Pierre-Jacques Volaire-Eruzione del Vesuvio alla luce della luna

Alle Gallerie d’Italia di Milano in mostra il Grand Tour

Il viaggio. Quel lieto peregrinar per lande sconosciute, nel ricercar nuovi mondi e tremor di sopiti sentimenti. Un’avventura negli impervi meandri di variopinti territori e popoli e negli oscuri anfratti del nostro pensare e sentire. Venture e sventure, soavità e inciampi, che con leggiadria, forza e coraggio affrontiamo per accrescimento di mente e cuore.
Ricchezza delle umane genti il viaggiar, che poi null’altro è che il viaggio stesso della vita. E allora prepariamoci a ripercorrere il Grand Tour nella nostra terra natia, quell’itinerario che tra Sette e Ottocento compion le élite europee e gli uomini di chiesa, i letterati, i musicisti, gli artisti al completo, per migliorar le loro posizioni sociali e le loro carriere: che ivi riconoscono e ritrovano le identitarie radici comuni, di cui la cara Italia è sempre stata laboratorio e fucina.
Un vagabondar cosmopolita perché religione, arte e cultura, prima di diventare bene condiviso e unitario, erano approdate sulle coste del Mediterraneo, sugli italici rocciosi frangiflutti su cui attraccarono i leggendari miti pagani, il profondo pensiero dei grandi antichi, per divenir poi culla della cristianità e del moderno intendimento. Un iniziatico percorso di formazione e istruzione, la cui importanza è dapprima intuita dagli inglesi, ma presto diviene moda di ogni paese d’Europa fin a coinvolger Russia e America, travalicando il nostro grande patrimonio di scienza e creatività i confini comunitari, oltre l’Oceano e i Balcani. E partiam leggeri, perché riempiremo la valigia di pesanti suggestioni, in questo libero librar che dall’Alpe va per l’Appennino, fin alle isole circondate dalle salate acque. Tra montagne innevate, colline erbose, boschi frondosi, distese polverose, possenti vulcani eruttanti; laghi, fiumi, torrenti e rii e mari sì pescosi; venti lieti e caldi o tumultuosi e freschi; cieli tersi o di nuvole vestiti. La potenza di un’esuberante natura, dinnanzi alla quale la ragione illuminata riflette scientemente e gli animi assetati bramano il cosmico sublime. E, sopra tutto, si ergono, fiere, le antiche rovine, vestigia trionfali di un tempo che fu e che a esso resistono per ricordar il glorioso passato immortale.
Così si compongon variegate pittoriche vedute di paesaggi, che van dall’ iperrealismo all’idealizzazione, dall’allegoria al fantastico, dallo storico al capriccio, che dalla storia stessa parte per assemblarla immaginificamente. Ma non si può procedere, nell’andare smanioso, senza far tappa nelle rinomate “urbi”, regni di bellezza infinita, di vitalità pulsante, officine di opere mirabili per beltade e ingegno. Venezia, “la capitale di tutte le feste, trionfo del carnevale”, tra vizi e “serenissime” virtù. Firenze, genitrice del Rinascimento. Roma, la città eterna, Caput Mundi, tra antichità e santità. Napoli, “frenetica e gioiosa di vivere sotto i bagliori” accecanti del gigantesco dio Vulcano. Pompei, con il fascino indescrivibile di reperti ridonati alla luce e al nostro sguardo incantato, come per Paestum, con i suoi templi dorici. E la Sicilia tutta, dove ridonda l’eco della classicità, che sussurra immota e imperitura l’ancestralità della nostra tradizione.
Scorci neoclassici, barocchi o romantici nascono sulle tele di ispirati artisti, accanto a ritratti di personaggi, che ne fanno uno status symbol, rappresentati tra antiche statue, scortati dal fedele segugio, immancabile compagno di cammino. E non possono mancare pittoresche scene di vita popolare, tra la “fierezza degli uomini e il fascino delle donne”, che ricordano le madonne di Raffaello: in questo bizzarro paese dove “fioriscono i limoni”, dove tutto il giorno si sciama come mosche per le strade e i vicoli, oppure si sta fermi al sole ad aspettare la notte per far festa.
E quanta gradevolezza nei pescatori, nei mietitori, nei suonatori ambulanti e persino nei briganti! E un desiderio assale indomabile: di ritornar più e più volte in questa terra di sogno, magia, fantasia e storia, uno stupefacente museo diffuso e a cielo aperto, noi, come “barbari collezionisti di emozioni”. Invero tanto si fa per accaparrarsi qualche opera o commissionarla, per crescer di lustro e arricchire i propri averi. Oppure ci si accontenta di portare a casa un souvenir, la memoria tangibile di un ricordo indelebile, abilmente forgiati dalle mani di artefici e artigiani: marmi, bronzetti, biscuit, commessi in pietre dure, micro-mosaici, maquette di marmo… oggetti preziosi attraverso i quali l’arte italiana tutta, dall’antico mitologico al presente canoviano, si diffonde nell’intera Europa e oltre… In questo giardino degli incanti dove ogni cosa incarna l’ideale di bellezza nel fondersi di passato e presente, di razionalità riflessiva ed emotività sensitiva, di sacro e profano, di precisione e visionarietà, la “comunità dei viaggiatori” diviene la “più numerosa e libera accademia itinerante che la civiltà occidentale abbia mai conosciuto”.
Colui che non avrà mai viaggiato almeno una volta in Italia soffrirà “tutta la vita di un senso di inferiorità”, perché non vedrà “ciò che ogni uomo e ogni donna di cultura dovrebbe vedere”…
Non vi sottraete allora a tal fortunata circostanza, che dura dall’alba del principio ignoto fino al tramonto della consapevolezza. E in un batter di ciglia, buon viaggio sia per voi! 

Ombretta Di Pietro

‘Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei’ mostra a cura di Fernando Mazzocca, Stefano Grandesso e Francesco Leone, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in partnership con il Museo Hermitage di San Pietroburgo e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. In programma presso Gallerie d’Italia-Piazza Scala, museo di Intesa Sanpaolo a Milano (Piazza della Scala 6, Milano), fino al 27 marzo 2022.
Per info: 800.167619; www.gallerieditalia.com.

 

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