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Milano, verso le elezioni  

Le prossime elezione comunali del 3-4 ottobre hanno per Roma e Milano significato completamente diverso. Per Roma i cittadini dovranno scegliere chi governerà la città nei prossimi 5 anni. Una scelta non facile visto i disastri che hanno combinato tutte le amministrazioni precedenti, nell’ordine sinistra, destra, cinque stelle. Per Milano invece il voto può significare qualcosa di diverso. Oltre a scegliere i consiglieri e un sindaco che, salvo grandi sorprese, verrà riconfermato già al primo turno, i milanesi hanno la possibilità il 3 e 4 ottobre di rimettere in moto un progetto di modernizzazione, già avviato e bloccato dalla pandemia, valido per il futuro non solo di Milano ma anche per quello dell’Italia.
E’ una tradizione tipicamente milanese quella di fare emergere e premiare all’interno di ogni schieramento politico le posizione riformiste, liberalbdemocratiche,ed europeiste che hanno fatto di Milano una città moderna e inclusiva. La nuova amministrazione dovrà appianare gli squilibri che ancora esistono tra le varie zone, oggi chiamate “municipi”, digitalizzare la burocrazia comunale, e soprattutto riformarsi verso un assetto di grande area metropolitana integrata, e non di comune contornato da satelliti.
Un’affermazione riformista al Comune di Milano potrà essere la premessa per un cambio alla guida della regione Lombardia, per contrastare il declino socioeconomico del paese e contribuire a superare le resistenze a riforme come quella della scuola, della burocrazia, del fisco, della giustizia civile. Per non parlare della principale delle riforme, quella dell’assetto istituzionale dello stato.
Per quanto riguarda le risorse questo è un tempo di irripetibile opportunità per la finanza pubblica e alla faccia dei vari sovranisti e populisti abbiamo un’Europa e un governo che vigila su come saranno investite queste risorse, e soprattutto che ci ricorda che i fondi arrivano a fronte di riforme strutturali, e non per distribuzioni a pioggia.
Poi c’è la fine dell’uno vale uno e la figuraccia storica della politica del Vaffa e del No-Tutto. La sensazione è che la gran parte degli italiani abbia appreso la lezione, e che non abboccherà più tanto facilmente a sciocchezze tipo “Sconfitta la povertà” oppure “usciamo dall’Europa”. Il totale fallimento politico del grillismo, vedi il declino di Roma e di Torino, apre ad una fase progettuale diversa.
E infine, tra le condizioni del contesto favorevoli ad una svolta dobbiamo citare Mario Draghi, che sta portando una straordinaria influenza culturale alla politica italiana. Sta guidando il governo con responsabilità, innovazione e apertura. E sta mostrando con l’azione quotidiana che il cambiamento è possibile, che non necessariamente si deve accontentare tutti e che chi governa bene non lo fa guardando i sondaggi e frequentando  i talk show.

Ciemme

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