Mostra di sculture e rilievi del Rinascimento italiano al Castello Sforzesco

La materia: di cui tutto è composto e ci pare alla vista un freddo contenitore che silente giace nella sua immobilità. Invero mille particelle scorrono nelle sue intercapedini meandriche e concorrono a darle quella vigorosa energia, quel soffio vitale che, a sguardo attendo e orecchio acuto, sovviene di vedere e sentire. Quella stessa materia dalla quale un Dio potente e misericordioso ha scalpellato, dall’utero pietroso, l’umano simulacro, riempiendolo poi del sublime effluvio della vita, che scorre e percorre con sentimenti, pensieri, animo e psiche le fisiche fattezze. Corpo e anima, massa e sostanza. Così come seppero fare i grandi scultori del Rinascimento italiano, maestri indiscussi di approfondita ricerca e studio, di attento osservare e sperimentare, per restituirci un’immagine di uomo e natura ben lungi dall’essere mera imitazione rispecchiante, ma bensì reinterpretazione ricca di consapevolezza e colma di pathos emozionale, che pulsa sotto le sembianze di ciò che primariamente da mostra di sé e ne è la pura essenza. Con le ignude mani a scolpire marmi, incidere pietre, intagliare legni, modellare crete e sagomare bronzi, le dita operose callosamente sanguinanti, per dare voce alle profondità viscerali di inermi e inerti materiali, che già in loro contengono il celato germe di ciò che sarà, una volta graffiato via il superfluo. Quel Rinascimento rinnovatore dell’autoctona arte, con l’accurata analisi dell’anatomia, della fisiognomica, della prospettiva, dell’ottica e delle intime affezioni. L’arte come conoscenza ed emotività, scienza e coscienza, dal cui connubio non si può prescindere, che travalica i confini nazionali, invadendo il mondo con tutta la sua magnificente grandiosità innovativa. E ci incamminiamo nelle Sale Viscontee della sforzesca dimora, un labirintico “sotterraneo” trasudante storia da agni suo mattone, ovvero un sacrario espositivo, lungo oltre sessant’anni di gloriosità epocale, muovendoci tra i maggiori centri propulsivi di Firenze, Venezia, Milano e Roma, e i più modesti, ma non meno importanti, di Ferrara, Padova, Bologna. Con loro botteghe, dove si formarono i più famosi esponenti del periodo accanto a nomi meno noti ma di indubbia bravura, e le loro illustri Signorie e i potenti Casati (Sforza, Medici, Gonzaga, Estensi, Malatesta, Savoia, Carraresi…). In quella territorialità centro-nordica, così politicamente frammentata in una molteplicità di Regni, Ducati, autonomie cittadine, da tingere la produzione artistica con le peculiari tonalità dei tradizionalismi locali, ma unita dal girovagar di artisti che si incontrano, si scontrano, si contaminano, in un crescendo di interscambio, di esperire e di produttività. “Guardando agli antichi con furore e grazia”, ridonandogli nuova effigie nella movimentazione esasperata e complessa dei corpi e delle scene compositive, riflesso di intense passioni, ossia nella leggiadria di ariosi drappeggi e velature disvelanti aggraziati nudi dalla beltà d’animo. Ancora all’ “Arte sacra con commozione e convinzione”, toccati e travolti nel profondo da quelle “Deposizioni del Cristo”, dalle Maddalene e i San Girolamo, che, nelle espressioni facciali e nella costruzione dell’ensemble tragico, trasudano di umana sofferenza e “assurzione” spirituale. “Ai miti classici”, come il “Lacoonte” e lo “Spinario”, tra l’apollineo e il dionisiaco, nella loro naturalità di gesti e delizievoli ardori. Alla “Roma Caput mundi”, rappresentante la summa dell’ideale assoluto di bellezza, unione di corporeità, animo e trascendenza. Figure che si torcono e contorcono in un intrico indissolubile, che emergono da sfondi architettonico-scenografici per caderci tra le braccia, solerti nell’afferrarle, o appena si rivelano, come celati da un lenzuolo trasparente sotto cui dobbiamo sbirciare. Bocche aperte e occhi spalancati di fantasmici volti straziati di similmente grottesco carnale dolore, imploranti pietas e consolatio dei. E ancora corpi dalla gentile solennità che corrono verso la trascesi dell’umana conditio. Un’epifania dell’Umanesimo, forgiato dal rovente e scoppiettante fuoco creativo di menti geniali e ingegnosi esecutori: dalla “grande dolcezza e misurata bellezza” donatelliana, alla scientificità esplorativa e rappresentativa leonardesca, all’imperiosità titanica michelangiolesca: senza che nessun di loro fu mai dimentico del valore imprescindibile dell’animo umano. Tradotto nell’ “epifania illusoria” di Donatello, con la sua tecnica dello “stiacciato” (basato su minime variazioni millimetriche degli spessori), il gioco di linee pluridirezionali e piani intersecantisi, l’estremo dinamismo coreografico a creare l’illusivo effetto. Nell’ “epifania del divenire” di Leonardo, con la sua meticolosa ossessione di andare oltre l’apparire, di scientemente comprendere le leggi degli accadimenti e del cangiante fluire, con la conseguente consapevolezza della temporalità di ogni istante, che sfugge nell’immediatezza e che solo all’arte è dato di bloccare in un attimo imperituro, ma già mutevole all’occhio di chi osserva. Nell’ “epifania del divino” di Michelangelo, con la sua maestosità, possenza, terribilità, unicità “santificata”, come se il suo stesso operato sia stato mandamento del “Supremo”, ma che nel non finito e nell’indefinito della “Pietà Rondanini” (ultima opera esposta e che ivi ha fissa dimora) mostra la volontà di superare la natura con l’arte stessa, la caducità dell’essere umano con uno slancio verso l’“Altrove”. Una festa epifanica a cui noi siamo invitati a partecipare come elementi attivi, in un tripudio di vivaci esalazioni di turbamento, sorpresa, eccitazione e trasporto: volando verso una dimensione di estatica beatitudine, nel godimento di piccoli frammenti di “umana” eternità.

Ombretta Di Pietro 

 

“Il Corpo e l’Anima. Da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento” promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Castello Sforzesco, Musée du Louvre, Civita Mostre e Musei, Fondazione Cariplo, curatori Marc Bormand, Beatrice Paolozzi Strozzi, Francesca Tasso. Fino al 24 ottobre Sale Viscontee, Castello Sforzesco, Milano.
mostra di sculture e rilievi del Rinascimento italiano, da Donatello a Michelangelo passando per Leonardo, al Castello Sforzesco.Info. 02-88463700.

 

Circa specchiosesto

Controlla Anche

Cinisello, Giacomo Poretti apre la stagione del CineTeatro Pax

Riparte uno degli appuntamenti culturali più amati dai cinisellesi: la rassegna teatrale. Come è tradizione …

Lascia un commento