Mattarella Bis: i tanti sconfitti di una penosa vicenda 

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella

E’ finita come nel 2013: un Parlamento incapace di eleggere un nuovo presidente della Repubblica prega quello vecchio di rimanere. Una settimana di proposte bizzarre e di ‘rose’ inventate sulle quali si era cercato il consenso, tutte tramontate nel giro di poche ore, compreso l’ultima, la più inquietante, che prevedeva, con l’accordo preventivo tra Salvini e Conte, l’elezione al Quirinale del capo dei Servizi segreti, Elisabetta Belloni. Manco fossimo in un paese sudamericano d’altri tempi.
Ha fatto bene Matteo Renzi a contrastarla efficacemente per primo.
In molti escono sconfitti da questa penosa e poco edificante vicenda. Che non è stata tale per il numero di votazioni richieste, molte di più ne sono servite a eleggere Scalfaro nel 1992, Leone nel 1971 o Saragat nel 1964.
L’immagine che ne esce é quello di una classe politica tanto arrogante quanto inconcludente. Di fronte a noi sta lo sfascio della rappresentanza parlamentare frutto di leggi elettorali cervellotiche che non solo non hanno saputo diminuire la frantumazione politica, ma l’hanno favorita e incrementata.
Oggi nel Parlamento della Repubblica italiana convivono almeno 15 gruppi parlamentari contro i sei o sette della vituperata Prima Repubblica. Escono sconfitti Salvini e Meloni che, ignorando l’aritmetica, avevano l’ambizione di eleggere un presidente di centro-destra e hanno finito per umiliare la seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e per rompere con Forza Italia, la quale dopo aver boicottato la  presidente del senato che è dello stesso partito ha finito per rivendicare un ruolo autonomo non si sa bene da chi.
Esce sconfitto il centro che aveva scommesso su Casini e sulla possibilità di fungere da mediatore tra i due poli. Esce sconfitta la sinistra, il PD in particolare, che non ha mai proposto un candidato e che si è limitato in modo stucchevole a ripetere “sediamoci intorno ad un tavolo” non si capisce bene sulla base di cosa.
Ed escono male i Cinque stelle, che si sono rivelati un gruppo inaffidabile che prima sottoscrive un patto d’unità d’azione con Pd e Leu e poi lancia una candidata con Salvini. Se il segretario PD Enrico Letta pensa ancora di fare un “campo largo della sinistra” con il M5S è bene che stia attento, non c’é da star sereni quando si tratta con Conte.
Adesso siamo pronti a celebrare il bis che permetterà a Mario Draghi di ultimare i lavori del suo governo. A meno che non ci siano nuovi colpi di scena.

Ciemme  

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