L’ultimo libro di Werner Herzog presentato al Teatro Strehler

“Penso di aver camminato spesso, nella mia vita, su una corda tesa senza nemmeno accorgermi che, il più delle volte, un abisso si apriva alla mia destra e alla mia sinistra”. Una funambolica autobiografia errante, nel fluire di parole che evocano suoni, profumi, colori, paesaggi, sensazioni, pensieri: immagini suggestive si materializzano davanti ai nostri occhi in questa partitura filmica, fotogrammi scritti su di una pellicola cartacea, dove ogni pagina è una proiezione cinematografica. La sceneggiatura dell’epopea di un’esistenza che, come quella del mitologico Gilgamesh, è un viaggio continuo, fatto di sfide e di incanti, di incontri e di scontri, di vittorie e sconfitte, di ritrovamenti e perdite, di contrasti e congiunture, rincorrendo l’immortalità di un eterno sogno: “Ho sempre risposto che se non lo avessi portato a termine (si riferisce al lungometraggio “Fitzcarraldo dell’82, ndr), sarebbe stata la fine dei miei sogni e io non posso vivere senza sogni”, che altri non sono che i suoi film. Nato, come gli è stato chiaro fin da giovanissimo, non solo per fare ma per essere il Regista, ma volendo anche lo scrittore, il documentarista, senza tralasciare le regie d’opera. Per raccontare la realtà partendo dai fatti ma trasfigurandoli nell’immaginario della fantasiosa visionarietà di una “verità estatica” che vibra le corde emozionali e cognitive, che guarda al reale da diversi punti di vista, andando oltre a ciò che appare per rappresentare più verosimilmente ciò che è, senza la pretesa di assurgere a verità assoluta: anche questo è il cinema! Scavando nella memoria sepolta, quella delle “immagini che giacciono dormienti e che solo qualche stimolo esterno può risvegliare dal loro crepuscolo”, e nei ricordi più personali e intimi: che poi forse non è andata proprio così, ma non importa, ciò che conta non è tanto la forma ma la sostanza.
La “pura vida “, quella “cruda, impetuosa travolgente” di un uomo che recita autenticamente sé stesso, diventando un personaggio dalle sfumature epiche come i protagonisti delle sue opere, un “Aguirre”, un “Fitzcarraldo”, uno “Steiner”, un “Cobra Verde”, un “Nosferatu” e chi più ne ha più ne metta. Di cui seguiamo le rocambolesche peripezie e sventure, descritte con ironia e poeticità, in giro per il mondo, dalla Baviera alla Grecia, dagli Stati Uniti all’America Latina e all’Africa. Alla ricerca delle bellezze nascoste, che magicamente appaiono; di paesaggi che bisogna “saper leggere”, affondandoci dentro; delle locations più adatte per girare. Dove l’incontro con una variegata umanità, le amicizie, gli affetti, gli amori hanno una centralità imprescindibile: “Senza di loro non sarei che l’ombra di me stesso”. Storia di una persona che ama la solitudine, che sa che bisogna imparare a cavarsela da soli,“Ognuno per sé”!, che sembra riuscire “sempre ad attirare tutte le sfortune possibili”, “e Dio contro tutti”! ma sa affrontarle con coraggio e spregiudicatezza, come un soldato, così ama definirsi, che capisce anche quando è il caso di battere in ritirata.“Segni di vita” (come titola il suo film del ‘68), sul corpo: non si contano gli incidenti, le fratture, i colpi di pistola che l’hanno anche perforato! nella mente e  nell’animo, ma non nei sogni, perché lui non sogna mai, almeno quando dorme, solo ad occhi aperti! Senza perdere il sorriso e la capacità di prendersi in giro, perché in fondo la vita resta una grande perenne avventura, tra un ciak e l’altro, senza un “The end”, “come se”… così non finisce il libro… sospensione: e che ognuno si inventi la scena seguente!

Ombretta Di Pietro

“Ognuno per sé e Dio contro tutti”, l’ultimo libro di Werner Herzog, edizioni Feltrinelli, è stato recentemente presentato al Teatro Strehler di Milano, con la partecipazione di Concita De Gregorio e Luca Sofri, in collaborazione con Feltrinelli e ilPost, Media Partner Hollywood Reporter.

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