammino verso Dio.
Quella grazia che è invenzione, anticonvenzionalità, visionarietà onirica, novità, varietà, complessità, anti-naturalismo, iconografia allegorica e metaforica di una struttura mistica interiore. Un artista che, anche se poco compreso e spesso criticato malamente, riscoperto in epoca recente, seppe unire il mondo orientale a quello occidentale, il credo ortodosso a quello cattolico, il passato  al futuro, viaggiando nello spazio e nel tempo per diventare eterno: “un antico maestro, che non solo è comunque moderno, ma di fatto sembra essere ancora molti passi avanti a noi e si volta indietro per mostrarci la via” (Roger Fry). 

Ombretta Di Pietro

La mostra “El Greco”  è promossa da Comune di Milano Cultura, prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre, con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e la curatela di Juan Garcìa Castro, Palma Martìnez-Buorgos Garcìa e Thomas Clemente Salomon, coordinamento scientifico Mila Ortiz. Dall’ 11 ottobre 2023 all’ 11 febbraio 2024, Palazzo Reale di Milano.
Info:
www.palazzorealemilano.it.

 

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