Osservatorio. Il Quirinale e la chimera della ‘larga convergenza’

Enrico Letta ha chiuso la direzione del suo partito con la proposta di un patto di legislatura che preveda anche l’elezione di un presidente della repubblica condiviso. Che Berlusconi non lo sia è evidente a tutti ma insistere sulla condivisione può diventare un argomento facilmente contestabile.
A proposito di esperienze passate Paolo Mieli ha ricordato che anche l‘idea di Bersani di convergere su Prodi, resa vana da cento e più franchi tiratori del suo stesso partito, non era certo condivisa da tutti. E questo avveniva dopo che alla prima votazione, quando servivano i due terzi, si era bruciata la candidatura di Franco Marini. Tra l’altro se i voti ottenuti nelle prime tre votazioni fossero stati impiegati alla quarta votazione, l’ex segretario della CISL sarebbe diventato presidente.
Possiamo anche ricordare che il presidente Napolitano fu eletto con il 53 per cento dei voti e che Leone, nel 1971, venne eletto con appena il 51 per cento. Altro che larga convergenza!
Dunque un’eventuale elezione di un candidato che alla quarta chiama arrivasse al Quirinale con un’esigua maggioranza non costituirebbe un precedente.
Si può invece discutere dei metodi fin qui usati dal cavaliere. La ricerca del consenso tra i parlamentari incerti e senza casa e con un futuro nerissimo assomiglia più a quelle televendite inventate dallo stesso Berlusconi da quando creò in Italia la TV commerciale. Lui è fatto così. Nel bene quando nel 1994 ha avuto il coraggio di sfidare la “gioiosa macchina da guerra” occhettiana e di battere a sorpresa il partito dei cappi e delle manette, ma anche nel male essendo più che un leader il proprietario di un partito che non fa congressi, non elegge nessuno e pretende di assumere parlamentari come fossero dipendenti di un’azienda.
Ma la sinistra, o meglio il Pd, che strategia ha? Speriamo che anche questa volta non si metterà a gridare al fascismo magari cantando “bella ciao” finendo così, come è sempre avvenuto, per avvantaggiare l’avversario.
Ma davvero la sinistra pensa di non partecipare al voto alla quarta chiama qualora la candidatura di Berlusconi fosse in campo? Questo sì costituirebbe un pericoloso precedente, almeno per la sinistra, e oltretutto sarebbe la palese dimostrazione che Letta non si fida dei suoi e tantomeno dei suoi alleati 5 stelle, un partito questo in evidente disarmo.
Lo sanno tutti che la soluzione ottimale sarebbe trovare una personalità capace esperta e condivisa da tutti. Ma come si è visto la realtà spesso è diversa dai desideri. In quanto alla candidatura di Berlusconi è bene ricordare una famosa frase di Giulio Andreotti: “in conclave chi entra Papa esce cardinale”.

Ciemme

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