Palazzo Reale, in mostra le donne di Tiziano

Tiziano. Venere e Marte, 1550 ca. Olio su tela, 97×109 cm
Vienna, Kunsthistorisches Museum

Quando pensiamo al “bello” lo sentiamo come un qualcosa di assoluto, trascendente nella sua canonizzata perfezione, che possiamo osservare di lontano e, quasi, ci sopraffà. Differentemente se pensiamo alla “bellezza” l’idea che ne risulta è di una gradevolezza concreta, molto vicina, in grado di turbare tutti i sensi, le sensazioni e i sentimenti. Se poi l’applichiamo all’arte pittorica e scultorea l’associazione immediata è con la figura femminile: la “bellezza” è donna! Questa locuzione idiomatica trova la sua massima espressione proprio nella pittura del Cinquecento veneziano, che non ha pari nelle corrispettive produzioni del periodo a livello nazionale ed Europeo. Venezia, “la Serenissima”, che emerge dalle acque con un corpo di donna che ne rappresenta la floridità economica e il grande fermento culturale, la ricchezza di denaro e di pensiero.

Tiziano. Lucrezia e suo marito, 1515 ca. Vienna, Kunsthistorisches Museum

Lo sviluppo dell’editoria, soprattutto grazie alle soluzioni tipografiche di Aldo Manuzio, consente il diffondersi della cultura umanistica e il dibattito, spesso sotto forma di interloquire dialogante, su vari argomenti, non ultimo il rinnovato ruolo che le donne stesse rivestono nell’ambito di una più aperta società. Mogli, madri, cortigiane, nubili, di classi più o meno agiate, non assurgono a cariche politico-finanziarie ma hanno una funzione fondamentale nel vivere e nell’operare sociale. E accrescono le loro conoscenze intellettuali, scrivendo esse stesse testi che daranno origine al primo movimento “proto-femminista”, la famosa “querelle des femmes”.
Le tele magistralmente dipinte da grandi maestri divengono vere e proprie fotografie dell’epoca, con i suoi codici comportamentali e gestuali, mirabilmente raccolti nell’enciclopedica “L’arte de’ cenni” di Giovanni Bonifacio. Su tutti spiccano le opere del celeberrimo Tiziano, che ricoprì la carica di pittore ufficiale della Serenissima per un sessantennio, mettendo al centro del suo interesse e del suo lavoro l’universo femminile, osservato in tutte le sue sfaccettature e peculiarità. La bellezza femminile intesa nella sua più ampia accezione che unisce fisicità, intelletto, passione e sentimento, assurge al suo più alto valore rappresentativo, grazie a un uso “teatrale”, dominante e personale del “tonalismo cromatico” che, col suo dinamismo, la corposità materica, la lucentezza, riesce a creare tensione drammatica e forte energia vitale. La sua “Madonna col Bambino” accanto a “La tentazione di Adamo ed Eva” del Tintoretto sugellano l’apertura della mostra: la genitrice dell’umanità, che mostra il frutto del suo grembo creante, e “la donna delle origini”, che offre la “via della conoscenza”, perché il sapere è di fondamento per ogni essere umano e qualsivoglia artista. I ritratti a mezzo busto non rappresentano nobili veneziane, escluse da tale prassi da un sistema oligarchico che ostacolava il culto individualistico e della memoria, ma nobiltà come Isabella d’Este di Mantova ed Eleonora Gonzaga di Urbino, in una mimesis di ideale aura perché il “cadorino” le dipingeva senza averle mai viste.
Altresì le “Belle veneziane” ostentano un fascino ammaliante, lo sguardo vivace e ammiccante mentre giocherellano con le collane o i capelli; la pelle candida e brillante, che le fa emerge da fondali scuri e avvicinare incredibilmente all’osservatore, travolgendolo; gli abiti scollati, che mostrano una cura particolarmente attenta per il loro aspetto: forse in parte promesse spose, come potrebbe evidenziale il doppio anello portato al dito; forse cortigiane, dispensatrici di piacere. Fino ad arrivare a disvelare il seno, con un gesto di tale naturalezza e senza scandalosa pudicizia: un’erotizzazione esplicita e raffinata in un contesto dove l’eros e il piacere femminile acquistano decisamente importanza, in un quadro paritetico e per il buon andamento del matrimonio e la procreazione di figli sani. Questo gesto era sinonimo non tanto e solo di piacere sessuale ma di donazione del proprio cuore al futuro consorte.
E dove c’è donna c’è amore: coppie di amanti che si scambiano tenere effusioni, grotteschi corteggiamenti di giovani fanciulle da parte di uomini molto più maturi, offerta di doni in uno spregiudicato gioco tra “amor sacro e amor profano”, tratteggiato dall’uso audace di una simbologia determinante e onnipresente. Tra sante ed eroine totalmente umanizzate, come Lucrezia che si toglie coraggiosamente la vita dopo la violenza subita da Tarquinio, in un gesto di commovente intimità; al pari delle lacrime che si intravedono sul volto provato della “Maria Maddalena” del Tiziano; e ancora della serena e virile complicità seduttiva e punitiva di Giuditta contro Oloferne e di Salomè ai danni del Battista. Insieme a epiche dee decisamente demitizzate, mostrate nelle sinuose manieristiche pose dei loro corpi trionfalmente seducenti, custodi dell’eternità del sentimento amoroso e degli umani ardimenti: la “Venere, Marte e Amore” del “cadorino” mostra uno dei primi baci appassionati della pittura europea, in una clandestinità di straripante tenerezza. Una sottile bivalenza del microcosmo femminile, dove vibrano forza e affettuosità, tenacia e dolcezza, fascino e riscatto, corpo e animo. In “Ninfa e pastore” che Tiziano compose in età avanzata e che conclude il percorso espositivo, ritroviamo il compendio del “credo” di questi artisti sulla centralità della donna e del suo fondamentale valore, unione del “bello” cosmico e primordiale e della “bellezza” naturale vissuta nel compiersi del destino della vita reale, colorata di calde pennellate femminili che danno all’esistenza quei tocchi di misteriosa magia.

Ombretta Di Pietro

La mostra “Tiziano e l’immagine della donna nel cinquecento veneziano”,  curata da Sylvia Ferino, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, Skira editore, con la partnership di Fondazione Bracco e in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Dal 23 febbraio al 5 giugno 2022, Palazzo Reale di Milano.
Per info: 02/92800822;
www.palazzorealemilano.it.

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