©Jimmy Nelson B.V.

A Palazzo Reale la mostra ‘Jimmy Nelson. Humanity’

Jimmy with the Huli Wigmen ©Jimmy Nelson B.V.
Meruert Kazakh, Sagsai Bayan, lgii province, Mongolia, 2017 ©Jimmy Nelson B.V.

“Viaggia con me e guarda il mondo attraverso i miei occhi”. Con queste parole e l’immagine degli Himba che, maestosi, camminano sulle sinuose dune del deserto nella valle di Hartmann in Nabimia, Jimmy Nelson ci invita ad accompagnarlo nel suo peregrinare costante, alla ricerca e alla scoperta dei luoghi più nascosti e ignoti del globo e dei suoi abitanti, custodi indiscussi di ricche tradizioni e culture originarie, in cui è insito il seme primario dell’umana genia.
Un itinerario in 65 tappe, ciascuna una finestra che si spalanca su frammenti di mondo e di umanità sconosciute: tasselli di un mosaico composito, di un puzzle che ricomponiamo passo dopo passo. Sotto la guida di questo “pastore errante”, che per mano ci conduce dalla Papua Occidentale al Tibet, all’Africa, alla Siberia, al Bhutan e via dicendo, in quella sua “mission” che è il viaggio stesso, nella continua rivelazione, conoscenza e riscoperta di sè come individuo e come parte di un tutto. Viandante instancabile, cantastorie di narrazioni che sono “scritture di luce”, illuminanti la bellezza intrinseca di ogni luogo e di ogni essere. Quel “bello” che lenisce le sofferenze, che guarisce le ferite aperte, che disseta e ritempra, che unisce in un connubio empatico di reciproca comprensione, accettazione e condivisione, in un interscambio ritualistico. Quella bellezza salvifica che vediamo nelle immense vastità di una natura incontaminata, dalle distese sabbiose, dalle cime innevate e offuscate da manti di grigie nuvole, dalle foreste di alti e possenti alberi, grosse rocce e tumultuose cascate, dalla brulla terra e dall’opaco cielo indefinito. Abitata da quelle comunità autoctone, tenaci depositarie del loro patrimonio primigenio, che non escludono un’apertura alla modernità, ma che rischiano di essere travolte  dal potere pressante della globalizzazione.
Nelson bussa in questi microcosmi insondati e vi entra in punta di piedi: “Con il massimo rispetto, mi allineo visivamente ai loro valori e credenze”, nello stupore e meraviglia di una dimensione umana variegata e variopinta. Di una multiculturalità che nelle differenze ha il suo punto di forza e di congiuntura “Celebriamo i legami che ci uniscono tutti”, in un coro di voci che compongono la melodiosa sinfonia dell’umanità. In quell’antropologica unica origine che crea consonanza poetica: “Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi, Celeste dote è negli umani” (Ugo Foscolo, “Dei Sepolcri”).
Quell’amore e poesia che trasudano da ogni fotografia, in una fusione tra uomo e ambiente, nel totale rispetto di quella materna natura che genera, protegge e consente la vita. Dove l’albero affonda le sue radici nell’identità rassicurante e appagante, per poi innalzarsi poderoso e offrire i suoi rami a un cielo in evoluzione perenne; dove l’acqua è il tempo che passa e la terra l’ “humus” che genera l’ “humanitas”. Con un’attenzione quasi maniacale per i dettagli, un allestimento scenico che niente lascia al caso ma non annulla la spontaneità e che richiede totale collaborazione, Nelson ci regala immagini corali e ritratti di una potenza evocativa che tocca le corde dell’animo, sinfonie visive di puri sentimenti, di grande dignità e resistenza: uomini tenaci guerrieri e cacciatori; donne fiere ed emancipate; bambini precocemente saggi. Utilizzando solo luce naturale e un banco ottico di formato 10×8 in titanio (per renderne più facile il trasporto), che consente una risoluzione e una definizione eccezionali, un più ampio campo visivo, maggiore incisività dei colori e della profondità prospettica, Nelson penetra nell’essenza di queste culture indigene, offrendoci la possibilità di guardarle da differenti angolazioni che superino i luoghi comuni e gli stereotipi. Quadri silenziosi, come i polittici finali, dove ipnotici sguardi ci sussurrano nobili parole, e insegnano cosa vuol dire essere “radicati”: “… posso sentirmi a casa ovunque ci sia una famiglia di esseri umani con cui connettermi”, e quanto “la bellezza è essenziale per la nostra esistenza”.
Un incredibile patrimonio umano, un’importantissima eredità per tutte le generazioni che verranno.

Ombretta Di Pietro

La mostra “Jimmy Nelson. Humanity”, promossa da Comune Milano-Cultura, prodotta da Palazzo Reale e Skira Editore, in collaborazione con la Jimmy Nelson Foundation, curata da Nicolas Ballario e Federica Crivellaro. Dal 20 settembre 2023 al 21 gennaio 2024, Palazzo Reale di Milano.
Info: www.palazzorealemilano.it.

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