Osservatorio. Berlusconi al Quirinale?

La sfida del cavaliere per il Quirinale non ha nulla di razionale: non fa bene all’Italia, non fa bene al suo partito e, oltretutto, non fa bene nemmeno allo stesso Berlusconi.
La visibilità e centralità che il leader di Forza Italia ha conquistato in questi mesi avrebbe potuto essere spesa in altro modo, far crescere e rendere autonoma l’area moderata dell’attuale centrodestra oggi purtroppo a trazione sovranista. 
Ma per raggiungere questo obiettivo l’unica cosa che non andava fatta è proprio quella che sta facendo Berlusconi, ossia mettersi alla testa di una specie di Armata Brancaleone unita solo in apparenza; trasformare per la prima volta nella storia della repubblica l’elezione del presidente in una campagna elettorale divisiva come non lo è mai stata; rischiare il tutto per tutto con uno spirito da giocatore d’azzardo che può anche conquistare le prime pagine dei mezzi di informazione ma che con la buona politica non ha davvero niente a che vedere.
Al di là dell’evidente anomalia rispetto a una costituzione che dà al presidente della Repubblica il ruolo di garante, l’auto candidatura di Silvio Berlusconi oltre che divisiva appare anche autodistruttiva. Invece di essere l’uomo del fare Berlusconi appare in queste settimane sempre più come l’uomo del “disfare”, un giocatore d’azzardo che non ha più nulla da perdere e che si esalta anche nella sconfitta. 
Ma forse la lunga stagione del berlusconismo non poteva che terminare così, con un botto finale. E a ben vedere illudersi che l’ultimo Berlusconi fosse diverso dal solito Berlusconi è anch’esso un errore tutto interno a un’era politica ormai agli sgoccioli. 
Sta e starà ad altri ricostruire la casa politica di tutti quei moderati liberali che non vogliono avere a che fare con populismo e sovranismo.

Ciemme

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