Piet Mondrian (1872-1944) Mulino Oostzijdse con cielo blu, giallo e viola c. 1907-1908 Olio su tela Kunstmuseum Den Haag

Alla riscoperta di Piet Mondrian al Mudec di Milano

Piet Mondrian (1872-1944) Composizione con rosso, giallo e blu 1921 Olio su tela Kunstmuseum Den Haag

Alla riscoperta di Mondrian: in un immersivo viaggio complessivo lungo il tortuoso cammino, ricco di cambi tonali e accenti in battere e levare, compiuto dallo stesso artista per arrivare, con assiduo lavoro e instancabile sperimentazione, alla sua originale e unica sintesi compositiva. Lo “stile Mondrian”, il cui concept consta nell’assoluta astrazione rappresentativa, pura ed epurata da ogni qualsivoglia minima accezione figurativa, nella volontà di eliminare qualsiasi traccia superflua che impedisca all’essenza autentica ed intrinseca di ogni cosa di esplicitarsi e di essere mostrata con evidenza nella creazione artistica. Che diventa forte in quanto vera, partendo dalla realtà per come si mostra, con tutti gli influssi emozionali che trasmette facendo vibrare le corde degli animi e percussioni delle menti, per arrivare a estrapolarne scientemente l’originarietà primaria, assurgendo, in questo modo, a un valore spirituale e universale. L’arte diventa così un tutt’uno con la vita in questo connubio totalizzante, e la missione propria dell’artista, che agisce con lucida consapevolezza esplorativa e ragionata, è pervenire a una razionalità estetica e concettuale.
“L’arte non è fatta per chiunque, ed è, nello stesso tempo, per tutti”… “Non ho mai dipinto in modo romantico; fin dall’inizio sono sempre stato un realista”: queste parole di Mondrian ci fanno ben comprendere la sua adesione al movimento filosofico teofisico e la sua ricerca costante di una lettura e riproposizione scientifico-matematica del reale, dettata non già dal rigido calcolo ma dalla cosciente intuizione per giungere a qualcosa “altro” e “oltre”. Ecco nascere allora i famosi quadri “a griglia”, una serie di linee, piani e colori primari che definiscono lo spazio, con il loro equilibrio armonioso e ritmico e la tensione statica della “riduttività” geometrica.
Secondo i dettami del movimento Neoplastico (o “De Stijl” che il Nostro fonda con Theo van Doesburg): “è estetico il puro atto costruttivo” di linee nere orizzontali e verticali, parallele e ortogonali, mai oblique, che formano quadrati e rettangoli rossi, gialli o blu, o lasciati completamente bianchi, dove il bianco è assoluta astrattezza! Ma c’è un “prima” del Mondrian artista, perché nulla nasce dal caso: necessariamente l’innovazione parte dalla tradizione, come la crescita di ogni individuo affonda le radici nella sua personale e collettiva storia. Così, nella prima parte del percorso, conosciamo il Mondrian naturalista, pittore paesaggista formatosi all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam. Fin dagli esordi, però, evidente era la sua fame di indagine e analisi che lo induce ad assorbire le influenze dell’impressionismo, dei fauves, del simbolismo, rielaborandole in modo estremamente personale, proponendo una variegata e singolare reinterpretazione delle tipiche peculiarità del territorio olandese.
Fari, mulini a vento, alberi, fiori, mucche, fiumi, mari, distese erbose, ritratti…, dipinti con accese tonalità di azzurri, aranci, ocra, in un accostamento iperdinamico di pennellate che formano campiture dall’evidente geometricità di varia grandezza, fin quasi puntiformi in certi casi, e in rilievo, con una resa materica del colore stesso che consente ai soggetti di emergere dal fondo. O altresì riproposti con riempimenti piatti dalle sfumature monocromatiche dove gli elementi verticali spiccano sull’intorno con la loro indefinitezza e “imprecisione”.
Ancora, l’incontro col cubismo di Picasso e Braque lo condurrà a ulteriori passi avanti verso una più compiuta destrutturazione formale. Per approdare, così, al concepimento della formula Mondrian: “Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo da esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più possibile vicino alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori) delle cose” (P. Mondrian).
Con la sua potenza evocativa e strutturale ha travolto svariati ambiti, dall’architettura, alla grafica, all’oggettistica, all’arredo, alla moda, fino a essere nominato con merito “il padre del moderno design pubblicitario” (una parte della mostra è dedicata proprio all’esposizione di manufatti, come la famosa “Sedia rossa e blu” di Gerrit Rietveld).

Piet Mondrian, Piccola casa al sole, 1909, Olio su tela, Kunstmuseum Den Haag

Ma non è finita qui. Nell’ultimo periodo, quello americano, abbiamo una rivoluzione ulteriore e più radicale della formula stessa che raggiunge l’apice dei suoi principi fondanti: i quadri della serie “boogie-woogie” presentano fluorescenti linee colorate e addirittura l’assorbimento delle stesse da parte delle aree cromatiche. Il ritmo è scatenano, l’improvvisazione è al massimo, il dinamismo dirompente, esattamente come nella musica jazz a cui il Nostro si appassionò in modo particolare (l’ultima parte della mostra è dedicata a questo incontro, con la proiezione “danzante” delle ultime opere su una colonna sonora swing!).
“Abbiamo anche pensato che un’arte collettiva potesse essere possibile in futuro. Speravamo di rendere il pubblico consapevole delle possibilità di un’arte plastica pura e cercavamo di dimostrarne la relazione con la vita moderna e i suoi effetti su di essa” (Mondrian, 1942, a proposito di De Stijl).
Dal soggettivo all’universale senza tempo e spazio: direi missione del tutto compiuta.    

Ombretta Di Pietro

La mostra “Piet Mondrian. Dalla figurazione all’astrazione” prodotta dal 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura, in collaborazione col Kunstmuseum Den Haag, col concept di Benno Tempel, a cura di Daniel Koep e Doede Hardeman.
Dal 24 novembre 2021 al 27 marzo 2022 al Mudec di Milano. Alla mostra fanno seguito un palinsesto di incontri e podcast in collaborazione con Radio24 a scadenza mensile. Per info: 02/54917; www.mudec.it).

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