Maria Maddalena ai piedi della Croce (1897). Emilio Longoni

GAM di Milano, continua la mostra ‘Divisionismo. 2 Collezioni’’

Alle cucine economiche di Porta Nuova (1887) Attilio Pusterla

Divisione, frammentazione, riflessione, rifrazione, ri-unione, ricomposizione dell’immagine: questo, schematicamente, il principio della nostra percezione ottica. La luce colpisce la pupilla, il cristallino, la retina, i coni oculari che leggono i colori base per poi elaborarli, ricompattandoli nelle varie sfumature che tonalizzano la forma materica.
La luce diviene la vita della materia stessa e dello spazio in cui è inserita, mutevole nel mutare del tempo che scorre. E in questa sommatoria di colorazioni chiaroscurali l’oggetto medesimo si identifica al nostro sguardo. Da tali principi scientifici non prescinde buona parte della produzione pittorica ottocentesca, che trasforma le nuove scoperte della fisica in arte innovativa, in una nuova visione del mondo, nel suo mostrarsi e nel suo essere, con l’utilizzo di tecniche originali e, se vogliamo, rivoluzionarie nel loro antiaccademismo. Il Divisionismo è una di queste innumerevoli correnti.
Fenomeno tipicamente italiano, che si sviluppa verso la fine dell’800 fino al primo ‘900, di derivazione neoimpressionista, con radici anche nel “pointellisme” francese, prosecutore dell’autoctona scapigliatura. Non sarà mai un movimento in senso stretto, mancando un manifesto che ne sancisca l’ufficialità, demandata invece alla Triennale di Milano a Brera del 1891, grazie a cui le opere esposte di questi interpreti iniziatori influenzeranno intere giovani generazioni. Ma di fatto le comuni caratteristiche tematiche e di segno porteranno gli studiosi alla loro codificazione e caratterizzazione nominale. Già la Scapigliatura aveva sperimentato una maggiore libertà nell’accostamento cromatico e nel gesto pittorico, con contorni sfumati, tinte “spumose” e forti contrasti luci-ombre, con un’attenzione particolare all’introspezione psichica e sentimentale tardo romantica.
Il Divisionismo accresce ulteriormente la spontaneità del tratto, che diviene un susseguirsi di filamenti frastagliati, altresì spatolate più ampie di colore compattamente materico, che si accostano o si sovrappongono, linee serpentine, circolari o a spirale che tagliano la scena, cromie pure nervosamente affiancate, quasi come piccoli e minuti graffi sulla tela, che, osservati a distanza, si ricongiungono in gradazioni omogenee e sfumanti, in un equilibrato dialogo tra vivida luminosità e tenue oscurità. Una stesura pittorica che va vista da vicino, per coglierne i particolari, e da lontano, per essere travolti da un insieme compositivo di estatica bellezza. In un dinamismo che sarà preludio delle avanguardie futuriste. Una sublimazione descrittiva che, se ha come base il Positivismo, consacra la visione filosofica di Schopenhauer, filtrata anche dal pensiero di Nietzsche, secondo la quale il fenomeno in quanto tale è pura apparenza. E’, pertanto, l’intellettiva rilettura artistica che conduce alla vera essenza dell’apparire: “L’artista deve anzitutto rinunciare alla speranza di ritrovare nel mondo esteriore il quadro già composto” (Gaetano Previati). Così impattiamo nella potenza della natura incontaminata dei paesaggi montani, in cui l’uomo ritrova e riarmonizza sé stesso con la maestosità delle vedute. Ancora, in scene di vita lavorativa, che si fanno portavoce iconica dell’emarginazione e della disparità sociale, creata proprio da quella stessa rivoluzione tecnologico-industriale che avrebbe dovuto consentire progresso e benessere! In un assoluto verismo raffigurativo, la denuncia sociale stessa si affianca a un’interiorizzazione del disagio della povertà, nel degrado della vecchiaia e nella miseria della gioventù e degli infanti.
Tra sacro e profano incontriamo sempre una grande e compassionevole sensibilità per l’umano dolore, con cenni simbolici che assurgono a concreta dolenza, nella trascendenza di un sentimento imprescindibile reso intellegibile da semplici pastelli, che disegnano moventi linee tormentose o tratteggi di sofferti singhiozzi. Negli ultimi esponenti la summa di quanto enunciato contribuisce a creare composizioni di valido interesse, premessa per la nascita di nuove avanguardie. Tra iperrealismo, emotiva riflessione introversiva, trascesi interpretativa, decadentismo, consonanza, serenità, simbologia, il racconto di un’epoca e di una società, dove alla stridente contraddizione del pesante vivere quotidiano si accompagna la forza salvifica dei luoghi naturali che quietano gli animi turbati. Nella religiosità redente dell’arte tutta: “Letteratura, musica, pittura… formeranno la trinità dello spirito. Un forte sentire, a contatto con la natura…” (Giovanni Segantini).
E se vogliamo abbandonarci alla contemplazione di un viscerale simbolismo che ci porta in un mondo d’incanto, terminato il percorso della mostra, saliamo al secondo piano della Villa Reale della Galleria: girando per le stanze incontreremo le sorprendenti opere di Segantini, dal retrogusto preraffaelliano, di Longoni, di chiara influenza romantico-decadentista, di Pellizza, che molto ha colto dell’anima impressionista… un ultimo acuto brivido di immensa poeticità in giocose impronte di pennello.

Ombretta Di Pietro

La mostra ‘Divisionismo. 2 Collezioni’ nata dalla collaborazione di GAM, Galleria d’Arte Moderna di Milano, e Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, col patrocinio del Comune Milano, a cura di Giovanna Ginex.
Fino al 6 marzo 2022 al GAM di Milano, Via Palestro 16. Per info: 02 88445943; www.gam-milano.com. 

 

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