TVBOY ©julehering

Lo street artist TVBOY in mostra al Mudec di Milano

TVBOY fotografato prima della conferenza stampa (ph Ombretta Di Pietro)

Muro: una barriera, un ostacolo, una chiusura, che si frappone con la sua asettica, anonima, cementosa massiccità a ciò ne sta al di là. Ma se la mano veloce di un anonimo illusionista, con un guizzo balzano, ne colora la superficie, ecco che allora tutto cambia: il muro stesso diventa un libro di raffigurazioni e parole sottese, una fluida finestra sul mondo, che rispecchia e su cui riflette la sua luce iridea dalle mille vivide sfumature e rivisitazioni.
La dirompenza della Street Art, che sta fuori dalle pareti ristrette delle gallerie espositive, alla portata di ciascuno, e di cui Salvatore Benintende è uno dei massimi rappresentanti italiani. In arte TVBOY, nome curioso che ben rappresenta quella generazione nata negli anni ’80 e cresciuta a pane e televisione, incollata per ore al video. Non a caso il suo segno identificativo è il volto di un bambino imprigionato in uno schermo, che sottolinea l’importanza di tutti gli strumenti di comunicazione mediatica ma ne stigmatizza la banalità spesso eccessiva e spettacolaristica, nella necessità di un utilizzo di tali mezzi, dominandoli e veicolandoli, scippandone il potenziale ma rinnovandone i contenuti.
Un “artista contemporaneo”, come lui stesso ama definirsi, nella più ampia accezione del termine: poliedrico e polivalente, pubblicitario, performer, designer, tipografo, grafico, tutto questo e niente di questo, in una sorta di mosaico senza limiti attitudinali, sperimentativi e di lessico, riuscendo così a parlare più linguaggi, a raggiungere più persone, a creare simboli, diventando un’icona “pop”. Come New Pop è la sua arte, con una sfaccettatura politica nel suo legame intrinseco e imprescindibile con la realtà attuale, nel suo narrare il presente, e che vuole essere “un’enciclopedia per immagini della società contemporanea”, con tutte le sue contraddittorietà. Prendendo posizioni ben precise e denunciando tutto ciò che colpisce dentro con una forte vena ironica e satirica, il giusto distacco per non incappare in uno sterile moralismo, “per non morire di realtà, per giocare d’anticipo” (Oliviero Toscani).
Un’arte che potremmo definire “multitasking”, che abbatte i confini tra categorie e discipline con l’uso di varie tecniche e di plurime trame, unica e infinita, con un codice visivo che unisce cuore e cervello, sfrutta il talento per arrivare alla genialità capace di sovvertire ogni cliché e di frullare il reale, smontandolo e invitandoci a rimontarlo. Perché tutti noi siamo un po’ artisti e “l’arte stessa deve generare altra arte”, in una ridondanza senza sosta e in confronto incessante. Una collaborazione quella col Mudec nata da uno scontro-incontro, avvenuto nel 2018 in occasione della mostra dedicata a Bansky: TVBOY realizzò un murale di protesta sul muro di cinta del museo, uno steet artist incappucciato ritratto di spalle, per evidenziare l’ambiguità tra Official e Un-official (che ancora oggi si può osservare!). Ne seguì un dialogo estremamente costruttivo e una performance pubblica nella sede del museo stesso, col compimento di una serie di opere che vennero vendute e i cui proventi servirono per finanziare il progetto “Un muro che unisce”, due “gallerie a cielo aperto” nei pressi della chiesa di San Cristoforo.
Con questa prima mostra monografica la città di Milano rende omaggio a un artista che qui si è formato e ha vissuto a lungo, la cui arte stessa incarna la milanesità, nella sua schizofrenia produttiva, nel suo essere senza confini, aperta, globale e innovativa.
Il percorso è diviso in quattro sezioni. Baci: metafora di riconciliazione in un confronto diretto (notissimi i baci tra Messi e Ronaldo e tra Salvini e Di Maio che lo hanno reso internazionalmente famoso). Arte: che ripropone grandi capolavori della storia dell’arte ma attualizzandoli, una provocazione per toglierne l’aura di sacralità, sfondando le barriere tra cultura di serie a e di serie b, e la possibilità di una loro rilettura con una nuova moderna sensibilità. Potere: tanti i “potenti” della storia “rivestiti” in chiave sarcastica che evidenzia tutte le loro assurdità. Eroi: figure paradigmatiche, incarnazioni di umanità, onestà, correttezza, resistenza. Con una particolare attenzione al problema dei migranti: emblematica l’opera realizzata per l’ONG spagnola Open Arms sul ponte della nave, che accoglie le migliaia di vittime soccorse con un messaggio di speranza dopo l’inferno vissuto. Un itinerario che non necessariamente deve essere lineare, piuttosto una sorta di puzzle che il visitatore può sfasciare e ricostruire a suo piacimento, perché nulla deve essere categoricamente fisso e determinato.
La Steet Art entra in un museo con tele che sono pezzi di muri virtuali, una pseudo istituzionalizzazione per rendere duraturo ciò che per ovvi motivi è effimero e soggetto a rovinarsi nel tempo, e perché se è necessario che l’arte esca dai luoghi chiusi e circoscritti altrettanto fondamentale può essere il discorso inverso: non ci sono regole predeterminate ma l’interscambiabilità invertibile e arricchente di un secondo “Rinascimento” in essere.
Ecco allora il passato, il presente e il potenziale futuro di TVBOY e anche di noi tutti, che impariamo sempre più ad amare questa fondamentale odierna espressione artistica: perché la realtà è in continuo divenire e c’è ancora tantissimo mondo da colorare.

Ombretta Di Pietro

“TVBOY. LA MOSTRA”, prodotta dal 24 ORE Cultura- Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano Cultura, a cura di Nicolas Ballabio, realizzata in collaborazione con Studio TVBOY. Museo Mudec di Milano, dal 2 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022. Per info: 02/54917; www.mudec.it. 

   

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