Presentato in Villa Mylius ‘Fame d’aria’ di Daniele Mencarelli

Sguardi. Quello di un giovane degli anni ‘80, che canta “voglio una vita spericolata”, perché sei giovane, appunto, e te la vuoi godere tutta, sentendo di avere il controllo totale sul futuro e di poter gestire appieno la tua esistenza. Che pensa “l’amore non è un fulmine”, fino a quando vede lei, candidamente bella, perfetta: è lei!
Lo sguardo di una giovane che si volta, lo vede, “il sorriso le sparisce, resta la grazia”. “Si guardano. L’amore non lo conoscevano”: adesso sanno cos’è!
Lo sguardo di due genitori che estatici, con gli occhi traslucidi di orgogliosa emozione, teneramente contemplano, con carezzevole ammirazione, ogni espressione sul visino del nascituro, così vivace, così bello come la mamma, ma con gli occhi del padre, che si strozza in un’amorevole trepidazione senza pari quando il piccolo pronuncia le prime sillabe: “pa-pà”.
Lo sguardo fisso davanti a sé  di un ragazzo di 18 anni verso non si sa che, un mondo tutto suo che non è ciò che noi vediamo e in cui è difficile entrare, perché quel suo sguardo è quello della sindrome che lo accompagna, che si è appropriata del suo corpo e della sua mente: l’autismo a basso funzionamento.
Lo sguardo dei famigliari, nonni, zii, cugini, lontani e vicini, che non vuole misurarsi con una disabilità così difficile, forse per le loro vite “normali” troppo fastidiosa da supportare e sopportare. Lo sguardo di rassegnata accettazione di una madre, pronta a vivere una diversa “normalità” con tutto l’amore possibile.
Lo sguardo di un padre che si accende di odio verso un figlio imperfetto, incapace di gestirsi da solo, totalmente dipendente, che porta il pannolone, dondola continuamente, cammina goffamente “l’andatura da sonnambulo aggrappato al braccio del padre”, con le dita della mano sinistra “che non smettono mai di passare e ripassare sulla coscia”; che poi diventa vergogna e cieca rabbia, che tinge di tenebra ogni attimo della sua nuova, asfissiante vita, immersa in una notte eterna.
Lo sguardo arcigno, “stanco e burbero” degli abitanti di un piccolo paese arroccato sulle colline beneventane, che dal distacco repulsivo passa all’amorevole affetto verso un ragazzo che vive la sua “stravagante” normalità.
Lo sguardo di uno scrittore che diventa regista invisibile, penetrando nel vivo di una storia di profondo dolore e mettendosene totalmente al servizio, facendo parlare personaggi, luoghi e oggetti, con uno stile sobrio, asciutto, lineare ma non privo di accenti di puro travolgente lirismo, che tocca le corde dell’animo di chi legge, accompagnandolo dentro al racconto e dentro sé stesso: quell’io poetante che, nel mettersi a nudo, consente, a chi ode la sua melodia carica di pathos e di stridenti sentimenti, di misurarsi con la propria nudità.
Silenzi. Quello di un padre che evita di interloquire troppo con gli altri “che poi si finisce sempre per parlare dello Scrondo, e il come il cosa e il perché”. Scrondo, il nomignolo che ha scelto per quel figlio che non è certo quello che si sarebbe mai aspettato: “cosa ha fatto per meritarsi un figlio che più che un essere umano sembra ai suoi occhi una macchina da avviare, controllare e spegnere?”.
Il silenzio di un ragazzo che comunica solo con un unico suono: “mmmmm”.
Il silenzio agghiacciante delle istituzioni, che mostrano tutta la loro assenza nel prestare aiuto alle famiglie che hanno il gravoso e oneroso problema della disabilità di un figlio, non investendo nel sostegno alla neuropsichiatria infantile: se hai i soldi puoi affrontare le pesanti spese per le cure, altrimenti resti in balia del nulla totalizzante…
Storia di Pietro, un padre che da anni è straziato da una sofferenza dilaniante per la malattia del figlio Jacopo, che divora e rabbuia tutta la sua esistenza. Quando nasce un figlio tutti hanno delle grandi aspettative, già si traccia il percorso della sua vita nel proprio immaginario e poi… l’imprevisto, quello che non ti aspetteresti mai e… cala la notte cupamente buia e foscamente nera. L’imprevisto, che accade anche durante il viaggio intrapreso da Pietro e Jacopo verso Marina di Ginosa, in Puglia, dove la madre Bianca li aspetta per festeggiare l’anniversario di matrimonio nel luogo dove i coniugi si erano incontrati la prima volta, giovani e pieni di speranza. La frizione della sgangherata vecchia Golf su cui viaggiano, sgangherata come il corpo di Jacopo, si rompe. I due sono costretti a fermarsi e pernottare nel paesino di Sant’Anna del Sannio, dalle bianche pietre come bianca è la pelle di Bianca e del figlio Jacopo, che è bello, davvero bello come la mamma, di una bellezza, però, ingannevole.
Meno di duecentomila anime, indurite da un vivere isolato che non ha fatto sconti a nessuno, ma che sanno ancora ricreare un senso di comunità accogliente di fronte al problema di Pietro e Jacopo, che non è solo quello della frizione rotta.
Tra di loro: Oliviero, il meccanico dai luccicanti occhi verdi, farà ogni sforzo per poter riparare il mezzo; Agata, che gestisce una pensione in disuso, “Da Arturo”, il nome del marito defunto che non l’ha mai rispettata, dai modi bruschi e gli occhi che sono “una specie di lente di ingrandimento”, che perlustra andando oltre “la buccia dell’epidermide”, si affeziona moltissimo a Jacopo; Gaia, giovane psicologa, tornata in quel posto sperduto per assistere la madre, che riesce a vedere e a far vedere il bello nascosto delle cose, a comprendere senza troppe domande.
Anche nella disperazione più totale la “bellezza” “è una medicina naturale che ci rincuora con un alfabeto che non conosciamo, che smuove il nostro mondo interiore” positivamente e lo induce alla rinascita. Così padre e figlio si riscoprono e si riconciliano, riaprendosi al mondo e alla vita, aspirando, a pieni polmoni, quella boccata d’ossigeno che placa il loro soffocamento.
Ma che richiede un’inalazione continua: non basta un singolo respiro per saziare quella “Fame d’aria” che, comunque sia e per i più diversi motivi, tutti noi, nel nostro procedere, abbiamo il bisogno di nutrire.

Ombretta Di Pietro

L’ultimo libro di Daniele Mencarelli “Fame d’aria”, edizioni Mondadori, è stato presentato martedì 28 febbraio in Villa Milyus di Sesto, nell’ambito dell’iniziativa “Libri in villa”, con il patrocinio del Comune di Sesto e la collaborazione della “Libreria della Famiglia” di Largo Lamarmora.  

     

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