Presentato al Teatro Parenti ‘Chiamatemi Cassandra’ di Marcial Gala

Cosa lega e collega saldamente la grande isola di Cuba, col suo mare sciabordante che si perde in un orizzonte nebuloso e ‘infligge alla spiaggia’ il cavallo morto di ciò che non è più e di ciò che potrebbe essere la ‘nueva vida’; l’Angola, con la sua secca terra rossa, battuta dal rumoroso tam tam dei piedi nudi di anime che chiedono l’uccisione del feroce leopardo, dagli intensi occhi di un dorato nero, predatore maligno di giumenti e anime; e la città di Ilio, che splendente si erge dominando l’Ellesponto, con il plumbeo cielo sferzato da gabbiani gracidanti l’eco della futura distruzione?
Ebbene: Raul Iriarte! Un bambino che vive a Cienfuegos, in quella Cuba degli anni ‘70 e ‘80, dove la cultura della rivoluzione socialista impregna e imprigiona ogni cosa; che è anche Rauli, Raulito, ‘Senza Ossa’, come lo sbeffeggiano i compagni di scuola per la sua minuta e  ‘femminile’ corporatura; o, ancora, Raul il soldato adolescente, che si trova in Angola per ‘quei due centimetri di troppo’, altresì ‘Marilyn Monroe’ per i commilitoni, che si fanno gioco della sua effeminata gracilità; e, infine ma non da ultimo, Cassandra, la reicarnazione della profetessa troiana, figlia del re Priamo, posseditrice del dono della preveggenza.
E proprio come costei presagirà, senza venire creduta, la disfatta della gloriosa città per mano degli  Achei, così Raul può vedere quando e come moriranno le persone e predire il giorno esatto della sua stessa dipartita: così è scritto, il destino è ineluttabilmente segnato, proprio come quelle ombre disegnate sulla tela dalla mano irridente di Zeus, che altri non sono che gli esseri umani, in balia del bizzarro ineludibile fato. Ma non può confidare a nessuno il suo segreto e neppure la propria omosessualità: non sono contemplati e accettati dal pensiero dominante, quell’ateismo scientifico che fa dell’infinitezza e dell’eternità dell’universo la sua certezza assoluta e dell’assioma ‘Socialismo realista = becchino del Capitalismo’ la sua certezza storica.

Marcial Gala presenta il suo libro

Però può leggere, e quanti più libri possibili, anche quelli proibiti per i loro contenuti eccessivamente idealizzanti, astratti, fantasiosi, stregoneschi. Erigendo la letteratura a via salvifica, che apre una finestra dopo l’altra, rivelando le innumerevoli possibili effettive consistenze, quegli universi paralleli che si concatenano per condurci all’ancestrale litorale del Mito. A cui ci ricongiungiamo, tornando al ‘Vecchio Mondo’, traghettati all’origine del tutto, dopo una peregrinante trasmigrazione e trasmutazione che ci ha visti essere uno, nessuno e centomila: perché ciascun uomo è un’entità a sé, ma in continua trasformazione, così come cambia lo stesso Mondo, che non è un monolito sempiterno. Nella realtà in cui vive Raul non può essere sé stesso, ma solo ciò che gli altri vogliono che sia, fino a renderlo invisibile mentre tutti si nascondono dietro una maschera di ipocrisia: per la madre è la sorella morta , e lo veste con gli abiti della zia defunta; per il suo Capitano è la moglie lontana, e gli fa indossare eleganti abiti femminili per poi abusare di lui; per il padre è il figlio poco virile che vuole rendere, con le sue grandi e tozze mani scimmiesche, un vero uomo…
Libero di essere solo quando diventa Wendy, la fanciulla che va a ballare nei club notturni, attirando gli sguardi vogliosi dei ragazzi; ma soprattutto quando è Cassandra, in quella dimensione mitologica anello di congiunzione tra il divino e l’umano, tra un empireo abitato da antropomorfi dei capricciosi e una caotica terra vissuta da esseri vaganti alla ricerca di un senso per quell’assurda esistenza in cui sono immersi.
Un racconto dal chiaro accento autobiografico, caratterizzato da una spirale narrativa che consta di salti temporali e spaziali, senza una consecutio rigida, dove alcune scene si ripetono e si ripropongono arricchite di particolari, esattamente come più elementi si colgono nella rilettura di un romanzo. Una scrittura che è un automatismo psichico alla Garcìa Màrquez; un libero scorrere impulsivo dei pensieri; un rifluire costante di ricordi, che non seguono necessariamente un percorso lineare e che si definiscono con maggior chiarezza ogni qualvolta vengono rievocati nella mente; una definizione quasi schematica con allitterazioni poetiche e un andamento  preciso, come in una partitura musicale, che fa da contraltare alla colonna sonora del libro, trascrizioni di brani di canzoni che accompagnano l’evolversi della storia. E, in particolar modo, l’evoluzione vorticosa di Raul, che passo dopo passo lo porterà al ricongiungimento, nella morte, con l’essenza di sé. Ma mentre le Erinni recideranno il filo della vita, il cavallo, il leopardo, i gabbiani ritorneranno, per continuare, ripartendo dal principio originario, quel ciclo nel mare della vita che si ripete infinitamente, tra flussi e riflussi. E guardando le onde perpetue, fino all’orizzonte indefinito, anche Raul potrà finalmente dire: “Chiamatemi Cassandra”! 

Ombretta Di Pietro

Il libro di Marcial Gala “Chiamatemi Cassandra”, edizioni Sellerio, è stato presentato martedì 27 settembre c/o il Teatro Franco Parenti di Milano

 

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