La mostra ‘Morandi 1890-1964’ a Palazzo Reale 

Giorgio Morandi nel suo studio, fotografato da Herbert List
1953
© International Center of Photography/Magnum Photos

“Di nuovo al mondo non c’è nulla o pochissimo, l’importante è la posizione diversa e nuova in cui un artista si trova a considerare e a vedere le cose della cosiddetta natura e le opere che lo hanno preceduto o interessato”: con queste poche parole Giorgio Morandi esplicita chiaramente il fondamento del suo fare arte. Che risente indubbiamente degli influssi di grandi pittori e movimenti artistici, riuscendo però a rielaborarli in una nuova e personalissima sintesi creativa: da Cézanne a Derain al cubismo di Picasso e Braque, al futurismo, alla metafisica di De Chirico e Carrà, passando per Renoir e Monet e la riscoperta dell’arte italiana del passato, in ispecie Giotto, Masaccio, Paolo Uccello, Caravaggio, Piero della Francesca. E in cui il “naturale” soggetto ritratto è ricondotto alla sua essenzialità formale, alla pura sobrietà dell’oggetto reale per come si mostra al nostro sguardo, spurio di ogni fronzolo decorativo, per avvicinarsi alla realtà in sé racchiusa in ogni elemento: “Si può dipingere ogni cosa, basta soltanto vederla”, con osservazione attenta, contemplazione meditativa, “transfigurazione” immersiva del “soggetto artista” nel “soggetto artistico”.
Un percorso espositivo che da Bologna riporta Morandi nella città di Milano, dove aveva incontrato l’interesse favorevole di critici e collezionisti (uno su tutti Lamberto Vitali, curatore del catalogo generale dell’opera grafica e pittorica). Un’avventura dello sguardo di questo “poeta della materia”, come lo definì Umberto Eco, che sa penetrare nella sostanza concreta per estrapolarne l’anima e sublimarla nella sua essenza astratta. 120 opere che coprono 50 anni di attività e di ricerca costante, il peregrinare instancabile di questo “austero viandante”, come cita il critico Alberto Longhi.
Nel silenzio ticchettante di un tempo che passa e lascia il suo velo di polvere, ma che può essere trasceso in un tempo fuori dal tempo, nella silente musicalità di ogni pennellata. Nella solitudine operosa che non è però isolamento dal mondo e dagli altri. Dagli esordi dei primi del ‘900 agli anni ‘60, seguiamo la cronologia in un perseverante divenire, nel continuo variare delle perpetuanti  nature morte e dei paesaggi, soggetti “esclusivi” su cui focalizza la piena attenzione con taglio registico, componendo un armonico tutto fatto di parti compenetranti. Scorci paesaggistici di Guizzana e Roffeno, sull’Appennino bolognese, e del cortile di via Fondazza a Bologna, geometriche campiture di colore tagliate da dinamiche linee prospettiche. Vasi, bottiglie, ciotole, bicchieri, i più disparati oggetti di uso comune che perdono la loro “normale” aggettivazione, posti e riposti in rigorose scenografie che ne esaltano l’architetturalità dialogante.
Dal “mondo visibile, che è mondo formale”, a quello dei sentimenti e delle immagini che le parole non riescono a descrivere, raccontati dal gioco delle forme  che diventano sagome, dal trionfo tonale quasi mono-bicromatico, dall’avvicinarsi o allontanarsi dello spazio scenico, dalla luce che contorna e definisce. Una sessione è dedicata alle incisioni, in cui Morandi eccelle ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali e la cattedra all’Accademia di Bologna. Un’istallazione video ci ripropone l’interno della sua casa-studio di via Fondazza, calandoci nel suo “universo simbolico”,  mentre la sua voce ci dice: “Io penso di essere riuscito a evitare il pericolo di ripetitività, perché ho dedicato più tempo e attenzione all’ideazione di ognuno dei miei dipinti come variazione su uno o l’altro di pochi temi”: la grande partitura pittorica di poche eufoniche note.
“Senti, ho visto che hai un magnifico Morandi” “Ah sì, è il pittore che amo di più. Gli oggetti sono immersi in una luce di sole, eh? Eppure sono dipinti con uno stacco, un rigore, una precisione che li rendono quasi tangibili. Si può dire che è un’arte in cui niente accade per caso” (da “La dolce vita” di Federico Fellini).

Ombretta Di Pietro

La mostra “Morandi 1890-1964” è promossa da Comune di Milano, prodotta da Palazzo Reale, Civita Mostre e Musei e 24ORE Cultura-Gruppo 24Ore, in collaborazione con Settore Musei Civici Bologna / Museo Morandi, per la curatela di Maria Cristina Bandera, main sponsor Gruppo Unipol, sponsor di mostra Bper Banca. Dal 5 ottobre 2023 al 4 febbraio 2024, Palazzo Reale di Milano. Info: www.palazzorealemilano.it.

 

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