Presentato in Tarantola l’ultimo atteso thriller di Donato Carrisi

Il profumo dei libri, che ci travolge quando entriamo in una libreria con una fragranza che sa di nuovo, oppure in una biblioteca con quell’aroma di antico. Ci penetra su per le narici fino al cervello, scatenando in noi, già al solo annusare, una serie di emozioni e memorie: che sia di pascoli montagnosi, di mari tumultuosi, di distese erbose, di cittadino fuligginoso smog! Il rumore dei libri: quei suoni ridondanti che ci percuotono, fuoruscendo vorticosi dalle pagine fruscianti, fino al rintocco finale dell’ultimo capoverso.
Effluvi di bosco, resina, terra umida, di mela, di mistero, di paura; sussurri di voci, l’abbaiare nevrotico dei cani, il ticchettio del metronomo elettrico, il battito accelerato del cuore, lo scalpiccio di passi furtivi… sgorgano dirompenti non appena apriamo, ruotando la copertina, la porta de ‘La casa senza ricordi, l’ultima fatica del più che noto scrittore italiano di thriller Donato Carrisi: entrandoci in punta di piedi, col timore reverenziale e la morbosa curiosità che tutto ciò che spaventa è in grado di suscitare, tra repulsione e attrazione, desiderio di fuga e voglia di sapere. In questo luogo di luci accecanti e cupe tenebre, di tante domande dubitative e poche risposte certe, di silenzi stordenti e racconti agghiaccianti, in un gioco di tranelli e incastri che rimbalza nelle stanze e nei corridoi meandrici della psiche più profonda, tra realtà e finzione, tra favola e verità. Attenzione, però, a non fissare troppo a lungo il nostro riflesso nello specchio in frantumi: potremmo scorgere il nostro lato oscuro che ci sorride e ci risucchia nell’abisso delle angosce rimosse, disgregando quel precario equilibrio che faticosamente dovremo ricomporre, ma nulla sarà più come prima. Comunque niente panico: ad accompagnarci in questo viaggio torna il miglior ipnotista di Firenze, Pietro Gerber, che abbiamo già conosciuto ne ‘La casa delle voci’ e sappiamo di poterci fidare! Questa nuova avventura non è un sequel ma proprio un ritorno, perché le storie che riguardano i labirintici anfratti della mente e delle emozioni non finiscono mai davvero, talvolta si riconnettono e ripresentano, come le nostre più recondite inquietudini…
Nico, un bambino di dodici anni, viene ritrovato, dopo essere scomparso con la madre otto mesi prima, in un bosco della Valle dell’Inferno, nei pressi della zona del Mugello. È solo, ben vestito e ben nutrito, qualcuno si è preso cura di lui, gli ha in un certo senso voluto bene. Ma nulla di sicuro si può conoscere perché Nico, dalla pelle diafana e dagli occhi sbarrati di un azzurro intenso, non parla: sembra un “bambino di cera”. Toccherà proprio a Gerber, “l’addormentatore di bambini”, risvegliare la sua coscienza, rinchiusa nella stanza di una casa buia e impenetrabile. Attraverso la pratica ipnotica, in una trance che allontana dalla realtà percepita, scaverà un tunnel per fare breccia nella parte più nascosta del suo inconscio e riuscire a districarsi tra i contorti vestiboli, fino a giungere a quella stessa stanza, girare la chiave, entrare e svelare il segreto inconfessato. Ma presto scoprirà di essere intrappolato in una illusoria partita truccata, perché se la voce che sente è quella di Nico, la storia non è la sua.
E persino noi siamo delle pedine in questo puzzle da ricomporre: Gerber entra anche nelle nostre menti e Nico si rivolge al bambino che c’è in noi, a quel mostro dell’infanzia che ci portiamo dentro da sempre, fatto di ottenebrate ombre, senza un aspetto o un nome precisi, generato nel momento in cui abbiamo cominciato ad avvertire epidermicamente l’idea della morte, del pericolo e della perdita. Ma cosa succederebbe se scoprissimo che quel mostro ha un volto, un nome, una fattezza? Se saltasse fuori, quando siamo più vulnerabili, dal suo nascondiglio incuneato in un piccolo angolo del nostro encefalo e della nostra emotività, richiudendo dietro di noi la porta della camera proibita facendocene prigionieri? Seguiamo il filo rosso, o forse anche blu, e arriviamo, così, alla fine della vicenda, o magari anche no, perché la trama può proseguire, riecheggiante, nella nostra testa… C’è un capitolo, il 55 per la precisione, il penultimo, che non ha nulla a che fare con la narrazione, e può essere letto prima, dopo, durante oppure mai: “l’ho scritto per voi”, dice lo stesso autore, “perché potrebbe cambiare molte cose e toccarvi profondamente, come è successo a me. Del resto non potrebbe essere altrimenti quando si racconta di una palla abbandonata su un prato!”…
Un’ ultima curiosità: il romanzo è uscito il 29 novembre. Questo numero nella simbologia significa “il padre dei bambini” e “fiducia”: in un certo senso mi ricorda proprio Pietro Gerber, potenza delle forze cosmiche! Ma è dolo un divertissement! Allora, coraggio: entrate pure nella casa, e sbarrate bene la porta prima che una folata di vento la faccia sbattere…. TONF!!!

Ombretta Di Pietro

“La casa senza ricordi” ultimo libro di Donato Carrisi, edizioni Longanesi. L’autore ha incontrato i lettori il 30 novembre per il firmacopie nel suo ormai annuale appuntamento presso la libreria Tarantola di Sesto San Giovanni.

 

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