Banchieri e mecenati: suggestiva mostra alle Gallerie d’Italia di Milano

Chissà cosa sarebbe stato del genio talentuoso dei grandi artisti del passato se non ci fossero state le “committenze”. Quegli innumerevoli pittori, scultori, incisori, ebanisti, cesellatori e via dicendo, che compongono il variegato e sublime universo delle Belle Arti, saliti agli immortali onori della Storia imperitura della cultura mondiale, avrebbero avuto la stessa fortuna senza l’intercessione favorevole di Papi, Re, Sovrani, Duchi, Nobili di alto rango? Che, riconoscendone l’eccelsa capacità e valore, commissionarono loro opere di tale magnificenza che ancor oggi sono in grado di travolgere, sconvolgere, turbare piacevolmente gli animi per la loro sublimata mirabile bellezza. Del resto “… l’esistenza ed il mondo sono eternamente giustificati solo come fenomeno estetico”, diceva Nietzsche ne “La nascita della Tragedia” del 1872.
Quindi “l ‘aesthetica”, la “sensazione” del bello percepito attraverso la mediazione del senso, è il motore dell’essere e il principio dell’esserci: chi non cerca l’incanto della beltà, chi non ne è attratto magneticamente, mutatis mutandi il proprio agire, perché il bello è armonia che armonizza e abbellisce deliziando!
Orbene: questi personaggi illuminati nonché interessati a ostentare la loro forza autoritariale e la loro dominante posizione di classe, consentirono, così, ai creatori di meraviglia di scalare più agevolmente il monte olimpico degli dei dell’arte: un incontro tra potere, possibilità pecuniaria, idee, ingegnosa fantasiosità inventiva, che tutti consegnò agli annali della “Historia Mundi” , mandatari ed esecutori! Ma ancor più fu l’umanistica spinta mecenatistico-filantropica e la passione collezionistica che, soprattutto a partire dal Rinascimento fino all’età moderna, diede ulteriore impulso all’accrescitivo sviluppo artistico-culturale nelle varie epoche e nei più disparati luoghi. E in questa accezione un ruolo fondamentale fu svolto da illustri banchieri e famiglie di banchieri, spesso anche imprenditori e commercianti, sicuramente il “deus ex machina” della finanza, che investirono ingenti capitali a sostegno di iniziative di promozione in tale direzione e nel  più specifico ambito collezionistico.
Le preziose e ricche collezioni esplicitavano il loro elevato status all’interno del contesto sociale e dimostravano una sapiente capacità di trasformazione del capitale economico in capitale culturale, messo a disposizione dell’intera comunità con la costituzione di Fondazioni e Musei altresì con lasciti a istituzioni museali già esistenti. Non c’era dunque luogo più adatto delle Gallerie d’Italia di Intesa San Paolo per ospitare più di cento capolavori di celeberrimi artisti quali il Verrocchio, Michelangelo, Caravaggio, Gerrit van Honthorst, Valentin de Boulogne, Antoon Van Dych, Angelika Kauffman, Francesco Hayez, Giorgio Morandi, Giacomo Manzù, Renato Guttuso. Appartenute alle raccolte di insigni banchieri, a ciascuno dei quali è dedicata una delle undici sezioni che compongono la totalità della mostra. Italiani, francesi, tedeschi, austriaci, americani, ciascuno con un proprio personale gusto, vicende biografiche, habitus comunitario, che vissero e operarono in tempi, luoghi e contesti molto differenti, lasciando un segno indelebile nella cronaca del periodo, giungendo fino a noi attraverso questa interessantissima esposizione. Dai Medici, i Signori di Firenze, nelle figure Cosimo e Lorenzo il Magnifico, che lasciarono alla città toscana un ingente patrimonio artistico-architettonico con il vincolo che rimanesse all’interno del Granducato. A Vincenzo Giustiniani, che curò il catalogo illustrato della sua collezione, nella quale spiccano 15 opere di Caravaggio. A Jabach Everarth, che acquistò numerose opere da Carlo I d’Inghilterra, poi cedute a Luigi XIV e ancora conservate nel Gabinetto dei Disegni del Luovre. A Moritz von Fries, che oltre all’amore per l’arte maturò uno specifico interesse per la musica, tanto che Beethoven gli dedicò le sonate per violino n° 4 e 5. Alla famiglia Torlonia, nota per la sua collezione di arte antica e di marmi, nonché per il rapporto con il Canova, da cui acquistarono il Grandioso gruppo di “Ercole e Lica”. A Wilhelm Wagener, la cui eclettica collezione, lasciata al re di Prussia Guglielmo I, costituì il nucleo iniziale dell’ Alte Nationalgalerie di Berlino. A Nathaniel Mayer Rothschild, collezionista per vocazione con predilezione per l’arte del ‘600-’700 francese. A John Pierpont Morgan, che rese pubblica la sua collezione perché fosse di ispirazione all’evoluzione dell’arte americana. A Uboldo Ambrogio, la cui raccolta fu una delle più ricche della Milano dell’ ‘800; la sua copiosa serie di armi costituisce a
d oggi il nucleo principale dell’armeria del Museo Poldi Pezzoli di Milano. A Raffaele Mattioli, il “banchiere umanista”, fondamentale protagonista della rinascita economico-culturale dell’Italia del dopoguerra alla guida della Banca Commerciale Italiana (confluita nell’odierno Gruppo Intesa San Paolo) e della prestigiosa casa editrice Ricciardi.
E ultimo, ma non ultimo, Enrico Mylius, milanese d’adozione, banchiere e imprenditore nella produzione della seta, fondatore della ‘Società d’incoraggiamento di arti e mestieri’, istitutore di due premi all’Accademia di Brera per la pittura d’affresco e per quella di genere. Nella sua omonima villa in Sesto San Giovanni riceveva i più importanti intellettuali e artisti di quegli anni: ancora oggi, dopo essere stata sede del Municipio, dei Vigili Urbani, della Fondazione ISEC, viene utilizzata per incontri culturali, in una sorta di legame di ereditaria continuità.
Un percorso espositivo multisfaccettato, seguendo l’odore del denaro che si fa storia dell’arte: perché, come diceva lo stesso Mattioli, “lo studio del passato è la chiave di lettura del mondo contemporaneo e la cultura, nella sua globalità, è fondamentale strumento per la costruzione del futuro”.  

Ombretta Di Pietro

“Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi”, a cura di Fernando Mazzocca e Sebastian Schutze, con il patrocinio del Comune di Milano, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano, in partnership con Musei del Bargello e la Alte Nationalgalerie di Berlino.
Fino al 26 marzo 2023 alle Gallerie d’Italia di Milano, piazza Scala Milano.
info:
www.gallerieditalia.com; numero verde 800.167619.

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