Buonanotte a questo anno che se ne va …

2022… Buonanotte a questo anno che se ne va: finalmente può riposare tranquillo dopo le innumerevoli perturbazioni che lo hanno travolto, attraversandolo in lungo e in largo, sopra, sotto e diagonalmente, segnando, così, un altro solco rugoso nello scorrere dell’implacabile tempo.
Adesso hai finito la tua corsa e puoi giacere in pace, quella stessa pace che è venuta a mancare in tanti e troppi luoghi della terra e che è riuscita a dividere con contrasti “ossimorici” e distonici invece di  unire gli smemorati uomini, che di lei non più si curavan fin ad ora, preoccupati per l’incertezza del loro destino: “pacifisti” di ritorno, per caso, per forza assai meno per amore. Ma che vuoi farci, tal è la vita! Che lasci libera di divenire, rintoccata dal fluire di secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi… anno! Mentre tu passerai agli annali della Storia, pura memoria da rispolverare e analizzare. Guardando in trasparenza i tuoi resti giacenti intonsi, retroilluminandoli con la luce rivelatrice della logica deduttiva e fattuale, che supera i limiti dell’apparente, cercando di comprenderti a fondo e di trovare quella verità assoluta di giudizio a cui mai si giungerà: ma scienza, conoscenza, coscienza sono linfa imprescindibile…
E buonanotte all’Italia, che ha avuto e avrà il suo bel da fare. E al mondo intero, su cui cupa e minacciosa è scesa un’ombra di travolgente nera oscurità… Nera, come la pelle di migliaia di persone, naufraghi senza patria non già conquistatori di terre. Che disperatamente tentano la traversata dell’imprevedibile mare, all’apparenza cheto, ma che un attimo dopo perigliosamente spalanca le sue tumultuose fauci per divorare, affamato, quanta più carne possibile: inghiottendola nel nero abisso, tomba tetra che più non restituisce i corpi flagellati, digerendoli saziandosi. Nera, come la guerra che spegne il sole e la speranza, in una notte che cala perenne e tanto buia da non vedere assolutamente nulla. E soltanto si odono le esplosioni dei battiti accelerati di cuori martellanti di angoscia e degli spavaldi missili, che tracciano scie luccicanti nell’immenso cielo nero prima di colpire, distruggere, uccidere: unici bagliori nefasti, che per un istante accendono occhi spalancati, colmi di orrorifico terrore. E nero il sangue che si rapprende sul selciato, penetrando giù nel terreno, tatuaggio indelebile e mortifero che mai più si cancellerà. Nera, come la povertà più infame e infamante, che toglie cibo e dignità. Nera, come la condizione di numerosissimi lavoratori non regolarizzati, privi di diritti ma “arricchiti” di sfruttanti doveri, nel buio totale del riconoscimento di un ruolo: “NN”, apparentemente nullafacenti, sostanzialmente nullatenenti! Nera, come quel pesante, pressante velo che copre, schiacciandoli e comprimendoli, il capo e il volto di tante donne, nascoste al mondo senza alcuna possibilità di essere e di esistere, oppresse e soppresse! Nera, come la morte di migliaia di operai, immolati per erigere mega stadi da calcio, moderni templi colanti di grondante rosso carminio. Per consentire di rincorrere una palla, sferica, trotterellante, roboante, tonda e roteante come il nostro globo, che gira perennemente intorno al suo asse e intorno al suo sole, in quel moto perpetuo di solenne eternità: una palla, un globo, che cambia? Noi umani, destinati alla nera fine, non facciamo distinzione, prendendo indistintamente e incurantemente a calci sia l’una che l’altro! Nera, come la corruzione più sfrenata, golosa e goliardica, insaziabile di continuo sfrigolante denaro, olezzoso di gas liquefatto e nero petrolio! Nera, come la radice da cui germina la nuova classe politica italiana: un azzardo dirlo? E’ il colore non colore che ci vedo, e non posso tacerlo! Ma squarciamo ordunque questa nera tela, con l’eco urlante di un “Basta!” “bast.rdi!”, che sfonda le barriere del suono facendo risvegliare gli animi anestetizzati da un’apatica rassegnazione!… 2023…
E buongiorno sia al nuovo anno, che si desta trionfante con la forza e l’esuberanza di un neonato infante, re del futuro a cui tutti sudditamente si rivolgono fiduciosi, rimettendosi nelle sue solerti mani, ancor lindamente biancheggianti. Ma che non sia di solo bianco vestito, perché il nero e il bianco sono acromatici! Riempiamo, dunque, i secchi di tinte sgargianti e, armati di pennelli, pittiamo tutto il pianeta, arlecchino saggiamente giocoso, arcobaleno multisfaccettato di pluralità, di differenti voci individuali che compongono il coro dell’eterogenea ed eclettica umanità. Cambiamoci d’abito, via quella scura e polverosa mise, ormai vecchia e demodè!
Indossiamo il nostro vestito migliore e prepariamoci a conquistare un posto in prima fila per e nel più grande spettacolo del mondo! Perché, comunque vada, nulla si ferma, tutto continua a girare sulla giostra baldanzosa della vita: lo spettacolo deve continuare, the show must go on     

Ombretta Di Pietro 

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