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Sesto d’Oro al sestese Piero Nava, primo testimone di giustizia in Italia

“Mi chiamo Nessuno”, urlava Ulisse per sfuggire alle ire funeste del ciclopico Polifemo. E “Nessuno” divenne anche il suo nome per poter sopravvivere alla crudele ferocia della “Stidda”, la mafia agrigentina che, negli anni ottanta-novanta, cercava di conquistare il predominio territoriale su altre ben note famiglie malavitose. Un mostro con mille occhi, mille orecchie, mille tentacoli, mille pistole col colpo in canna, pronte a far fuoco. Nato a Sesto San Giovanni, suo padre per trentotto anni operario alla Falck: una famiglia come tante, un uomo normale, uno di noi, cresciuto a pane e lavoro, fatica e sani principi. Con la giusta ambizione di crearsi una posizione, in un periodo di florido boom economico. Diventa, così, un abilissimo agente di commercio di porte blindate, che viaggia costantemente per lavoro: in tutto il nord e poi anche al sud, e almeno una volta al mese in Sicilia, “tra i budelli che intasano il ventre di quest’isola stupenda”.

Valsecchi, Scaccabarozzi e Bonini

E fu proprio in questa terra dalle molteplici contradizioni che il destino gli giocò un tiro mancino, stravolgendo la sua esistenza in maniera irrevocabile: in quel venerdì 21 settembre 1990, ultimo giorno d’estate, gettandolo direttamente in un gelido e buio inverno senza fine. A bordo della sua Lancia Thema, color canna di fucile, nuova fiammante, perché il “macchinone” era lo status symbol di una certa collocazione lavorativa e sociale, percorreva la strada statale 640 Caltanissetta-Agrigento per i soliti appuntamenti di rito. Ma una gomma a terra lo costringeva a viaggiare a 70 km all’ora, non di più, rallentando la sua tabella di marcia, superato e umiliato da ogni sporadico mezzo e catorcio che parevano sbeffeggiare la sua lentezza. Anche da una moto da cross montata da due individui, un po’ troppo veloce, però. Il tempo di uscire dallo svincolo e vide ciò che apparentemente sembrava un incidente tra la moto stessa e una Ford Fiesta rossa… Una camicia azzurra scavalca il guardrail e fugge nella scarpata; l’uomo col casco sta fermo sulla strada; l’uomo senza casco la insegue. Dallo specchietto retrovisore vede spuntare una pistola. Va avanti, non può fermarsi, ma sa che qualcosa non va.
Questa idea gli batte nella testa, gli si rivolta nelle viscere. Raggiunge il suo venditore, col quale aveva un incontro fissato, chiama subito la polizia e si fa riaccompagnare sul posto. Nastri isolanti, pattuglie ovunque, un cadavere coperto col lenzuolo, non sa chi sia. “Qualcosa non va”: e un omicidio era stato commesso, lui l’aveva intuito e aveva fatto “l’unica cosa possibile” e giusta. Fotogrammi di un film thriller poliziesco? No, fermoimmagine di una nuda e cruenta realtà. Il giovane giudice Rosario Livatino era stato “abbattuto”; lui, per contro, “annullato”, risucchiato nel vortice gravitazionale di un necessario buco nero, dall’ombra dell’oblio, del non essere, non esserci più, non essere mai stato. Lo stravagante compenso per il primo testimone di giustizia della repubblica italiana… Ha registrato perfettamente nella memoria i due killer, ogni più piccolo dettaglio impresso nella pellicola che ancora gli scorre davanti agli occhi. Rilascia la sua deposizione, nell’incredulità delle forze dell’ordine e dei magistrati, persino di Giovanni Falcone, perché di solito lì nessuno parla con tanta facilità: ma lui non è un uomo di lì, il suo vissuto e la sua educazione sono ben differenti. Un particolare e uno ancora, i fatti corrispondono: “Devi sparire!”. Lui e la sua famiglia cancellati con un colpo di spugna, bruciati documenti e fotografie, sotterrato il passato e anche la sua anima, perché “Cos’è un uomo senza la sua storia?”.
Anni di reclusione, chiusi in casa nella nullità più totale, in un’assenza di tempo, irreale e deformato, in uno spazio ristretto, come una prigione, con le valigie sempre pronte alla prima avvisaglia di pericolo: nove traslochi in nove anni. Tra un incidente probatorio, un processo di primo grado e un processo d’appello. Col fiato dei pregiudicati che gli soffia pesante, pungente ed acre sul collo, nella stessa stanza, dietro ma vicino a lui. Poi finalmente nuove identità, nomi e biografie di pura invenzione, ma almeno si può ripartire.
Un altro lui nasce, che non conosce per niente, nell’inerzia, nell’incertezza, nella depressione; dalle angosce, dalle paure, dal dolore ma anche dalla forza e dal coraggio di compiere un gesto eroico per l’eccezionalità, che dovrebbe essere, nondimeno, norma e regola, pagandone tutte le conseguenze del caso: “Ma io sono innocente!”.
Killer e mandanti vengono condannati all’ergastolo: la “Stidda” è decapitata al principio del suo esistere. Mentre lui continua la sua rinnovata vita, finta, fatta di bugie, tanto da non riconoscere il suo volto nello specchio: però, così, ha due compleanni! Si trasferisce all’estero per lasciarsi tutto alle spalle.
Ma il richiamo della terra natia è forte, il bisogno di lavorare ancor di più, perché l’uomo è tale se conquista i suoi traguardi. Non può e non vuole fare il turista e il fuggitivo, lui ha fatto “la sola cosa giusta” e deve tornare dove quel sentimento di giustizia è germinato, si è sviluppato e ha messo radici: in Italia, con un nuovo lavoro e una nuova compagna, una carissima amica della sua vita passata…
Storia di un uomo che ha avuto l’ardire di non voltarsi dall’altra parte e che con fermezza afferma: “lo rifarei ancora, non mi sono mai pentito. Non avrei avuto più rispetto per me e dignità”. Di abbattere il muro dell’indifferenza in nome di una coscienza civica e un senso di condivisione sociale che devono essere patrimonio e preciso dovere di ciascuno, perché “lo stato siamo noi e ognuno deve posare il suo piccolo sasso per costruire la montagna del cambiamento”.
Storia di un uomo che in questo libro finalmente si racconta, riemergendo dalle ceneri di una dimenticanza inevitabile, e ci svela un lieto fine: la quadratura del cerchio, dove lo stato ha dimostrato di volere e potere esserci e fare. Anche se il profilo è ancora basso e la guardia sempre alta. Storia di Nessuno? No! Storia di Piero Nava, uno di noi, nessuno come noi, centomila come noi dobbiamo essere.

Ombretta Di Pietro

Piero Nava è il primo ‘testimone di giustizia’ della repubblica italiana. Collabora con la Commissione Antimafia per la formulazione della legge n. 6 del 2018 “Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia”, ben differenti dai “collaboratori” di giustizia, i cosiddetti ‘pentiti’.
La biografia ‘Io sono nessuno – Da quando sono diventato il testimone di giustizia del caso Livatino’ a cura dei giornalisti Paolo Valsecchi, Stefano Scaccabarozzi e Lorenzo Bonini (Rizzoli), è stata presentata martedì 15 giugno in Villa Visconti d’Aragona  nell’ambito del palinsesto di eventi estivi ‘Aria d’estate’ organizzati dall’amministrazione comunale. 
La città di Sesto San Giovanni gli assegnerà il ‘Sesto d’oro 2021’, la massima benemerenza cittadina.

 

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