‘I giorni della libertà’ al centro dell’ultimo incontro di ‘Libri in Villa’

Talvolta è il caso che fa nascere incontri e racconti. Alessandro cammina per viale Monza; all’altezza del n° 23 si imbatte in una pietra d’inciampo (quei blocchi di pietra incorporati nel selciato stradale, ricoperti da una piastra di ottone con incisi i nomi delle vittime del nazismo e del fascismo, dislocate in vari punti delle città europee davanti alle ultime abitazioni di questi “martiri” torturati e uccisi da aberranti sistemi dittatoriali, iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig): reca il nome di Angelo Aglieri, impiegato del Corriere della Sera, arrestato nel maggio del ‘44 per aver introdotto in redazione una bomba a mano, inviato nel campo di prigionia di Fossoli da cui non  ritornerà mai più.
La curiosità, un po’ tipica del giornalista, mossa anche dal fatto che quell’uomo, il cui nome giaceva lì a terra, faceva la sua stessa professione, lo spinge ad addentrarsi all’interno di quella casa che, all’epoca di riferimento, gli anni ‘40, veniva chiamata il “Casermone”, a parlare con il portinaio e… gli si apre un mondo: quel mondo della Milano sotto il regime fascista e travolta dalla guerra, scandito da eventi tragici e composto di persone coraggiose che allora seppero e vollero fare la scelta più giusta, lottare per la pace e la “libertà”!… “La libertà è un suono, una sensazione, un istinto”.
L’istinto con cui l’uomo nasce, libero di essere se stesso, di esprimersi, di vivere la sua vita, e l’istinto di riconquistare questo primario bisogno e impulso quando viene soffocato e limitato bruscamente, a qualsiasi costo. La sensazione di necessità di libertà come ossigeno vitale e di asfissia quando questo diritto imprescindibile viene meno. Il suono delle sirene, delle bombe, degli spezzoni incendiari, che devastano gli edifici, le industrie, i patrimoni artistici, uccidono le persone e polverizzano la libertà deprivata, ma anche il suono dell’urlo liberatorio quando, dopo tanta sofferenza, dolore, paura che “sa di aceto”, dopo tante morti ed eccidi, eccola riaffermata e riconsegnata nella mani e nei cuori di chi a combattuto tenacemente per riaverla. Che colore ha la libertà? Il nero delle lunghe notti, passate spesso nei rifugi sotterranei o in scantinati a pochi metri di profondità che non garantiscono la salvezza; il giallo dei fuochi che ardono dopo il passaggio delle contraeree, che lanciano centinaia di ordigni come fossero caramelle avvelenate; il rosso del vino in cui affogano gli operai  della casa vinicola “Da Rios” dopo il bombardamento del 24 ottobre del ‘42, di cui è testimone il giovane Sergio Temolo (conosciuto da Alessandro e recentemente scomparso), figlio di Libero Temolo, militante comunista, operaio alla Pirelli Bicocca, partigiano organizzatore delle SAP, uno dei 15 martiri della strage di Piazzale Loreto del 10 agosto del ‘44, che fa seguito all’attentato compiuto l’8 agosto in Viale Abruzzi dal GAP (Gruppo di Azione Patriottica): una rivalsa scellerata e ingiustificata! Ancora il rosso dei militanti comunisti, come la portiera del “Casermone” Carmela Fiorili, del marito Luigi Mazzola e del padre Aldo Fiorili; il rosso dei fazzoletti dei partigiani annodati intorno al collo; il rosso del sangue versato da migliaia di innocenti in nome della libertà negata. Che odore ha la libertà? L’acre olezzo della distruzione, del terrore, delle acque melmose di un Naviglio putrido, delle fognature, dei cadaveri; ma anche il profumo del poco cibo che si riesce a racimolare, della crema Nivea che le donne usano sulle mani e il volto, della lavanda che fa incontrare Angelo e Aldina, che subito si innamorano e decidono di sposarsi per cercare una sorta di normalità in quell’assurda eccezionalità, in quel momento così difficile dove il saluto del mattino assomiglia a un ipotetico ma non improbabile addio e l’abbraccio serale è il conforto, il ricongiungimento, l’unione dell’edera al muro che dà la forza di continuare a sperare e credere che tutto finirà.
La libertà e la pace, che diventano un miraggio illusorio dopo la deposizione di Mussolini e la nomina del Generale Badoglio a capo del governo; dopo l’armistizio firmato da quest’ultimo con il generale Eisenhower, al comando delle forze alleate angloamericane, successivo ai terrificanti bombardamenti del ‘43 che rendono Milano una città “spettrale”, sventrata e “scorticata”, dove le persone, dal volto incavato e dal colorito grigiastro, scavano faticosamente e alacremente tra le macerie, infilandosi cotone nelle narici per non sentire il forte puzzo di morte. La libertà e la pace che vedono gli operai delle fabbriche scioperare in massa nel ‘44 anche a rischio di forti ritorsioni e sfidando le mitragliatrici puntate loro contro.
La libertà e la pace fatta di clandestinità assoluta, di bisbigli, di intese silenziose, di gesti più che di parole, di nomi in codice, perché non ci si può fidare di nessuno. La libertà e la pace fatta ancora di tradimenti, come quello che subisce Angelo dal fratello, che lo consegna al nemico definendosi un infiltrato repubblichino e che avrà l’indecenza di appropriarsi dell’identità di lui deceduto per avere la pensione di partigiano. La libertà e la pace conquistata dalla resistenza partigiana, che non ha un unico colore, ma è composta da attivisti politi e gente comune che allora decisero di essere antifascisti, di voler essere liberi e di lasciare in eredità alle generazioni future un mondo giusto dove poter vivere scegliendo liberamente. Una narrazione, frutto di approfondite ricerche attuate con rigore giornalistico, che affianca resoconti storici più noti alle storie sconosciute di persone realmente esistite, che la grande storia l’hanno vissuta e l’hanno creata, che hanno voluto contribuire a scriverla, ciascuno a suo modo, nel suo “piccolo”, con le proprie scelte, perché si può sempre scegliere da che parte stare!
E a cui dobbiamo doverosamente dire “grazie” per tutta la libertà di cui oggi possiamo godere, forse senza neppure rendercene realmente conto. Storie e nomi da ricordare, sempre!

Ombretta Di Pietro

Il libro di Alessandro Milan ‘I giorni della libertà’, Edizioni Mondadori, è stato presentato venerdì 17 febbraio alla Villa Mylius di Sesto, all’interno del ciclo di incontri ‘Libri in Villa’, con il patrocinio del Comune e la collaborazione della ‘Libreria della Famiglia’ di Largo  Lamarmora.

 

 

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