Nel libro ‘Enzo Jannacci. Ecco tutto qui’ l’artista, l’Uomo, il padre

“Si potrebbe andare tutti quanti ora che è primavera/ Vengo anch’io? No, tu no/ Con la bella sottobraccio a parlare d’amore/ E scoprire che va sempre a finire che piove/ E vedere di nascosto l’effetto che fa…E vengo anch’io? (No, tu no!)/ Vengo anch’io? (No, tu no!)/ Ma vengo anch’io? (No, tu no!)/ Perché? (Perché no!)”… “e dai però, voglio venire!” “Allora muoviti!” “Ma non correre, aspettami!” “No! Segui la musica, ti condurrà dove devi andare!”…
Le note de “Il Duomo di Milano” riempono la stanza accaldata e traboccante di persone, tutte lì per ritrovare lui, in un racconto tra parole e musica… “Il duomo di Milano/ è pieno d’acqua piovana/ Il duomo di Milano è pieno d’acqua piovana,/ ce l’han portata con gli ombrelli/ ce l’han portata con i pianti/ ce l’han portata con i pianti/ per la redenzione delle puttane.”… ma questa sera non piove dopo giorni di temporali a sorpresa… solo la sorpresa degli accordi che sgorgano vagabondeggiando dalla chitarra di Domenico, che canta ispirato e commosso, e dal basso tamburellante di Ivan, circondando, come anime vagheggianti, i presenti: che si sentono sollevare dalle sedie e penetrare nel profondo dell’animo da un non so che di indefinibilmente armonico, che fuoriesce dalle finestre aperte come un fantasma nebbioso a riempire l’aere cittadino di ectoplasmatiche ritmiche: perché a Milano la nebbia c’è, c’è sempre, nei ricordi di tempi che furono, in quegli spazi e in quei luoghi meneghini che lui sa descrivere e far vivere in ogni testo e con la sua scanzonata voce… “Guarda la fotografia” di copertina, “Foto ricordo”: un primo piano di profilo, tagliato come se spuntasse all’improvviso dentro l’inquadratura della pagina “Cucù, ecco son qui!”, con la sua risata beffardamente ironica, i suoi spessi occhiali ben impressi sul naso, una maschera tragicomica che ci invita a ripercorrere la sua storia, per divertirci un po’, tutti insieme… “e ricordatevi: bisogna avere orecchio!”…
Il libro si apre, le pagine svolazzano davanti ai nostri occhi… Non una semplice biografia, ma un’amorevole narrazione scritta a quattro mani dall’amico giornalista Ezio Gentile e dal figlio Paolo Jannacci, che ripropone l’intera carriera e produzione discografica di uno dei più eclettici, poliedrici, polivalenti artisti che ha calcato la scena dagli anni ‘50 fino al 2013: cantautore, cabarettista, attore di teatro, cinema e televisione, compositore di canzoni e di colonne sonore, medico chirurgo e maestro di karate.
Tra aneddoti e ricordi di chi ha condiviso con lui frammenti di vita: Renzo Arbore, Massimo Boldi, Sergio Castellitto, Romano Frassa, Dalia Gaberscik, Ricky Gianco, Gino e Michele, Gino Paoli, Gianni Rivera, Paolo Rossi, Vasco Rossi, per citarne alcuni. Eccellente musicista che ha saputo creare un suo particolare stile assemblando contaminazioni jazz, rock and roll e ballate. Che fa da contrappunto a testi densi e profondi, i cui protagonisti sono personaggi veri ritratti nella loro quotidiana fragilità e cupa emarginazione o ancora presi in prestito da fatti di cronaca: “La mia gente” come avrebbe detto lui! Che si muovono, con i loro nomi o le loro anonime riconoscibilità, nelle strade e nei quartieri di una Milano dai mille risvolti. La città della mala, la ligéra. La città dei locali (Taverna Mexico, Aretusa, Santa Tecla, Derby…), dove giovani artisti di ogni provenienza possono esibirsi e sperimentarsi, in un’unione e un interscambio tra diverse forme di espressione artistica. La città dove sancisce il fortunato sodalizio con Giorgio Gaber, con il “maestro” Dario Fo, con Adriano Celentano, con Cochi e Renato, e via dicendo. La città del suo Milan, per cui compone anche un inno.
La città del suo dialetto milanese, che è congeniale per esprimere con più verve comicamente empatica grandi spaccati del sociale. Perché più di tutto c’è una peculiarità che lo contraddistingue in modo specifico e che fa scuola e crea consonanze: quella straordinaria capacità di sdrammatizzare il dramma, con un’ironia sarcasticamente surreale, “schizoide”, paradossale, una comicità “teatrante” che traspare da ogni espressione stralunata del suo viso mentre si esibisce: una sorta di sfottente smorfia di sofferenza trasformata in travestimento carnevalesco: “O vivere o ridere”? Necessariamente entrambe le cose, perché ridere fa bene, e “Quando un musicista ride”!… Una domanda di Luca, un ricordo goliardico di Enzo, brani riproposti… mia mamma canta accanto a me in milanese, unendosi al coro divertito e partecipe dei presenti… le mani battono al ritmo scadenzato e talvolta ripetitivo, come gli infiniti riff delle sue canzoni… e tutta quell’energia che si crea mi travolge…
Sorrido e sono felice: per aver scoperto e compreso di più “L’artista” di cui poco sapevo e che non riuscivo molto definire, sicuramente per una mia sensibilità ancora impreparata; e l’uomo, un medico attento, premuroso, scrupoloso, un amico generoso e spassoso, un padre orgoglioso… “Adesso non so come fare a trovarti. Ti sei nascosto e non riesco a trovarti… ma sappi che sono felice di ricordarmi tutti i nostri incontri più speciali e mai nessuno potrà portarmeli via. Spero infine che tutti quelli che ti vogliono bene alzino il volume e la tua splendida voce possa riempire le loro case di gioia, di amore e di grandi emozioni”, Paolo Jannacci… “El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lü,/ Rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore./ El purtava i scarp de tennis, el g’aveva dü öcc de bun/ L’era il prim a mena’ via,” ma l’era minga un barbun. Ma “L’uomo a metà” che non separa mai palco e realtà! Ecco… tutto qui…

Ombretta Di Pietro

Il libro “Enzo Jannacci. Ecco tutto qui” di Enzo Gentile e Paolo Jannacci,  edizioni Hoepli, è stato presentato venerdì 16 giugno in Villa Mylius all’interno dell’iniziativa “Libri in Villa”, con la partecipazione di Enzo Gentile, Luca Crovi, Domenico Schiattone e Ivan Rosas dell’ “Intrigo Internazionale Ensemble”, con il patrocinio del Comune di Sesto e la collaborazione de “La Libreria della Famiglia” e dell’associazione “Amici della Biblioteca”.

 

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