Emilio Isgrò e James M. Bradburne

‘Cinque maggio. Minuta cancellata’, l’opera di Isgrò presentata alla Braidense

L’opera manzoniana
L’opera con le ‘cancellature’ di Isgrò

Doveva arrivare già da tempo, nel 2021, proprio in occasione delle celebrazioni per il 200° anniversario della morte di Napoleone Bonaparte. E invece si è dovuto rimandare, per ovvi motivi pandemici, mentre l’opera attendeva bramosa il momento di poter uscire dal luogo della sua attenta custodia e giacere, finalmente, in una teca di legno e vetro, proprio accanto a quella dove riposa la sua omonima originale.
E finalmente il giorno è arrivato. E così l’opera stessa giunge trionfante, sul suo nobile destriero, facendo il suo festoso “napoleonico” ingresso nel tempio della letteratura, delle parole scritte: la Biblioteca Nazionale Braidense. Che vanta il primato di accogliere il più importante fondo manzoniano d’Italia, di cui il manoscritto autografo in questione è uno dei più celebri della Braidense.
Così da una parte possiamo osservare “Il cinque maggio” scritto di pugno dal Manzoni con tutte le sue cancellature, modifiche e ripensamenti; dall’altra “Accanto a lui posò”, o meglio “posa”, il “Cinque maggio. Minuta cancellata” del celebre artista contemporaneo Emilio Isgrò, classe 1937, con le sue proprie cancellature, quei segni neri, spessi e lineari, che coprono talune parole mentre ne fanno emergere altre alla nostra vista e al nostro intelletto.
Perché queste sottrazioni non vogliono certo significare “annullamento della cultura”, “negazione del passato”, ma una rivisitazione accurata, critica, deontologica che ne risalta l’importanza, ne mette in luce i dubbi che può e deve far scaturire, ne dà una nuova interpretazione, una nuova lettura, una nuova potenzialità. In un sottotesto che pare come un antico spartito rielaborato in chiave moderna, in una nuova spazio-temporalità che lascia un gran margine di libertà di reinvenzione anche a chi ne fruisce come “spettatore”.
Un atto di democratizzazione dell’arte e della cultura tutta, che oggi più che mai diventano impegno attivo, politico, sociale, innovativo e rinnovante. Questi tratti coprenti appaiono, così, come simbolo di ricostruzione, di nuova genesi, non nata dal caso, ma gestita da una volontà consapevole. E forse nessuno più del Manzoni poteva adattarsi a un siffatto arduo compito che non solo l’artista è chiamato a portare avanti, essendone l’ingegno e la mano creatrice, ma anche tutti noi che dall’osservazione passiamo all’interrogazione, al confronto, alla deduzione e alla personale riappropriazione.
Il potere dell’arte che collega e aggrega, come possiamo vedere anche in questo caso specifico dove parole e tratti, letteratura e arte grafica si congiungono in un risultato ammirevole. Il poeta del dubbio, tra il retaggio illuminista del nonno Cesare Beccaria e la sua conversione cattolica, che racconta di che lacrime e sangue grondi il potere degli uomini e quanto sia importante la libertà degli stessi a tutti i livelli di classi sociali. Rivisto e “corretto” dall’artista della rimozione: tra l’“Ei fu” che resta intonso, e ciò che ora è e può essere.
A breve verrà pubblicato un Catalogo Ragionato sull’opera intera del maestro, promosso dall’Archivio Emilio Isgrò, a cura di Bruno Corà in collaborazione con Marco Bazzini, responsabile scientifico dell’Archivio, e la direttrice dello stesso Scilla Velati Isgrò. Il progetto editoriale è stato affidato alla lunga esperienza nell’ambito di tali pubblicazioni di Skira Editore. Diviso in cinque volumi, coadiuvati da saggi introduttivi, da testi teorici dello stesso protagonista, da riflessioni scientifiche di studiosi internazionali, coprirà tutto il percorso creativo di un artista dall’ecclettismo “leonardesco”: poeta lirico, giovane giornalista per “La Gazzetta di Venezia”, drammaturgo, poeta visivo, pittore e scultore. Ma soprattutto capace di trovare una nuova formula e forma, la “cancellazione” appunto, che diventa determinante per l’ambito artistico successivo, un punto nodale di cambiamento e di novità.
Quanto, del resto, possiamo trovare anche nel non detto, nel non scritto, nel non suonato, nel non disegnato, similmente all’espunzione: un lato nascosto, segretamente celato, inconsciamente rimosso o volutamente glissato, ma che rivela un mondo differente, possibile e che possibilmente si può riportare in superficie dai meandri oscuri della labirintica mente, ridandogli luminosità e una vita altra.
Sempre ponendoci con spirito critico, criticizzando il periodo che si sta vivendo, lasciando sgorgare incertezze e domande e cercando di dare delle risposte nel qui e ora. Con la consapevolezza che forse un domani verranno in parte o in toto modificate, perché il cambiamento è necessario. Ma per questo: “Ai posteri / L’ardua sentenza”.

Ombretta Di Pietro

L’opera di Emilio Isgrò “Cinque maggio. Minuta cancellata” è stata ufficialmente presentata e donata venerdì 20 maggio nella Sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense, alla presenza del Direttore Generale di Brera James M. Bradburne, e la partecipazione di Bruno Corà, Marco Bazzini e Massimo Vitta Zelman. Sarà esposta al pubblico insieme all’originale manzoniano fino al 2 luglio.

 

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