Dalla Chiesa, a Palazzo Reale la mostra che racconta l’Uomo e il Generale

Cento funesti rintocchi premonitori; 100 scoccare di mezzanotti insonni brulicanti di pensieri; 100 apparizioni di opaca luna nello scuro cielo terso di fine estate… e alla centesima notte una mitragliata di colpi di kalashnikov squarciano l’aria togliendole l’ossigeno, bucano la carrozzeria e i finestrini della A112 bianca e dell’Alfetta che la segue: crepitare gemente di vetri infranti, rumore di un ultimo sospiro che si blocca, rantolante, nella gola incredula, occhi spalancati da un terrore consapevole, stridere di pneumatici che si allontanano lanciandosi in una corsa all’impazzata, 100 e poi 100 gocce di sangue che sgorgano da sagome esanimi, imbrattando indelebilmente i sedili, la strada, la memoria, e… Silenzio di tre corpi martoriati nella centesima notte di un’estate palermitana.
Così morì il 3 settembre 1982, nell’agguato di mafia di Via Carini, l’allora Prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro, sposata il 10 luglio dello stesso anno, e all’agente di scorta Domenico Russo. Il 5 settembre una telefonata anonima al quotidiano “la Sicilia” annunciava: “L’operazione Carlo Alberto è conclusa”, senza avere la contezza che da qui iniziava la sua consegna alla Storia come simbolo di coraggio e di fedele servitore dello Stato e delle istituzioni, che mise al centro del suo agire e a cui dedicò tutta la sua vita. Interrotta bruscamente all’età di soli 62 anni: ma nel suo volto e nel suo sorriso i segni di 100 vite vissute con intensità. Questo l’amaro epilogo.
Ma riavvolgiamo il nastro, seguendo il percorso espositivo che, con le sue foto stampate su pannelli e i video proiettati a ripetizione, ci racconta di un Uomo e di un Generale, calandoci nuovamente negli anni oscuri e terribili che hanno segnato e contraddistinto la prima Repubblica.
Figlio di un Generale dei Carabinieri, Romano dalla Chiesa, si può dire che Carlo Alberto nasce con la divisa dell’arma già indosso. Durante il secondo conflitto mondiale lo vediamo nell’Esercito Regio giovane soldato in Montenegro; entra nell’Arma dei Carabinieri nel ‘42, e l’anno successivo si laurea in Giurisprudenza con una tesi assegnatagli da un brillante professore, Aldo Moro. Nel ‘46 sposa l’amatissima Dora Fabbo, da cui ebbe tre figli: Rita, Nando e Simona.
Dora si spense nel ‘78 stroncata da un infarto, definita durante il funerale “un’altra vittima del terrorismo” date le forti preoccupazioni per l’incolumità del marito: da quel giorno Carlo Alberto tiene un diario su cui scrivere tutte le sere. E fin qui l’uomo. E poi tutta la grande carriera, portata avanti con tenacia, meticolosità, precisione, intelligenza, volontà e integrità indiscutibili. Spostandosi in continuazione dal nord, al centro, al sud del paese, quell’Italia che tutta affezionava con ardore. Dalla prima lotta, nel ‘48, contro il “banditismo” mafioso che aveva la sua “star” in Salvatore Giuliano, alle indagini sull’omicidio di Placido Rizzotto, segretario della Camera del Lavoro di Corleone, che portarono all’arresto del nascente boss Luciano Liggio, assolto, però, in fase processuale.
Seguirono anni di trasferimenti da Firenze a Roma, Torino e in quella Milano,  del boom economico che mostrava, altresì, nuove forme di criminalità organizzata. Alla fine degli anni ‘60 torna in Sicilia per la seconda fase di guerra alla mafia, presentando alla Commissione antimafia il nuovo strumento investigativo, le cosiddette “schede dei mafiosi” che ne delineavano i legami parentali e gli scenari d’azione.
Agli inizi degli anni ‘70 è coinvolto nelle indagini sulla sparizione del giornalista Mauro de Mauro, che stava seguendo un’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, e sull’uccisione del procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, che virtualmente segna l’inizio delle “stragi di mafia”. Nel ‘73 viene nuovamente trasferito a Torino, promosso Generale, per portare aventi la lotta contro le Brigate Rosse, a capo di un Nucleo Speciale, con uomini da lui selezionati, sviluppando avanguardistiche tecniche di pedinamento, infiltrazioni e collaborazione con tutte le istituzioni e le forze coinvolte sul campo: nella consapevolezza che il fenomeno brigatista doveva essere capito e conosciuto appieno per essere sconfitto. E nel ‘74 l’arresto di Renato Curcio e Alberto Franceschini, capi storici delle BR, mostra l’efficacia del “metodo dalla Chiesa”. Nel ‘78 istituisce una nuova struttura antiterrorismo con ampia libertà di azione su tutto il territorio nazionale, seguendo anche le indagini sull’assassinio di Aldo Moro, con il ritrovamento, nel covo dove era stato recluso il leader politico, delle pagine del suo famoso “Memoriale”. Per arrivare nel ‘79, a capo della Divisione Pastrengo, alla cattura di Patrizio Peci, il primo e più importante brigatista pentito: “Sulla strada che così si è aperta io vedo all’orizzonte una grossa botta a tutta l’organizzazione delle BR”.
E così fu. Nell’81 viene nominato Vicecomandante dell’Arma, la più alta carica raggiungibile per un ufficiale dei carabinieri. Ma fu dopo l’uccisione di Pio La Torre, Segretario regionale del Partito Comunista in Sicilia, che, su specifica richiesta, dalla Chiesa decide di lasciare l’Arma per l’incarico di Prefetto di Palermo con poteri speciali, che però non ebbe mai.
Il finale è noto, ma molte sono ancora le ombre che oscurano la verità sulla sua morte. Depistaggi, sparizioni di documenti, ambiguità indagatorie: cose sentite e risentite anche successivamente. Forse sapeva di quei collegamenti tra mafia, forze politiche e devianze dei corpi di polizia e servizi segreti, ma il suo sforzo fu quello di tentare di raddrizzare dall’interno le storture di un sistema “Stato” che per lui erano assolutamente inaccettabili: perché lo Stato aveva la sua inviolabile “sacralità”, in cui credeva ciecamente e a cui aveva dedicato ogni suo minuto di vita e ogni suo sforzo, anche a costo del sacrificio estremo.
100 giorni di isolato credere e perseverare. 40 anni di storia di un Uomo, di un Generale … “Il Generale”!

Ombretta Di Pietro   

La mostra ‘Carlo Alberto dalla Chiesa l’Uomo, il Generale. 1982-2022’ è  promossa da Comune di Milano-Cultura ed è organizzata dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, con la produzione di Publimedia Srl e la direzione artistica di Andrea Pamparana.
Sale dell’Appartamento di Parata del Palazzo Reale di Milano, fino al 26 febbraio 2023, ingresso gratuito. 

        

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