8 Marzo 2023. E ‘festa’ sia!

E festa sia! Che suonino le trombe gioiose, che cantino le voci virtuose, che danzino le ballate giocose, in un tripudio di convivialità che renda a voi il giusto merito che doverosamente vi spetta. Dopo un altro periglioso anno, in cui tante burrasche vi hanno visto protagoniste, che sol sia gaiezza e sorrisi, allegrezza e spensieratezza.
E festa sia! Un lungo giorno di festa! Dopo aver solcato mari in tempesta, con il rischio feroce di poter essere sopraffatte dalle acque e di vedere i corpi dei vostri figlioli inghiottiti negli abissi più oscuri, da cui non più si torna da vivi… e poi qualcuna di voi giace sui fondali melmosi, cullata dalla corrente che porta nell’empireo eterno…
Dopo aver tolto i veli neri che coprivano i lucenti lunghi capelli, liberando il vostro capo dal giogo della sottomissione, in un respiro di libertà, soffio di vento risanante sul volto, raggi di caldo sole sulla pelle… e poi un solo colpo a trafiggere il petto orgoglioso e gli occhi spalancati nell’ultimo atto di sfida…
Dopo aver sentito il tambureggiare delle mitragliatrici o il roboante scoppio delle bombe, unico suono a romper il silenzio cupo e funesto di vite sospese, nascoste nelle viscere protettrici del sottosuolo, scantinati di prigionia e di speranza salvifica, a domandar il perché di un assurdo indigesto destino, che pare non voler mutar veste… e poi un corpo violato, violentato, ferito, ucciso…
Dopo aver varcato le soglie delle scuole per imparare sempre più i segreti del mondo e dell’esistere, avvelenato per questo ogni vostro organo, soccombente alla malvagia pena…
Ma voi Amazzoni gloriose, di coraggio investite fin dal vostro primo vagito, già urlo di battaglia, di forza di animo e di spirito, di acuta intelligenza e curiosità, di sensibilità empatica e di commovente pietas, ogni difficoltà sapete affrontar con lucida determinazione, sia mai contemplata la resa, a qualsiasi costo.
Voi, semi germinanti vita, come la Grande Madre Ki, Ishtar divina, che con il pensiero crea, mentre En, il Grande Dio, suo compagno, modella le fangosità acquose; o come Aruru, la Dea Madre, che plasma l’argilla per renderla viva…
Voi, sacerdotesse di saggezza, vincitrici sulle intemperie del fato capriccioso; voi, custodi del focolare della vita; voi, veglianti le lunghe notti buie per cullare la luce che, dormiente, tornerà presto a rifulgere; voi, ventri rassicuranti da ogni paura, morbidi giacigli di tenero tepore su cui sognar dolci fantasie, o ridestarsi avvinghiati dopo un terrorifico incubo; voi, incarnanti la bellezza dell’animo e del corpo che via di salvezza redentiva è pel mondo… A voi e per voi brindiam con dolce nettare e cibiamoci di succulente  libagioni, per l’infinito amore che date e cagionate e per quell’infinito amore che vi si deve in dono…
Voi, che vita sgorgate, a voi la riconoscenza grata e gradita, la parità con l’alter ego vostro di maschil sesso, immagine del vostro specchio, compendio compensativo voi di lor, lor di voi…
E festa sia, dopo un lungo anno di attesa, anche quest’anno… a gridar a gran voce giubilanti tutti insieme che c’è del femminile in ogni maschile e del maschile in ogni femminile, tutti uguali con uguali diritti, tutti insieme, esseri umani, giammai uno più o sopra dell’altro!
E festa sia, per tutte le donne del mondo… e voi che ci guardate da lassù, ancor più festeggiate il vostro estremo sacrificio che ha scritto i vostri nomi nel grande libro della Storia, battendo i vostri cuori mai spenti nei nostri cuori e nelle nostre sempiterne memorie, sempiterni cuori pulsanti, petali di fiori dai mille colori e dai mille profumi che inondano questa nostra lieta solenne esultanza…
E festa sia!

Ombretta Di Pietro 

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