Cento anni dalla nascita di Berlinguer

Di Enrico Berlinguer si ricorda, dopo il colpo di stato in Cile del settembre del 1973, il lancio della strategia del compromesso storico, che altro non era che un governo formato da tutte le forze politiche popolari, cattoliche, socialiste e comuniste. Un sistema di governo dove come si vede non era prevista una opposizione e una alternanza. Una idea di governo più simile a un regime che a una democrazia. In sostanza una ammissione che con un forte Pci in Italia un’alternativa di sinistra era non solo perdente, ma perfino pericolosa anche se avesse vinto con il 51%. Questo era dovuto al fatto che l’Italia era l’unico paese europeo con un forte partito comunista  ancora legato a Mosca e non una normale democrazia europea con un forte partito socialista o socialdemocratico.
Quando riuscì a portare il suo Pci in maggioranza, durante gli anni dell’unità nazionale, fu fermamente contrario, assieme ad Andreotti, a qualsiasi forma di trattativa per liberare Aldo Moro e teorizzò la politica dei sacrifici economici denominata “austerità”.
Quando si trovò la porta sbattuta in faccia dalla Dc all’ingresso al governo, si rimangiò tutto. Si irrigidì e appoggiò una eventuale occupazione della Fiat. Scatenò una opposizione virulenta e aggressiva contro il governo Craxi arrivando perfino a definirlo “pericoloso per le istituzioni democratiche”. Volle il referendum, scontrandosi con Luciano Lama allora segretario della CGIL, sui punti di contingenza tagliati dal governo Craxi per riportare l’inflazione a percentuali accettabili andando contro la volontà della maggioranza degli italiani che decreteranno la sua sconfitta, dopo la sua morte, col voto del 1985. Non comprese che il lavoro stava cambiando e che nuovi ceti sociali si stavano formando.
Teorizzò una fumosa terza via tra comunismo e socialdemocrazia, autentica araba fenice. Come quel suo eurocomunismo che esisteva solo in Italia. Berlinguer era un comunista, non pensò mai di diventare socialdemocratico. Affermò che il Pci era ben lieto di accettare la Nato come ombrello protettivo da tentazioni provenienti dall’Est per poi dopo  capeggiare le manifestazioni antiamericane contro l’installazione dei missili a Comiso decisi in sede NATO in risposta all’installazione di missili sovietici.
Volle fare del Pci il partito degli onesti e lanciò la questione morale intesa come separazione delle istituzioni dall’invadenza dei partiti come se il suo partito ne fosse immune.
Berlinguer fu un leader popolare. Con lui il Pci raggiunse il suo massimo storico. Dopo la sua morte, alle elezioni europee del 1984, superò anche la Dc. Difficile affermare cosa avrebbe fatto cinque anni dopo, con la caduta dei sistemi comunisti e lo scioglimento di quel che era stato il suo partito.

Ciemme

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