Il futuro del SSN tra guerra e pandemia

‘Il Pnrr tra economia di guerra e innovazione dirompente’, questo il titolo della nona edizione della Summer School di Motore Sanità  conclusasi  a Gallio-Asiago lo scorso 24 settembre.  Tre giorni di lavoro, 200 relatori, 3 sessioni parallele, durante le quali hanno fatto sentire la loro voce clinici, istituzioni, associazioni di pazienti, professioni sanitarie e politici, che hanno espresso la loro idea sulla sanità del futuro con al centro il paziente e i suoi reali bisogni.
Tra i principali punti emersi dal dibattito il dato relativo alla mancanza di  30mila infermieri per soddisfare le aspettative del PNRR: 20 mila per far fronte all’introduzione del nuovo “infermiere di comunità” che prevederà un infermiere ogni 3.000 abitanti; altri 10 mila infermieri per le 1.200 nuove “case di comunità” previste dal PNRR.
Mancano inoltre 4.500 medici nei pronto soccorso, senza possibilità di un ricambio: in totale, tra pensionamenti e dimissioni, entro il 2024 si stima che ci saranno 40mila medici specialisti in meno.
Capitolo malattie rare: dal dibattito è emersa la necessità di affrontare le sfide ancora aperte delle circa 8mila malattie rare note, che in Italia riguardano tra i 2,2 e i 3,5 milioni di persone. Senza dimenticare che dell’ampia famiglia delle malattie rare fanno parte anche i tumori rari, quelli che hanno un’incidenza inferiore ai 6 casi su 100mila.
Senza dimenticare la burocrazia: l’Italia è al ventisettesimo posto al mondo per spesa in ricerca in rapporto al Pil, tuttavia si piazza all’ottavo posto in termini di produttività, competendo alla pari con le grandi potenze mondiali della ricerca mondiale. Nel campo della ricerca oncologica, in particolare, il nostro Paese ha inciso non di rado nella produzione di evidenze scientifiche che hanno cambiato le linee guida cliniche a livello internazionale, ma questa eccellenza spesso si scontra con una burocrazia farraginosa che non riesce a favorirla.

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