#OneLove, in mostra al Mudec l’installazione di Norma Jeane

Bianco e nero. Due colori opposti, agli antipodi, ma accomunati dal fatto di essere entrambi “acromatici”, senza tinta; che nascono da processi contrari, l’uno dato dalla sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile l’altro dalla sintesi sottrattiva dei medesimi, ancora l’uno dalla combinazione di tutte le cromie l’altro dalla loro assenza. Se poi facciamo si che la luce bianca colpisca un prisma di vetro, vedremo che una parte verrà riflessa mentre un’altra si scomporrà, disperdendosi nella rifrazione dei vari colori che la compongono. Ecco materializzarsi davanti ai nostri occhi esattamente lo spettro elettromagnetico “visibile”, una “finestra ottica” dalle differentemente “colorate” lunghezze d’onda. Per semplificare, diciamo pure che ci appare l’ “arcobaleno” con le sue sette specifiche tonalità: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto.
No, non è una lezione sul fotocromatismo o qualcosa del genere, ma la descrizione, partendo da una base scientifica, dell’installazione artistica che dal 17 novembre è ospitata nello Spazio delle Culture Khaled al-Asaad del Mudec di Milano: #OneLove, dell’artista Norma Jeane. Perdonate la licenza di unire arte e scienza, creatività immaginifica e razionalità fattuale, che se apparentemente distanti hanno in realtà delle comunanze e interazioni supportive, la prima fra tutte di essere in costante fluire evolutivo. Ma torniamo alla nostra.
Un parallelepipedo formato da strisce sovrapposte di plastilina dalle svariate “nuances” che rievocano, per l’appunto, esplicitamente l’ arcobaleno; nascondendo, però, al suo interno un’intersezione bianca e nera che spezza il ritmo del cromatismo “iridato”, un elemento quasi disturbante che, con la sua antiteticità rispetto alle gradazioni colorifiche, restituisce una percezione di dinamismo dal grande potenziale rievocativo: lo scorrere costante della vita nella sua complessità, in quella dell’essere umano e dell’intero mondo.
Le rigide linee chiaro-scure implicano una scelta bivalente, o da una parte o dall’altra, la biforcazione davanti alla quale ci possiamo trovare a un certo punto del nostro percorso, dove possono e non possono esserci alternative plurime. Oppure le mille sfaccettature che costituiscono lo stesso mondo, che dalla divisione-congiunzione di due opposti originano, disperdendosi nelle molteplici sfumature che lo rendono gradevolmente variopinto, eterogeneo, polivalente.
Un chiaro richiamo alle bandiere della pace e della comunità LGBTQ, rimarcando l’importanza dei simboli quale espressione di consonanza comunitaria e di eguali intenti, ma anche la pericolosità che i medesimi diventino elementi troppo identitari: se da una parte rivendicano un’appartenenza e una riconoscibilità, dall’altra rischiano di creare distanza e impossibilità di comunicazione. E proprio al superamento di questa barriera, che volente o nolente, viene a ergersi come un muro di intollerabile incapacità di dialogo, accettazione e rispettosa convivenza, siamo chiamati tutti ad attivarci, nell’unico solo modo possibile: agire. Il pubblico viene così coinvolto in quest’opera in divenire e sempre in mutazione, esattamente come il vivere: proprio usando la plastilina, materiale assai facilmente plasmabile, ogni persona potrà creare, secondo il suo estro, nuove forme e nuovi colori, che un attimo dopo qualcuno potrà a sua volta modificare, e così all’infinito, in una composizione collettiva che varia nel tempo e nello spazio. E che riesce a unire nell’atto del creare materico, fatto dalle nostre stesse mani, liberandoci da ogni preconcetto, pregiudizio, vincolo che spesso noi stessi ci poniamo. Nell’arte un solo cuore pulsante di un unico amore per la medesima vita in tutto il suo potere “multicolor”.
Un’istallazione che è anche una sorta di gioco, dove l’arcobaleno ci porta in un mondo favolesco e in parte misterioso, esattamente come avvolta da un enigmatico alone misterico è la figura della stessa artista, di cui si conosce solo la data, l’ora e il luogo di nascita (Los Angeles prime ore del mattino del 5 giugno 1962), che non è mai apparsa in pubblico ma che, nella sua incorporeità indefinita e indefinibile, riesce a realizzare comunque progetti e performing art di fortissimo contenuto sociale. Non serve la visibilità, sembra dirci, ma dare inizio proprio a quel gioco che ci riporta un po’ bambini, seguendo l’istintualità che ci fa stare piacevolmente insieme per svago e diletto e, contemporaneamente, esplorare la realtà di ciò che ci circonda, scoprire l’altro e scoprirci. Coraggiosamente cambiando di tanto in tanto le regole, le carte in tavola e… vediamo poi che succede! Allora che il divertimento abbia inizio: “Let’s get together and feel alright!”, ci incita Norma Jeane…
Tanti attimi, tanti “noi”, tanti pensieri, tante emozioni, tante differenze, tante somiglianze, in un unico e solo “amorevole” OneLove!

Ombretta Di Pietro

Il progetto #OneLOve di Norma Jeane, a cura di Katya Inozemtseva, nasce dalla collaborazione tra L’Arte Museo delle Culture, Progetti Interculturali, Arte dello Spazio Pubblico, 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, con il patrocinio del Comune di Milano-Cultura, main sponsor Fondazione Deloitte. Mudec di Milano, dal 17 novembre 2022 al 12 marzo 2023. Ingresso gratuito. Info: www.mudec.it

 

Circa specchiosesto

Controlla Anche

‘Libri in Villa’: presentato ‘Le due mogli di Manzoni’  di Marina Marazza

Un filo di seta si srotola dal bozzolo gelatinoso che il solerte baco, con il …

Lascia un commento