Il peso del Covid e della guerra sulle speranze degli adolescenti

Preoccupati e disillusi riguardo al futuro e consapevoli che il Covid ha in parte compromesso irreversibilmente la loro formazione scolastica. Sedentari, insoddisfatti del proprio aspetto fisico. Sempre più ‘connessi’ e con un lento ma costante peggioramento dei rapporti in famiglia e con il gruppo dei pari.
È questo lo spaccato che emerge dall’edizione 2022 dell’indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, realizzata annualmente dall’associazione no-profit Laboratorio Adolescenza e dall’Istituto di ricerca IARD su un campione nazionale rappresentativo di 5.600 studenti della fascia di età 13-19 anni.
“Passare dalla Dad alla guerra – afferma Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio Adolescenza –, senza soluzione di continuità, ha reso gli adolescenti, già duramente colpiti a livello psicologico dalla pandemia, ancora più fragili e timorosi”.
Un dato su tutti che descrive impietosamente la situazione: il 52,7% degli adolescenti guarda al proprio futuro definendosi “incerto” o “preoccupato”. Gli “ottimisti” sono il 14%, percentuale che scende al 12,7% tra gli studenti delle superiori e all’11,8% tra le ragazze.
Entrando più nello specifico dell’indagine scopriamo che il 58% degli adolescenti (69,4% delle femmine) dice di aver mangiato nei due anni di pandemia in modo inappropriato (troppo, troppo poco, in modo sregolato…) e il 37% di essere aumentato di peso. Ma al di là di questo aspetto in qualche modo oggettivo, il 27% (35,4% delle femmine) “si vede” più grasso della media dei suoi amici. E, soprattutto, il 50,5% (60,7%) delle ragazze non è soddisfatto del proprio aspetto fisico in generale.
Nel 2020 (dati raccolti prima dello scoppio della pandemia) l’insoddisfazione riguardo al proprio aspetto fisico riguardava il 31% dei maschi (oggi è il 39%) e il 55,4% delle femmine (oggi è il 60,7%). Percentuali di “insoddisfatti” che nell’anno dei lockdown e della “socialità limitata” si erano ridotte (27% maschi e 50,1% femmine).
Non è difficile evincere, da questi dati, quanto gran parte del problema derivi proprio dal confronto tra sé e gli altri. Cosa che, per altro, sono gli stessi adolescenti ad ammettere quando dicono (il 34% dei maschi e 53,7% delle ragazze) che nella valutazione del proprio aspetto fisico è importante il giudizio di amici e compagni. Ma, soprattutto, ad influenzare il rapporto con il proprio fisico, e quindi anche con il cibo, risulta importantissimo il ruolo di influencer, fashion blogger, moda, pubblicità. Vale per il 59,1% dei maschi e, addirittura, per il 77,6% delle ragazze. “Dall’esperienza professionale diretta e dalla attività di GeA registriamo come questi due anni di pandemia – spiega Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta, referente dell’area psicologica di Laboratorio Adolescenza e fondatore dell’Associazione GeA (Genitori Ancòra) – abbiano fatto aumentare molto i conflitti tra genitori e tra genitori e figli e questo ha schiacciato ancora di più gli adolescenti nel loro mondo fatto di social.  Di conseguenza anche il peso degli influencer e dei blogger specializzati come modelli di riferimento (comunque già presente anche prima della pandemia) è stato enfatizzato. Difficile immaginare che, nonostante la ripresa di una vita socialmente normale, questa influenza, entrata ormai nel loro quotidiano, possa scemare”.
Ma uno dei dati che maggiormente preoccupa, perché indicatore di una prospettiva futura, riguarda l’idea che gli adolescenti hanno circa il proseguire gli studi dopo il conseguimento del diploma. Pensa di iscriversi all’Università il 63% degli studenti intervistati, ma pensa di non farlo il 33% (addirittura il 40% dei maschi). “Un’evidenza preoccupante – afferma Ivano Dionigi, Presidente di Alma Laurea e già Rettore dell’Università di Bologna – figlia di almeno quattro fattori. Una progressiva sfiducia degli adolescenti nei confronti del futuro ma, soprattutto nei confronti del mondo adulto, di cui l’Università è certamente una componente iconica. A questo si aggiungono la difficoltà a trovare lavoro dopo la laurea e il costo degli studi universitari che incide sempre di più sui bilanci familiari se consideriamo l’impoverimento generale della popolazione, e della classe media in particolare, a cui stiamo assistendo negli ultimi anni”.

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