Elogio al cestino …

Elogio al cestino. Caro cestino devo proprio farti i miei complimenti: non so come tu riesca a sostenere il perso di tutto il tripudio di “monnézza” che hanno stipato nel tuo ventre accogliente, e, per di più, con una tal forza, tenacia e insistenza incredibilmente senza pari! Tanto da colmarti fino all’orlo, anzichenò persino tracimando quel limite sensatamente consentito.
Del resto che vuoi, è questa la tua mansione, la ricettiva ospitalità dei rifiuti della gente “per bene”, che giammai vuole insozzare il suolo cuttadino, più o meno. E non vuole certo privarti del tuo ruolo essenziale nel contesto della evoluta società moderna!
Perché, allora, non essere riconoscete, anche se le rispettose persone “per bene” ti hanno quasi procurato un’indigestione rigurgitante, e, a quanto io ne sappia, non credo abbiano ancora prodotto un “Malox” per cestini! Perché biasimarle se ti hanno saziato così generosamente con ogni sorta di scarto loro proprio, quasi togliendosi il cibo di bocca per farne a te dono: pannolini, sacchetti di plastica contenenti qualsivoglia rimasuglio di cibo, bevande, rifiuti organici canini, varie ed eventuali… E, guarda un po’! quello che non ci stava neppure con il più grande degli sforzi, neppure studiando rapidamente un’equazione fisico-geometrica-matematica all’altezza di un premio nobel, l’hanno depositato ai tuoi piedi, con una misericordia arrendevole e un pentimento colpevole per non essere riusciti a ficcarti tutto in gola, nonostante avessero cercato meticolosamente ogni residuo di spazio, ogni traccia di possibili intercapedini, con un’ incredibile accuratezza per i dettagli, alla stregua di abili e attenti investigatori che nulla hanno da invidiare all’ispettore Clouseau! Eppure guarda come sei carino, con il tuo nuovo look nero satinato estremamente alla moda, di tendenza, con un tocco quasi artistico che la mette in barba ai tuoi predecessori, dai verdi cilindrotti plasticosi alle azzurre metalliche forme da post-modernismo mal concepito. Sei soltanto un tantino sottodimensionato, ma, come si dice: “nella botte piccola c’è il vino buono”!
E comunque, diamone atto, dobbiamo pur ammettere che le provano tutte nella nostra ridente cittadina: il cambio cestini è l’accadimento più frequente, quasi un rituale, che coinvolge menti geniali che si aggrovigliano per trovare sempre e a qualunque “costo” la soluzione “migliore”. Forse e fosse che non esistessero priorità magari un pochetto più urgenti… Comunque sei davvero carino e ti diamo il benvenuto, new entry nella nostra street life!
Però consentimi, senza offesa, di dirti che, come tutti i tuoi precursori, non sei certo tagliato per il riciclo e la differenziazione della suddetta “monnezza”, quindi non sei ecocompatibile, tiè! Ma non è colpa tua: così ti hanno germinato e partorito, e così sei venuto al mondo, nel nostro strano, stravagante mondo…
Di fatto è noto, prevalentemente nell’emisfero letterario, cinematografico, televisivo e pseudo-psicologico, che se si vuol conoscere davvero una persona si deve frugare nei suoi “rifiuti”: se ne capiranno le abitudini, le propensioni, le preferenze, quei particolari nascosti che magari non si esplicitano per un che di intima pudicizia e perché qualche segreto lo si deve pur avere nella vita! Ergo, se espandiamo il concetto, tu, caro il  mio cestino, sei lo specchio della società cosiddetta “civile”!
Ho visto, proprio con i miei occhi, signore e signori ben vestiti uscire dai portoni delle loro abitazioni e depositare il sacchetto contenente i loro rifiuti “casalinghi” sopra, sotto o dentro di te, insomma, dove c’era posto, cestino mio caro! Perché recarsi nel loro locale pattumiera del loro condominio è uno sforzo troppo grande, un’enormità, mentre tu fai così gola, sei lì, alla portata, giusto giusto sul tragitto, appena fuori casa…
Evviva allora il “cambiamento”, la “novità”, a cui tanti inneggiano oggi a gran voce a pochi giorni dal voto, se poi di cambiamento e di novità si tratta! Ma quale cambiamento pretendiamo se non siamo noi i primi a cambiare, ma anzi regrediamo in una paludosa “educazione incivile”, sostanziata di giudizi colpevolizzanti solo gli altri e mai se stessi, di tante pretese scordandoci del ben che minimo sacrificio da farsi, di tante lamentele manchevoli di uno sforzo per migliorarsi prima di tutto come singoli individui, che siano finalmente rispettosi di quel povero cestino, bene comune? Forse, allora, ce lo meritiamo questo “nuovo” che è un balzo all’indietro di decenni, perché anche noi siamo “vecchi”.
Quindi, caro cestino, che dire ancor più? Di certo tutti i miei complimenti per la sopportazione, e grazie per la tua clemenza compassionevole. E abbi ancora un po’ di pazienza e di “resilienza”: forse un giorno qualcosa succederà, e tu diventerai “fighissimo”!

Ombretta Di Pietro

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