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Doppio ritratto - Felice Casorati @Carlotta Coppo

Il realismo magico, ottanta capolavori in mostra a Palazzo Reale

@Carlotta Coppo

Illusione: ciò che appare ma non è e ciò che è ma non appare. Realtà: l’oggettivamente effettivo, il percepito così com’è, come si palesa ai nostri sensi. L’illusione necessita del reale per poter manifestare l’altrimenti retrospettivo o il falsamente evidente; la realtà, a sua volta, abbisogna dell’illusione per estrinsecare ciò che si può celare alla sol prima vista. In un complesso numero di magia dai meccanismi ben precisi, regolamentato da una formalizzazione quasi matematica, che, se decodificata, porta al disvelamento del trucco in un colpo di scena finale che mette a nudo l’altro da ciò che fa mostra di sé, il “così è se vi pare” ma può essere anche di più.
Realismo magico. Un movimento artistico che si sviluppò a cavallo delle due guerre mondiali, tra il 1920 e il 1935, e che in Italia vide la partecipazione di eminenti nomi dell’ambito creativo, impegnati nel ripristino di un rigoroso ordine, di un rinnovato schematismo stilistico che traduca il reale in modo puntuale e altresì scrupoloso fin nei minimi dettagli, tanto da risultare, in questa estrema accuratezza, pressoché inquietante e straniante.

Il conflitto appena terminato aveva certamente generato caos e disillusione, un rallentamento confuso, una lacerazione degli animi a cui la velocità convulsa ed entusiasta del Futurismo e la “spiritualità” e il tremore interiorizzante nel componimento della materia dell’Espressionismo non potevano più dare conforto e corrispondenza. Ma la Storia continuava a emanare vibrazioni, preludio di prossime disavventure non presagibili ma avvertite. Si rendeva così necessario introdurre elementi di traslazione figurativa, surreali, metafisici che rimandassero, nell’essenzialità epurata del reale, a una dimensione altra, dagli spiragli luminosi dove l’incanto magico lascia trasparire un ritrovato equilibrio, una pacificata serenità e, nel contempo, tribolazioni e afflizioni di un irrequieto turbamento.

@Carlotta Coppo

Il “bello” puro della ricerca pittorica nascosto tra le pieghe inquiete del concreto quotidiano vivere, perché la realtà ci può ancora sorprendere con un gioco di illusoria veridicità. Nel recupero del misurato, armonico e composto arcaismo quattrocentesco, della potenza prospettica e scenografica rinascimentale, di un neoclassicismo plastico, irrorati da un gusto minuziosamente decò, simbolico, allegorico e di trascesi.
In una mimesis della realtà stessa, riletta nel suo spontaneo presentarsi invero nelle sue recondite segretezze, non già soltanto imitata ma indagata negli interstizi metamorfici di tutto ciò che la compone. E dall’alto del palcoscenico di quei frammenti di vita siamo invitati ad assistere alla commedia tragica del vivere stesso, così lucidamente e splendidamente rappresentato, spinti a guardare dietro le quinte. In uno spazio scenico ben definito, dall’alternanza tra fondali monocromatici e asettici oppure compositi nella loro ricchezza di dettagli, finestre aperte su evanescenti o panoramici altrove. In un tempo sospeso, dove le lancette dell’orologio fermano la loro corsa aprendo il varco di un altroquando di possibilità.
Figure fantasmiche sembrano sul punto di sgretolarsi in un cumulo di polvere; altre ci guardano con tenace sottile determinazione, quasi lanciandoci un guanto di sfida; altre ancora distolgono lo sguardo verso un ignoto tormento interiore. Nella loro algida realistica essenzialità purificata da ogni eccesso descrittivo, paiono immote. Eppure basta il gesto di una mano, la lieve movenza di un arto, l’inclinazione di un corpo, il suo darci le spalle: ed eccole animarsi fino a fuoriuscire dall’architettura del quadro, danzando intorno a noi, allungandosi per afferrarci ed invitarci a entrare nel loro “extramondo”. E ci muoviamo tra palco e realtà come personaggi in cerca di autore, che, distrattamente, pone sì la sua firma su un foglio giacente a terra o su un libro aperto alla pagina del magico rituale. Ospitati in questa ricerca formale dove il dettaglio la fa da padrone ed ogni cosa ha un suo posto e peso specifico nel concorrere a dare un senso al tutto, in un susseguirsi di rimandi, un concatenarsi di piani, che ci confondono nella loro moderata e sobria chiarezza, trasportandoci in un abisso di tangibile evidenza dell’intimo sentire. Non servono suoni, non servono parole per immergersi nel turbine di passioni taciute, nel non detto dell’anima. In questo cristallizzato silenzio ci troviamo incredibilmente a leggere, tra i chiaroscuri e le ombreggiature delle forti e decise oppur tenui e delicate cromie, l’anagrammatico messaggio cifrato, che recupera il passato e riformatta il presente con rigenerato prodigio, senza pensare al futuro ma al potenziale del qui e ora. E forse riusciamo a scorgere anche in questa nostra realtà, che ultimamente pare pesarci addosso massicciamente, un differente afflato, cogliendo nello sguardo di un bambino, negli occhi velati di un vecchio, nel sorriso di una madre, nella sagoma sinuosamente giacente di un amante, nel raggio di sole che buca il cielo plumbeo per riscaldare i cuori dolenti, un magico palpabile, che sicuramente c’è, ma che troppo spesso fatichiamo a discernere.

Ombretta Di Pietro


“Realismo Magico. Uno stile italiano”, a cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli, promosso e prodotto dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE.
Dal 19 ottobre 2021 al 27 febbraio 2022, Palazzo Reale, Milano. Per info: 02-54912;
www.palazzorealemilano.it.

 

 

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